Cerca nel blog

Translate

Visualizzazione post con etichetta FOOD THE WORLD. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta FOOD THE WORLD. Mostra tutti i post

martedì 28 ottobre 2014

FOOD WORLD - Salone Internazionale del gusto - Torino - 2014

Impressioni, forse un po' critiche, nei confronti di una manifestazione che ha raggiunto alte vette di popolarità. Forse a discapito di una vera fruizione?

Da tanti anni oramai, con scadenza biennale – alternandola a Cheese, che si svolge in Bra sul fare dell'estate – nella sabauda città adagiata tra le Alpi avviene questa kermesse.

Mi ricordo ancora la prima edizione, allegra, con grandi allestimenti regionali, con i produttori che avevano portato progetti e il meglio della loro produzione e fantasia, con assaggi copiosi, il chiacchiericcio molto conviviale, laboratori pieni di partecipanti attenti e consapevoli, showcooking con le giovani promesse che sarebbero divenute di lì a poco chef stellari universali, punti ristoro meravigliosamente allestiti, panchine per ristorare i piedi e il passo, insomma il cibo che incontrava il fruitore dello stesso senza mezzi termini, anche di stupore...


































Negli anni questo entusiasmo è rimasto, ha permeato tutto, sin quando pian piano la situazione è mutata, sempre con meno sfarzo, forse centralità più verso il prodotto, ma si è iniziato a pagare tutto, compresi gli assaggi… e l'allegria è andata via via scemando, complice il fatto che la crisi ha invaso tutti i settori, compreso il comparto food... ma inverosimilmente ovunque nei media la parola cibo e biologico è spalmata e oramai è divenuto un lavoro, anche solo parlarne.
La professionalità però di molti e tanti che ne chiacchierano non credo sia aumentata. Io ritrovo sempre più improvvisazione e una sorta di svolta del vivere o sopravvivere di molti che nel settore ora sguazzano. 
La competenza è fatta di duro lavoro, di conoscenza della materia, della sua storia, del prodotto per averlo conosciuto e scoperto. 
Lo vedo oramai come una moda, un rifugio per molti che non sapendo collocarsi transitano in questo settore perché è il più semplice e in gran voga...
Quindi la spettacolarizzazione ha portato, secondo il mio modesto parere, la qualità verso il basso e certificando anche nell'olimpo produttori e prodotti che in quel luogo non dovrebbero stare.
Detto questo, proprio per muovere una critica ad una kermesse meritevole di molto, ma che propone ingresso molto alto di prezzo, non dando come un tempo una gratificazione che ne giustifichi questo, con punti ristoro sempre di poco numero, con sedili inusuali quando si parla di cibo italiano, con inesistenti luoghi per fermarsi un attimo e darci ristoro al passo, con produttori mesti e allestimenti tristi e mal in arnese, con laboratori senza paratie che ti fan perdere la concentrazione e il rumore dei corridoi entra nelle aule e non si comprende nulla della chiacchiera dell'oratore...

Anche nel settore straniero il tutto ha perso lo smalto, la grinta, la verve proponitrice; inizialmente soprattutto il cosiddetto terzo mondo portava anche il suo colore e la sua modalità del vestire, ora è raro.

Saranno anche tempi di crisi, ma non ci vuol nulla o poco ad allestire in modo da portare ottimismo e allegria... porgere la qualità in modo più “agreable”,  anche perché i prodotti non han certo costi bassi. Certo si paga volentieri per il cibo di qualità, ma l’impressione generale è che tutto è diventato un commercio.

Qui in contrasto con le parole del fondatore Carlin Petrini che incita a non far diventare il comparto in una mera questione di commercio.

Terra Madre è stato l'evento portato all'interno del Salone da una decina d'anni, una scommessa forte perché voleva dire andare a lavorare nel vasto territorio del mondo, sovente in contrasto forte con le politiche di quei paesi che talvolta sono retti da dittatori o da usanze ataviche non certo favorevoli a presidi e a biodiversità.
I progetti sono aumentati, si propongono possibilità per risolvere il problema della mancanza di nutrimento in paesi depauperati da guerre e crisi ambientali, sono ritornati in uso coltivazioni estinte... questo è ciò che la kermesse propone e Slow Food, un tempo Arcigola, perora, tutela e garantisce.
La terra è la nostra alleata quotidiana, dobbiamo avere cura di lei e proteggere il nostro cibo con amore e passione.


E' bello vedere molti giovani nei corridoi che sono interessati alle proposte, che acquistano, si informano, assaggiano e confrontano. 
Ciò sta a significare che il molto lavoro sta andando nella direzione giusta, sensibilizzando sempre più alla qualità che non vuol dire necessariamente dover essere più esosa.

Debbo confessare che Cheese di Bra mi piace di più. Sarà forse perché si svolge per le vie della cittadina, nei cortili, nelle piazze, con l'apporto delle strutture locali che svolgono la funzione di supporto logistico. 
C'è più gioia, passione, più partecipazione di tutti.
Che sia questa la modalità per riportare quell'entusiasmo dell'inizio?  






Portare al di fuori di mura chiuse come sono quelle fredde e impersonali di un salone, anche e soprattutto se si parla di Food street, che all'interno del Lingotto era situato in un tunnel con odori forti che si mescolavano e non portavano ad assaporare al meglio. 

Lo so, l’organizzazione in un salone porta meno scompiglio in una città, il salone è già attrezzato per l’afflusso di tantissima gente, ma io preferirei vedere la manifestazione nelle strade, nei parchi, forse è una soluzione, o comunque un suggerimento.



Detto questo, ho scoperto con molta gioia che le patate viola le produciamo anche noi in val Belbo e quindi sosteniamo una produzione di montagna e locale.
Inoltre ho scoperto:
  • che il burro salato non è più solo proprietà di marchi stranieri!
  • che si propone il taglio del prosciutto crudo a coltello, come è giusto che sia;
  • che si vendono piantini di basilico adatto a fare pesto di qualità;
  • che si propongono le varietà differenti di aglio, ciascuno adatto ad un differente uso nel cibo e nell'uso;
  • che ci sono aziende agricole che vedono giovani protagonisti, perché il futuro della terra è nelle loro mani e nel loro entusiasmo.
Dobbiamo alzare la qualità del nostro quotidiano cibo, cercando di non sciupare nulla, di cibarsi meno ma al meglio, educando sin da bambini al gusto e al discernimento... ecco che la questione mense scolastiche diviene di attualità e si crea così il virtuosismo che da sempre si propone e ci si augura avvenga.

Slow Food ha avuto sin dalla notte dei tempi questa grande intuizione, ma credo ora debba veramente tutelarne le modalità e le connessioni... perché il cibo non debba divenire mero commercio, ma nasca dalla passione e dall'amore per il nutrirsi con gusto e grande qualità.

©PHOTO EDITING - elisa roattino


mercoledì 4 giugno 2014

FOOD WORLD - Ortinfestival 2014 - Venaria Reale

ORTINFESTIVAL: quattro giorni
per comprendere e sognare

Il sole si adagia sulla reggia, sono lontane le nubi che han portato le piogge, i fiori del giardino sono inebriati dal tepore, sbocciano e illanguidiscono.
Ortinfestival è organizzata da Vittorio Castellani in arte Chef Kumalè che ha messo in essere una meraviglia senza pari.

Il giardino della reggia si anima con le piazze dedicate a tutto ciò che è il regno vegetale e al cibo costruito attorno ad esso.

Sotto le tende ci sono le donne del riso che raccontano il loro lavoro anche attraverso immagini e logo disegnate da un'artista olandese; il riso porta il nome di chi lo produce: abbiamo Alessandra, Elisa, Francesca,Benedetta, che sono innanzitutto unite dalla passione per il buon cibo, la natura e la risaia. I cartoncini ci raccontano di loro, dei sogni, prospettive e futuri... e tutti i prodotti dell'orto che ti consegnano in giornata sono km zero... 
Per informazioni: www.ilrisodelledonne.it
www.leverduredelmioorto.it


C'è la giovane architetta del paesaggio che si innamora di un ragazzo che allestisce i giardini 
e usa la materia legno in modo differente. (http://www.ginkgo-giardini.it).
Le sue sdraio o i cassoni per allestire il tuo orto anche sulla terrazza sono singolari e ben ideati. Si sono inventati un regalo di nozze insolito, l'allestimento del giardino o della terrazza di casa. È un'invenzione fantastica, che risolve a molti il problema di accudire e abbellire il giardino di casa... in linea con il nuovo sentire verso la natura e i suoi componenti: i fiori. 
Infatti impiantano le antiche varietà, quelle che alloggiano nei prati e nei nostri boschi e che la maggior parte di noi avevano dimenticato, fiori che di solito vengono estirpati. 
Un lavoro meraviglioso, il loro, e con un futuro certo promettente (http://www.suingiardino.com)

C'è poi l'architetta artigiana che introduce il tadelackt, l'arte nel decorare muri e piastrelle che proviene dal Marocco, dove si usano prodotti naturali, con un prodotto finale che è suadente e sensuale, nonché meraviglioso. (Per info: martasorrentino@gmail.com).

Quei blu, quei terra ocra, quei rossi che sanno di oriente e che ti regalano gioia agli occhi e profumi, perché una delle componenti del tadelackt è il sapone nero.
Abbiamo incontrato lo stand delle ceramiche del vasaro, Alberto Bagetto, con il suo grès che è vaso e ciotola dai colori rosso intenso e verde, che tornisce all'istante ed è disponibile sempre ad ogni tua richiesta. Il suo packaging è molto differente: consiste in un sacchetto di carta con dentro il fieno che ripara i manufatti dal travaglio del trasporto. (http://www.albertobagetto.it)

Un'altro stand della ceramica era occupato da "Terre della Torre", composto da una coppia giovane che lavora l'argilla utilizzando l'antica tecnica del colombino cuocendola poi a raku, e il finale produce colori e suggestioni che sanno di natura e di antico.

C'erano le spezie di Sd Spezie.com, con l'estratto di vaniglia che proviene dal Madagascar ed è la più pregiata... 
Oppure lo stand del peperoncino calabro in mille modi preparato ed usato.

Le erbe aromatiche erano presenti in molti siti, con varietà introvabili, quali il basilico riccio, aneto, sedano di monte  o pimpinella, rabarbaro e rafano. (http://vivaionaiadi.blogspot.it)
.




Vivendo in Italia molti stranieri, è sorta la necessità di dare a loro uso continuativo delle  spezie ed erbe aromatiche, ed in Carmagnola e anche altrove sono nate molte aziende agricole e orti gestiti da questi stranieri, soprattutto dai cinesi che han fatto impresa.
(www.facebook.com/pages/Fratelli-Gramaglia).
Le piante officinali e le piante decorative che rallegrano il nostro quotidiano erano rappresentate dai vivai più rinomati.
Per quanto riguarda i vegetali di consumo la Coldiretti ha portato il suo meglio ed hanno allestito orti in varie modalità, anche con le qualità estere che hanno trovato luogo anche qui da noi.
Un contorno meraviglioso a quello che è già il giardino della reggia e le sue vasche e peschiera.
Non solo orti: anche esposizioni artistiche ispirate al mondo giardino: le ceramiche di Paolo Valenti a Venaria, un bellissimo colpo d'occhio, composto da tante  ninfee-ceramiche.

Lo show cooking ha visto il best dei best ai fornelli, introdotti da Vittorio Castellani o da giornalisti del settore, ed hanno costruito piatti all'insegna del vegetariano e dei prodotti nuovi che si affacciano sui mercati: vedi alla voce cavolo cinese o germogli di soja, oppure lemongrass.
Uno dei piatti cucinati dallo Chef Ferrero del Marchesino 
di Milano
Il Gardenia di Caluso con la sua chef donna, Joja di Milano con Leumann, il Marchesino di Milano con lo chef Ferrero che ha cucinato un meraviglioso risotto con ciliege, o la arzilla e simpatica signora campionessa mondiale di pesto... ed ancora i luoghi dei cibo con lo street food anche vegano. 
Il camioncino del Gardenia di Caluso con il suo cartoccio di fritto misto vegetale che è saporito e gustosissimo, accanto alla carne che cuoce sulla brace e tutti assieme si può indugiare nell'imbrunire per adempiere ad un antico rito.
Mondi e genti che qui sono rappresentati in maniera eccellente, con le varietà, le intelligenze e le modalità che oramai han contaminato anche il nostro quotidiano conviviare e vivere.

Abbiamo potuto osservare gioielli costruiti con le verdure o con legni pregiati e troneggianti con piccoli cactus, nati dalla genialità di Barbara Uderzo, un'artista vicentina...
Barbara Uderzo mentre costruisce gioielli con le verdure: uno spettacolo molto originale!

Oppure le opere in Fiber Art di Silvia Beccaria, di studio Filarte: la definizione di “fibra” viene da lei estesa ad includere sia i materiali tradizionali della tessitura come lana, lino, stoffa, tessuti, sia – e principalmente – quelli mutuati da altri ambiti operativi come carta, gomma, plastica, metallo, celluloide e quant’altri, fino ad inserirvi anche spighe e foglie di grano secche. Comune denominatore fra i tutti: la tessibilità, la loro adattabilità al telaio, alla rigida flessibilità della trama e dell’ordito.
Silvia progetta e realizza opere tessili e gioielli contemporanei ispirati alle gorgiere storiche, e partecipa a numerose mostre d’arte in Italia e all’estero.
Un'opera esposta di Silvia Beccaria

Dopo l'arte, torniamo al cibo: c'erano tantissime bancarelle con i prodotti migliori, non possiamo elencarvele tutte! Una tra le tante: era ricchissimo lo stand dei caprini francesi, perché le varietà sono infinite e così la costruzione e stagionatura.

C'era anche il cinema, l'angolo per il racconto del costruire orti e luoghi, o le api urbane che sono state tracciate e così possiamo acquistare un miele del quale conosciamo l'origine.

Ci ha affascinato la natura e la bellezza di Venaria Reale, che è storia e patrimonio dell'umanità e in questi giorni è stata invasa da migliaia di persone, rallegrate dalle band dixiland, orchestrine, spettacoli e parole in seminario.
Molti i laboratori dedicati ai piccoli, perché la natura la si deve conoscere ed imparare, per costruire un mondo migliore e proteggerlo.

Un successo, qualche piccola aggiustatura per il prossimo anno, ma credo che si possa definire un primo passo molto riuscito, molto ben organizzato e che sicuramente avrà un seguito, una seconda edizione che vedrà ancora il meglio.
Una parola dedicata alla meraviglia del villaggio blogger con allestite le tende per il soggiorno, e i fortunati hanno potuto dormire con grilli e lucciole, svegliati dai canti degli uccelli che abitano la reggia... un meraviglioso risveglio!
Molti gli sponsor che han contribuito a questa edizione, realizzata dal Consorzio della Venaria Reale e curato da Vittorio Castellani che con il suo staff ha messo in essere un progetto importante e veramente di grande impatto emotivo, certamente una tappa verso l'Expo di Milano che ci racconterà il pianeta verde e il nutrimento dell'umanità.



Racconti anche visionari, ma che servono per il buon cammino di questo millennio, dove la terra ci richiede sempre più rispetto e affascinanti nuove possibilità.
Il talento era espresso bene, ben rappresentato, soprattutto rincuorante vedere i molti giovani che stanno facendo impresa nel biologico e nell'agricoltura sostenibile e alternativa.

Venendo via dalla Venaria, eravamo stanche e felici, rincuorate da incontri e modalità che ci hanno fatto bene e ottimiste per un mondo differente, ecologico e a portata di ciascuno.

Grazie al Consorzio, allo staff di Ortinfestival e al curatore Vittorio Castellani in arte chef Kumalè, che da tempi non sospetti ha praticato e percorso le strade del cibo dei paesi altri e perorato cause verso questo buon coltivare e vivere.

Sicuramente, arrivederci al prossimo anno.


©PHOTO EDITING - elisa roattino

lunedì 28 aprile 2014

FOOD THE WORLD - Potere alle donne: le nuove frontiere nella difesa dell'ambiente e nell'eco-sostenibilità alimentare

E' in atto una rivoluzione nel cibo? 
Sarà guidata da un cromosoma con due X, cioè quella al femminile e sarà una ricerca di un cambiamento nel campo alimentare, affinché divenga equo e sostenibile.
Sono molte le donne che guidano questa rivoluzione in tutto il mondo: partendo dall'ecologia hanno guidato e guidano questo cambiamento verso un cibo sano e giusto, accessibile e meno costoso.
Attiviste, scienziate, blogger, chef, agricoltrici, business women, ambientaliste: una massa critica che si impegna a tutti i livelli della catena alimentare.
Questo perché alle donne è quasi sempre delegato il confezionare il cibo quotidiano per sé e per la propria prole-famiglia e quindi attente a ciò che è meglio, con un occhio di riguardo verso il non sciupare una risorsa che è importante, verso il sfamare parte del continente che ancora versa in sofferenza, verso la modalità di coltivare e pensando che il cibo è un mezzo per promuovere la democrazia, i diritti umani e l'eguaglianza fra i sessi.
Nell'elenco delle 13 persone più influenti in campo alimentare, vi ritroviamo molti uomini chef e giornalisti ma anche quattro donne, tra le quali nessuna di loro è chef. 
Vi è per esempio Vandana Shiva: la famosa attivista e ambientalista indiana, che ha già ricevuto il premio nobel "alternativo" nel 1993, denominato Right Livelihood Award.
Vandana Shiva

E' famosa per le sue battaglie contro la cultura OGM e l'introduzione di questa nel territorio indiano. Una frase sintetizza la sua battaglia contro la globalizzazione e per la coltura libera dei semi, in favore della biodiversità: 
« Noi possiamo sopravvivere come specie solo se viviamo in accordo alle leggi della biosfera. La biosfera può soddisfare i bisogni di tutti se l'economia globale rispetta i limiti imposti dalla sostenibilità e dalla giustizia. Come ci ha ricordato Gandhi: "La Terra ha abbastanza per i bisogni di tutti, ma non per l'avidità di alcune persone". »
Al di là della lista vi è comunque una chef,  Alice Waters, americana, divenuta famosa perché ha convinto Michelle Obama a creare l'orto biologico alla Casa Bianca. 

Alice Waters
E' pioniera del cibo a chilometro zero e mentre cucina e scrive, insegna a milioni di studenti cosa significa responsabilità sociale, ecologia e autonomia dall'industria.

Jamie Oliver ha cambiato le modalità nelle mense scolastiche americane, lei è andata oltre ed ha trasformato studenti in contadini, con un progetto che coinvolge i ragazzi di 3000 scuole nel mondo, prevedendo che siano gli stessi a coltivare negli orti scolastici il proprio cibo e cucinarlo.
Jamie Olivier

Poi vi è Anna Lappè che, con la madre, ha fondato un organo ambientalista che promuove la democrazia in modo che i cittadini si impegnino a creare una cultura di inclusione, giustizia e responsabilità reciproca.
Anna Lappè

Attraverso il sito Food Mythbusters smaschera i segreti di Big Food, ovvero l'industria alimentare che manipola i gusti dei bambini con strategie di promozione, sponsorizzazione e pubblicità. 
Spinge molto sul junk food che non è un problema soltanto dei paesi sviluppati, ma coinvolge anche quelli sotto sviluppo. 
E' guerra aperta contro i Mc Donald's...



Elle Gustafson scrive e spinge anche lei sull'argomento, raccontando che a partire dal 1980 si è incominciato a coltivare in modo abnorme il mais geneticamente modificato che ha messo in ginocchio i piccoli agricoltori e ha contribuito all'incremento di cibi con alta dose di sciroppo di mais. 
Ellen Gustafson

"La povertà e la fame", scrive, "non derivano dal destino, ma da scelte distruttive fatte in questa parte del mondo".
Assieme ad una amica sin dal lontano 2006 in università hanno inventato le borse di cotone biologico che sono divenute oggetto del desiderio per celebrities e fashioniste.
Con la vendita di una borsa si prevedeva di dare da mangiare a un bambino in un paese in via di sviluppo per un anno. Un'idea che ha avuto un successo incredibile ed ha portato a dare 65milioni di pasti nel mondo.
Bisogna cambiare l'industria e non solo cambiare dieta o stile di vita, promuovendo il kilometro zero, ma spingere anche le frontiere della scienza per nutrire una popolazione che nel 2050 raggiungerà i 9 miliardi di persone.

Ci sono scienziate che stanno combattendo una guerra contro i batteri che impestano le piante dei raccolti, soprattutto in Kenya; portano avanti esperimenti quali il trapianto di alcuni geni che resistono al batterio dal riso e a quello delle banane, aggiungendo molecole che ostacolano le infezioni. Se tutto va per il verso giusto si adotterà anche ai raccolti di riso e manioca, sostenendo che l'OGM può andare pari passo con la biodiversità e la conservazione dell'ambiente. Bisogna rendere le piante più sane e efficienti, in modo che si possono incrementare le pratiche per conservare la biodiversità e preservando l'habitat.
Vi è poi la scienziata canadese Isha Datar che sta sperimentando la carne in vitro e alternative vegetariane, insistendo che la gente deve porre fiducia nella scienza, se questa è corretta ed apportatrice di novità importanti e sane per alimentazione del mondo... 
Isha Datar

Questo per portarsi verso un futuro dove la carne è cultured, un nuovo processo verso un nuovo prodotto come lo è stato in passato per birra, pane e yogurt. La carne in coltura ci spinge a pensare che questa carne sia più civilizzata.
La carne in vitro nel progetto di Shiva

E' la seconda rivoluzione verde, per distinguerla dalla prima degli anni '60, che ha portato agricoltura intensiva e disastri. Questa sarà incentrata sulle donne perché sono loro che, lavorando nei campi, vendendo il raccolto al mercato e cucinando, saranno spina dorsale nella catena alimentare.
Le donne sono il quarantatré per cento della forza lavoro agricola del mondo e in molti paesi in via di sviluppo arrivano anche all'ottanta per cento, coltivando quello che la gente mangia davvero come frutta, verdura e cereali, invece che grano e mais che servono da ingredienti base per altri prodotti.
Ma le donne non hanno lo stesso accesso alle risorse, alla terra, al credito, ai servizi, all'istruzione degli uomini.
Quindi troviamo Amrita Patel che ha fatto da battistrada nel campo portando l'India a essere la più grande produttrice di prodotti caseari nel mondo, proteggendo i piccoli produttori, soprattutto quelli legate al mondo femminile, che ora considerano la produzione del latte remunerativa.
Amrita Patel

Lei è veterinaria e ha la passione per l'ambientalismo, non si ritiene una business women ma felice di far sì che le donne facciano affari e si mettano in condizioni di guadagnare regolarmente.

L'Unione Europea e l'ONU mettono la sicurezza alimentare al centro delle politiche di sviluppo e non è un caso che la FAO abbia dichiarato il 2014 Anno Internazionale dell'agricoltura famigliare, che ha un ruolo importante non solo nella battaglia contro la fame e la malnutrizione, ma anche nella creazione di posti di lavoro, nella conservazione di una cultura indigena, nella sostenibilità.
Le imprese famigliari agricole per lo più non riescono a produrre abbastanza per i propri fabbisogni e quindi occorre difenderle in modo adeguato, soprattutto quelle legate alle donne che lavorano nei campi ma non li possiedono e non possono lasciarli in eredità.
In Italia arriva F.I.C.O. che sarà una fabbrica italiana contadina e una specie di parco tematico dell'alimentazione, dedicato all'enogastronomia italiana, dalla produzione alla tavola.
Stalle, acquari, campi, orti, laboratori, ristoranti per insegnare alle nuove generazioni come conoscere, apprezzare e difendere la biodiversità del cibo in Italia.

Sarà inaugurato nel 2015 negli spazi del CAAB dopo la chiusura dell'Expo milanese che è dedicato al cibo. 

giovedì 5 dicembre 2013

FOOD THE WORLD - CHEESE A BRA

CHEESE ! 
LA RASSEGNA DEL FORMAGGIO e i suoi derivati

E' passata da un po' la rassegna CHEESE di Bra e tolte le fatiche si può raccontare un riassunto che possa far comprendere e, magari, comporre una piattaforma per il proseguire.
Ho deciso di andare in treno, e sono arrivata alla stazione di questa cittadina piemontese che ha avuti fasti nel lontano passato e continua ad averne oggi: è infatti la sede operativa di SLOW FOOD, che in via Via Mendicità Istruita, 14 ha la sua sede mondiale. Nel mondo tutti quindi, conoscono Bra proprio per questo fatto, ed è quindi la capitale morale del buon cibo e del suo lento comporlo.
Il percorso in treno dalla capitale del piemonte, vale a dire Torino, è abbastanza breve e scorrono immagini di campi, coltivazioni, periferie disegnate dalla matita di geometri che negli anni sessanta-settanta han plasmato di mediocrità paesi e città. Lontano sulle colline le ville patrizie, i castelli, i loggiati e il tanto verde che ammanta lo scenario.
Son tutti centri storici importanti, dai tanti campanili che ricordano medioevo sino al Settecento, sovrapposizioni di stili e di signorie, casati.
Alcuni paesi ne vantano parecchi di campanili, e vien da pensare che ogni secolo ha tributato onore e fama a quel signorotto o a quell' architetto-artista che voleva raccomandare la popolazione alla sua benevolenza.
La campagna è rigogliosa nel tepore di questo settembre che si attarda con il sole e il calore, le raccolte van piano scemando e ci si prepara alla vendemmia che da queste parti è anche lei prodotto di eccellenza. Vino, peperoni, vegetali, mais, grano, mele e frutta sono prodotti che vanno a rimpinguare casse e possibilità famigliari; assieme alle mandrie e ai greggi che produrranno latte e latticini.
Planata quindi in Bra, subito ti arriva nelle narici il forte afrore della materia, dei latticini che per quattro giorni saranno i protagonisti assoluti, rappresentati dai produttori del mondo, piccole eccellenze artigianali che si propongono anche con le novità di altri continenti.
Courtesy photo by http://cheese.slowfood.it/

Il centro storico è invaso da chioschi di prodotti dove puoi acquistare e conoscere, interloquire e prendere accordi; attorno una marea di persone, tantissime ed in crescita in questa edizione, parlanti lingue europee e mondiali, con anche idiomi africani e asiatici.
Si sono riversati in bella mostra per acquisire e per dare continuità all'allevamento, alla trasformazione, alla progettualità ed anche al futuro. 

I giovani produttori sono tantissimi e quindi si può prospettare che vi sarà possibile continuità e nuove possibilità, anche se il momento è abbastanza infausto, ma per i prodotti di tal fatta la nicchia esiste e le prospettive anche.
Courtesy photo by http://cheese.slowfood.it/

Sono stati presi d'assalto tutti, ma soprattutto i chioschi dei produttori stranieri, in particolar modo quelli africani che hanno interessato per la particolarità del fatto che non si conoscono prodotti e produttori, così pure per quelli inglesi con il loro Stilton che è un formaggio di vanto per la Gran Bretagna. Io adoro lo Stilton, è un formaggio antico, racchiuso in scatole di legno con coperchio che ora sono frutto di raccolta per gli amanti articoli d'antan e vintage. E' un erborinato  fatto con latte di mucca dei verdi pascoli inglesi, racchiuso in un cilindro di legno e in questo modo serviva anche al trasporto.    
Questo formaggio può essere solo prodotto in tre contee dell'Inghilterra, con latte di mucca pastorizzato, deve avere la crosta costruita naturalmente ed è l'unico formaggio inglese ad essere marchiato e riconosciuto ufficialmente.
Sembra che i medici consigliassero alle persone di mangiare una fettina di Stilton prima di coricarsi per avere sogni vividi e reali. Lo ricordiamo anche perché esiste un personaggio per bambini, un libro di fiabe che conta innumerevoli volumi, con il protagonista Geronimo Stilton, che viene letto e sfogliato anche dagli adulti.
Ma il comparto stranieri contava anche caprini francesi essicati con erbe e fiori, minerali e confezionati con bel gusto anche nel packaging. Spagnoli, portoghesi, irlandesi, sudafricani, etiopi, africani e tanto altro... piano piano si dipanano anche i nostri tanti formaggi, le nostre eccellenze, le piccole e grandi forme del nostro squisito derivato.
Courtesy photo by http://cheese.slowfood.it/

Agricoltura di collina e di montagna, di minuscola e vasta dimensione che vede sempre più facce giovani e volenterose a continuare la tradizione e le gesta, con novità e interessanti connessioni.
L'apoteosi del caseum ma anche del cibo di strada, della pizza, della birra e dei presidi, con relativi spazi e i tanti profumi e commistioni.
Il caffè letterario in via Mendicità ha visto incontri e dibattiti, sorrisi, parole, degustazioni e correlazioni con il mondo reale, con persone che avevano voglia di ascoltare, raccontare, sorridere e fare festa.
Courtesy photo by http://cheese.slowfood.it/

Laboratori su e per il formaggio, come sempre impegno e possibilità, per conoscere la materia e avere cognizione di causa.
Io sono stata in via Mendicità un bel lasso di tempo, ospite del mio amico Beppino Occelli, che ha fatto casa in una magione d'antan con cortile quieto e ombrato. Lì si incontravano i compratori, gli amici, gli estimatori, i mass media con la cortesia e l'accoglienza che è sempre degna di quella meraviglia di persona che è Beppino e il suo staff; che vanta tanti giovani e tanta competenza. 
La materia burro e formaggi di Occelli è di straordinaria immensità:  ci hanno offerto i loro prodotti su taglieri, con delle contaminazioni di altre realtà produttive italiane quali focaccia ligure con burro e acciughe di sicilia, un risotto riassettato con formaggio fresco e burro, cannoli ripieni di formaggio di malga, cupcake con burro e tante altre delizie che il giovane chef capace e bravo ha preparato.
Fuori il mondo, dentro la quiete laboriosa, tante facce, tanti incontri, tantissimi ma nella pace e tranquilla slow do.
Il patron  ti accoglie e dà ascolto a tutti, perché è la sua persona, il suo fare, la sua modalità e filosofia e stai bene, non vorresti più andare via. Ti senti il protagonista di un immenso affetto e cordialità.
Vi è stata la presentazione delle ricette on line, un contest creato dalla food blogger Sorelle in padella, che usano il prodotto Occelli contestualmente a prodotti della tradizione culinaria italiana e regionale e nell'arco delle varie portate di un convivio.
Allo stesso tavolo una decina di food blogger importanti, che han raccontato e recepito, che han voluto conoscere al meglio e portare novità al brand, nel prosieguo.
E' interessante e molto importante confrontarci, conoscerci e interloquire in modo da avere connessioni e scambi, complicità in questo mondo fatto di sapori e sapere, guardandosi negli occhi e dare senso ad un percorso, fatto di insiemi e conoscenze.
Ci hanno lasciato un sacchetto ricordo con assaggi di prodotti dell'eccellenza Occelli, compreso il burro che ha vinto tanti premi altisonanti nel mondo e un piccolo attrezzo per spalmarlo.
Cheese, ci rivedremo sicuramente nel 2015!

mercoledì 11 settembre 2013

FOOD THE WORLD - Il cibo italiano ricerca consenso e spazio in terra di Francia

L'IMPORTANZA DELLA PROMOZIONE DELL'ECCELLENZA ITALIANA NEL MONDO

Le Ambasciate e gli Istituti di Cultura Italiana nel mondo rappresentano la nostra Italia e si occupano, "in soldoni", di promuovere tutto ciò che è arte del nostro paese.
In genere, però, sono luoghi dove si assiste ad un immobilismo generalizzato, vale a dire non vantano progettualità e calendari fitti di impegni, si limitano talvolta a promuovere corsi di lingua oppure - assieme alle camere di commercio - aiutano gli operatoria economici ad entrare nel contesto di un altro mercato.
Se la persona che è messa a capo della struttura è molto vivace, capace e ha voglia di fare allora si possono vedere risultati e iniziative degne di nota; anche perché denari in questi enti ne arrivano parecchi e talvolta sono stati frutto di indagini proprio per scoprire la fine delle somme e degli scopi.
Pensare invece che potrebbero fare molto, comprese le residenze di artista, le mostre, i concerti, gli incontri culturali, i convegni e quanto altro possa vedere attrice la cultura italica che non ha da invidiare a nessuno. 
In questo certamente eccelle, e qui peroro la causa essendone in parte coinvolta come soggetto, il nostro cibo, che nel mondo è molto apprezzato e oltretutto le nostre prelibatezze culinarie e i nostri prodotti sono parte importante del PIL.

L'ISTITUTO ITALIANO DI CULTURA A PARIGI E UN'INTERESSANTE PROPOSTA

A Parigi, dall'agosto 2012, come direttore dell'Istituto Italiano di Cultura,c'è una donna, Marina Valensise, scrittrice e giornalista, che si è subito data molto da fare: ha dato infatti il via ad un progetto molto interessante.
Nella tana del lupo, cioè la ville lumiere con il caratteristico sussiego dei francesi per quanto riguarda la parola CIBO, ha deciso di indire corsi di cucina italiana, che si svolgeranno in lingua italiana nel complesso storico dell'Hotel de Galliffet, al numero 73 di Rue de Grenelle, e che ospiteranno tanti chef a rotazione provenienti da diverse regioni italiane.
Per fare questo che avrà certamente un costo, ha pensato bene di usare i ricavi dalle lezioni di lingua, che pare siano sempre affollati.
Sta valutando inoltre di essere sponsorizzata da alcuni marchi di eccellenza italiana, per la fornitura di piani di lavoro, elettrodomestici ed attrezzature; questo anche a prezzo di costo “…per creare connubio fra arte, industria, e tra futuro e tradizione”, dice la signora Valensise.
La Cucina è disegnata dall’architetto italiano Tiziano Vudafieri: il progetto è formare un'isola a ferro di cavallo per una dozzina di allievi non professionisti. Si stanno anche restaurando i locali, che consteranno di un tetto con copertura vegetale; così verrà garantita la temperatura invernale e la frescura estiva.
Attigua alla cucina ci sarà anche una dispensa a vista, una sorta di mini Eataly all'ombra del Louvre.
Non si avrà un solo cuoco come maestro ma tanti chef provenienti da tutta Italia che a rotazione insegneranno; in questo modo si potràr dare assaggio anche della tradizione culinaria delle nostre variegate regioni.
L'idea è anche di prendere i migliori allievi usciti dalle scuole alberghiere per dare così visibilità e possibilità ai ragazzi che si affacciano al mondo del lavoro.

Ricordiamo inoltre che la direttrice ha messo subito sotto tutti per elaborare progetti e impegni e il calendario è interessante.

Nel gennaio scorso è stata inaugurata la mostra "Vivere alla Giò Ponti", dedicata al fondatore di Domus, grande architetto e design.
Vi sarà inoltre il ciclo dei "Magnifici Dodici", eccellenze di casa nostra che racconteranno l'Italia delle varie branchie della cultura e arte.
Ad aprile è stato ospite Oscar Farinetti, fautore di Eataly, che penso potrà essere anche sponsor con i suoi prodotti e le sue agende di conoscenze.
Insomma, una vera promozione del nostro gusto, della nostra cultura e della nostra meravigliosa lingua.