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lunedì 2 novembre 2015

FOOD THE BOOK - Il piatto di vino

Un libro che racconta di vino e di territorio

Quando Elisa Pozzo ha presentato questo suo libro era un'estate calda e soffocante; nel suo podere ha allestito covoni di paglia e fieno per sedersi, ombrelloni e un bancone per il rinfresco composto da gustosi piatti cucinati dalle donne di casa, e come bevande il meglio della produzione della sua cantina ed anche un corroborante tè freddo con zenzero. Tutto questo nel podere di casa, accanto alla cantina dove la famiglia da lontano tempo produce il meglio del vitigno del territorio di Viverone.
A fare da quinta a questo scenario bucolico, nei vitigni vicino, abbiamo percorso una simpatica installazione con fogli appesi ai tralci che raccontavano metafore, poesie, piccoli racconti con protagonista il vino.
E' una traccia per raccontare le sue radici, la sua vita e quella della sua amata famiglia.
Elisa, con la sorella, rappresenta l’ultima generazione di una famiglia di viticoltori; ha preso in mano il podere con novità e slancio, aggiungendo nuove produzioni come l’ulivo, lo zafferano accanto alle coltivazioni di kiwi, che sono oramai immesse da parecchio tempo. 
Anche se il timone rimane in mano salda ai genitori e ai nonni, la nuova generazione rappresenta la continuità nella tradizione, perché apporta nuovi stimoli per stare al passo con i tempi, senza mai tradire la traccia data anticamente dai nonni.
Per raccontare la storia della famiglia, della loro attività e del territorio, si è voluta cimentare in un modo inconsueto per lei: la stesura di un libro “Il piatto di vino”.
Spulciando qua e là evinci che il restare a lavorare in famiglia e nella proprietà non è stato un sacrificio, ma un atto molto voluto proprio perché ama i luoghi e la natura. Nulla di più opportuno che fare la vignaiola, dove la natura la respiri e la vivi ogni mese dell'anno, con i suoi ritmi e le sue esigenze.
Certo ci sono anche le fatiche e la problematica di dover stare al passo per non perdere terreno rispetto al mercato, ma quella giovane donna timida che arrossisce di fronte a tanta folla venuta ad ascoltarla per acquistare il suo volume, ha una forza enorme e le idee chiare.
Ringrazia e parla con tutti, conosce tanto e sa che attorno a lei vi è una solidità famigliare e storica, ben radicata sul territorio e per il territorio.
In alto, in mezzo ad un mare verde di filari che compongono la loro proprietà vi è un belvedere, suggestivo ed arcaico, dove il padre ha costruito un anfiteatro con una vista meravigliosa, dove in estate ci sono stati concerti musicali e pièces teatrali di grande qualità. Questo perché si comprende che la cultura è una parte che s’integra, un tutt'uno con radici e territorio.

L’azienda produce dell'ottimo vino: un vitigno autoctono Erbaluce e del rosso che vanta lustri d’impianto; sembra che quest’ultimo sia stato piantato dai romani.  
E’ un vino generoso e adatto anche a palati raffinati con il metodo classico, ma c’è anche il passito, che è vino che vanta duecento anni di storia ed è nella quaterna dei passiti italiani.

Il lavoro è duro, di fatica, ci vuole grande passione per occuparsi della campagna. Non ci sono tempo e stagioni quando possiedi vitigni, quando devi occuparti della potatura, della pulitura dei tralci, quando devi dare il verderame, pigiare e portare a casa il prodotto, un buon prodotto. Sei sempre concentrato lì a discapito di molto, ma se questa è una scelta di vita e ti coinvolge con passione, non tieni conto del resto.

Dicevamo del libro. E’ un volume pieno di racconti, di poesie sul vino, di storia del territorio, con la spiegazione degli alimenti che caratterizzano questi luoghi e le ricette che lei ha sempre visto cucinare in casa e nella zona. C’è la tradizione, con l’aggiunta di alcune novità che negli anni si sono fatte avanti contaminando e apportando differenze per adeguarsi a ritmi differenti.
Nei suoi poderi vedi la campagna rigogliosa, siamo, infatti, sul fronte di una collina morenica che ospitava anticamente i ghiacciai che, avanzando lentamente, hanno lasciato questo fronte quasi unico al mondo, riconoscibile da lontano, che è caratterizzato da fertilità e da un clima adeguato alla produzione vinicola.
Il lago di Viverone è lì che si adagia al tuo sguardo, e la natura ti avvolge e ti ritempra. Elisa ama raccontare i suoi luoghi e condividere con il lettore le sue impressioni: inteneriscono il racconto del suo svegliarsi con il verso del richiamo della volpe o del gufo. Qui vicino scorre l’acqua di un antico lavatoio dove, prima dell’avvento della lavatrice, le donne del paese andavano a lavare i panni e magari anche a tagliarli!
Le stelle della notte si adagiano sui filari, la rugiada nutre, si alternano le stagioni e diventa orgoglio ciò che metteranno in bottiglia che crea impresa, ma soprattutto un rapporto franco e amichevole con coloro che lo consumano.
Non è ragazza di città, ma non per questo non è ragazza odierna, anzi!


Parliamo ora di ricette: sfogliando il libro ritrovi i prodotti della stagione e del territorio, il vino che entra di diritto nella costruzione della preparazione, il lago che è ben rappresentato dal pesce coregone che dai tempi antichi qui nuota incontaminato.
Ci sono antiche e nuove ricette, sperimentate dalle donne della sua famiglia, raccontate attraverso i suoi ricordi, così come le storielle che accompagnavano le sue giornate di bambina che correva felice nell'erba attorno a casa.

C'e' intelligenza e concretezza, c'e' la voglia di aiutare a comprendere un territorio che è bello e incontaminato, che ha vocazione turistica e culturale.
Invito alla lettura e al regalo di questo volume, perché ci ritrovi molto sapere e curiosità sul territorio, e il suo interesse nel condividere con le persone la conoscenza dei luoghi che le danno serenità.

Elisa Pozzo è consapevole di questo, e seppur con figura snella e occhi chiari, nella sua ritrosia e timidezza  si percepisce che ha le idee chiare su quale sarà il suo futuro e quello delle sue proprietà.
Tradizione pur dentro evoluzione, ma sempre ferma nell'offrire qualità a coloro che si avvicinano ai suoi prodotti.


©PHOTO EDITING - Elisa Roattino

lunedì 26 ottobre 2015

FOOD RECIPE - Torta alla moda di Linz

Una torta - crostata perfetta anche come base per i pasticcini
E' una torta ricca, avendo in corpo mandorle e noci, e in fondo si tratta di una crostata, ma l'impasto risulta morbido e lievitato, una vera scoperta. 

L'ho fatta pensando di fare l'ennesima crostata, ma il risultato ha superato le mie aspettative. 

Non è difficile da fare, se poi usate la planetaria tutto sarà ancora più semplice. 











Ecco a voi la ricetta.

INGREDIENTI
200 gr di burro a temperatura ambiente
300 gr di farina 00 
200 gr di zucchero semolato
3 uova a temperatura ambiente
100 gr di mandorle pelate
100 gr di gherigli di noce
1 pizzico di cannella
1 bacca di vaniglia
3 uova
1 bustina di lievito per dolci
sale
marmellata di mirtilli
Per decorare
1 tuorlo d'uovo
zucchero a velo

Preparazione
Nella planetaria utilizzando la frusta K montate velocemente il burro con lo zucchero. Se non possedete la planetaria, potete tranquillamente seguire questo e tutti i passaggi successivi utilizzando una ciotola. Inserite poi le mandorle e le noci finemente tritate, la cannella, la vaniglia, la scorza di un limone, le uova e il lievito e il sale e la farina. Impastate fino ad ottenere una pasta morbida.

Io ho dovuto aggiungere farina all'impasto, fino a quando questa era malleabile, sempre morbida, ma in linea per essere poi stesa. Questo dipende da molti fattori, in primis il fatto che 3 uova possono variare di peso, e la farina può contenere più o meno umidità. L'importante da tenere a mente è sempre il risultato finale, immaginate di dover fare una simil frolla e regolatevi di conseguenza. 
Un altro trucco può essere quello di inserire le uova e la farina alternate, e al limite utilizzare meno uova. L'impasto che dovete ottenere è comunque sempre morbido, e si rassoderà in frigo, dove dovete riporlo avvolto in un panno per almeno due ore.
Stendete la pasta e distribuitela in una teglia di circa 24 cm di diametro, nella quale avrete posto un foglio di carta da forno. Tagliate i bordi ad un'altezza abbastanza elevata, quindi mettete da parte l'eccedenza. 
Distribuite quindi la marmellata che preferite. 

La ricetta originale prevede la confettura di ribes rossi, ma io ho utilizzato quella di mirtilli, l'importante è che sia abbastanza acida e non troppo dolce, per avere un buon contrasto con la pasta. 
Quindi ritagliate dalla pasta rimasta delle striscioline che disporrete sopra, incrociate. Con i rebbi della forchetta poi premete sui bordi per creare un bel motivo e fermare bene gli inserti. 
Con il tuorlo sbattuto spennellate sulla superficie della pasta. Infornate quindi in forno già caldo a 180° per circa 40 minuti.

A cottura ultimata, lasciatela raffreddare, quindi sformatela su un piatto da portata e completate con una leggera spolverata di zucchero a velo.

La torta è pronta per essere servita. 
Avendo eccedenza di pasta, io ho fatto anche alcuni biscottini, con un inserto di marmellata di ciliegie. Questa pasta si presta molto bene anche per piccoli pasticcini, quindi è da tenere a mente... 

Risultato assicurato!!!

©PHOTO EDITING - elisa roattino


martedì 25 agosto 2015

FOOD SYNTAX - La ricetta più semplice del mondo

Uova al tegamino
"Sembrerebbe, di primo acchito, la ricetta più semplice del mondo: quasi un affronto alla grande cucina, dove sbagliare è impossibile. Eppure, anche nel banale uovo in tegamino esiste un più e un meno in fatto di riuscita, e alcune regole debbono essere tenute presenti. 
Ma cominciamo dalla conclusione, ovvero dal risutlato ideale: l'albume non ha preso colore benché sia completamente rassodato, mentre il tuorlo risulta liquido e lucente, tiepido ma non cotto. Come arrivarci? In una padella che conterrà l'uovo (o le uova) di misura, si farà sciogliere (ma non sfrigolare) la conveniente quantità di burro, si unirà l'uovo che verrà quindi condotto a cottura su un fuoco dolcissimo, salando il solo albume a cottura ultimata.

Il grande Ferdinand Point, proprietario del celebre ristorante "La Pyramide", a Vienna, adottava una tecnica differente: scorporato il tuorlo dall'albume, cucinava quest'ultimo seguendo il procedimento ordinario, come se si trattasse di un uovo intero. Quand'era quasi giunto a cottura, allontanava la padella dal fuoco e, al centro dell'albume, ricavava un piccolo solco; nell'avvallamento adagiava il tuorlo crudo, passando poi il tutto in forno a temperatura sostenuta, giusto il tempo di dare quel colpo di calore che è sufficiente a far si che il tuorlo intiepidisca e l'albume finisca di cuocere. Otteneva in tal modo un risultato di assoluta perfezione tecnica."
Tratto da "I segreti del cuoco" - Gualtiero Marchesi 

mercoledì 5 agosto 2015

FOOD RECIPE - Focacce in padella con prosciutto e formaggio

Focacce rapide in padella
Avevo voglia di pizza, ma non avevo fatto l'impasto, che richiede una lievitazione molto lunga, almeno 6 ore. Quindi ho sperimentato questa focaccia rapida in padella.
Incredibile, una focaccia rapida e gustosa che vi consiglio di provare!










INGREDIENTI 
500 gr di farina 0
lievito istantaneo, una bustina
4 cucchiai di olio d'oliva
150 ml di latte
120 ml di acqua
sale
Per farcire: prosciutto cotto o crudo
, stracchino, fontina e cipollotti freschi



PREPARAZIONE
Impastare in una ciotola capiente la farina con l'olio e il lievito, poi aggiungere l'acqua e il latte miscelati prima, mescolare e raggiungere una consistenza fino a formare una palla. Trasferire su di un piano infarinato e impastare, aggiungendo farina se l'impasto è troppo molle. Naturalmente se disponete di una planetaria, il processo diventa molto più rapido.
Dividere l'impasto in due e stendere la pasta.
Scaldare bene una padella antiaderente con poco olio.

Sulla prima sfoglia adagiare sopra lo stracchino, il prosciutto, i pezzetti di fontina e i cipollotti tritati, quindi sigillarla ripiegandola su sé stessa, e attuare lo stesso procedimento con la seconda, variando gli ingredienti, a seconda dei vostri gusti. Porre la focaccia ripiena sulla padella e cuocerla per circa dieci minuti a fuoco non alto, rigirandola spesso, quindi procedere con la seconda. Quando risultano dorate, toglierle dal fuoco e servirle sul piatto da portata tagliandole in spicchi.
Risultato garantito!!!!

©PHOTO EDITING - elisa roattino

sabato 28 febbraio 2015

FOOD RECIPE - Cracker aromatizzati all'olio, rosmarino e paprika

Un gustoso diversivo per antipasti, spuntini e aperitivi


Voglia di leggerezza. Voglia di bontà. Voglio mangiare dei crackers sani, fatti solo di farina, olio e acqua. Basta con quelli comprati! Anche se buoni e sicuramente pratici... Ma riuscirò ad eguagliarli?
No. Li ho superati. Per questo, dopo varie prove, condivido una ricetta che, come sapete, ho provato per voi. Perché non posto mai qualcosa di non provato. La ricetta è simile, in effetti, a quella che io uso per la pizza, si differenzia per l'aggiunta di più olio. 
Ho provato a farli anche con la farina integrale, la differenza è che assorbe di meno, quindi per ottenere un impasto lavorabile potete aggiungere altra farina 00 poco per volta, fino a quando non appiccica più. Questa regola vale sempre. Infatti ho notato che l'assorbimento delle farine cambia a seconda della loro qualità e della concentrazione dell'umidità nell'aria. Quindi partite sempre dalla ricetta base inserendo tutti i liquidi, e poi aggiungete fino ad ottenere l'impasto desiderato. Ecco comunque la ricetta provata:

Ingredienti 
500 gr di farina bianca 00
200 ml di acqua
130 ml di olio d'oliva
12 gr di lievito di birra
2/3 cucchiaini di zucchero
3/4 cucchiaini di sale

Preparazione
Inserire nella planetaria (o in una ciotola, se lo fate a mano) l'acqua (tiepida, mi raccomando!) il lievito sbriciolato, una parte di olio e due cucchiaini di zucchero; mescolare per far sciogliere il lievito. Aggiungere un po' di farina e iniziare ad impastare. Aggiungere l'olio e la farina fino ad esaurimento, quasi per ultimo il sale. Mai aggiungere il sale al lievito! Non fidatevi delle ricette che dicono così, il lievito cresce e funziona con lo zucchero, il malto, il latte, ma mai con il sale! Impastare bene, l'impasto deve risultare omogeneo e non appiccicoso. Coprire con pellicola e lasciare a lievitare per due orette, o comunque fino a quando l'impasto non è raddoppiato. A questo punto accendere il forno a 200. 


Prendere una macchinetta per fare la sfoglia di pasta. Questo passaggio è molto importante. Infatti i crackers, per venire croccanti e dorati, devono essere stesi molto sottili, io con il matterello non sono riuscita! L'uso della sfogliatrice lo consiglio. Stendere quindi le sfoglie, disporre sulla teglia con carta da forno e tagliare in rettangoli, o secondo la forma desiderata. Si possono fare anche forme più grandi, l'importante è fare bene i buchi con la forchetta, fino quasi a forare la pasta. Questo permetterà di cuocerli meglio. Spennellare con un misto di olio e poca acqua, quindi spargere di spezie, a piacimento e a seconda dei vostri gusti. Io ho utilizzato paprika, rosmarino, origano e una spolverata di sale.


Infornare per circa 10 minuti, controllare, a seconda del vostro forno, la cottura dei cracker che dovranno dorarsi ai bordi. A metà cottura girare la teglia, per uniformare. Appena tolti dal forno toglierli dalla teglia, altrimenti continuano a cuocere. 
Serviteli con salsine dedicate, per esempio alle olive o ai pomodori secchi, oppure come accompagnamento ai salumi e affettati, o ancora al posto del pane con le insalate. 
Vi assicuro, saranno così buoni che finiranno in un baleno.
Così la prossima volta utilizzo un kg di farina... E ne faccio di più. Si possono conservare, una volta raffreddati bene, in un barattolo chiuso. 
Tanto non durano...



























©PHOTO EDITING - Elisa Roattino

martedì 10 febbraio 2015

FOOD THE FILM - La cuoca del presidente

Les Saveurs du palais - un film da vedere!



La cuoca del presidente è un film francese, uscito nel 2012, ma che sulla piattaforma SKY stanno riproponendo, ed è per questo che lo recensisco, caso mai vi sia qualcuno che se l'era perso quel dì.
Ma lo voglio raccontare anche perché è la storia vera di una donna capace e preparata, che trova difficoltà immane a lavorare nelle cucine accanto agli uomini, che ritengono sia il loro luogo e non vogliono intrusioni di sorta.
Questo può accadere soprattutto nel caso la persona sia molto capace, propositiva e lavori con passione e creatività, caparbiamente coltivando il suo lavoro con cura.
Il film, diretto Christian Vincent, si ispira alla vita di Danièle Mazet-Delpeuch, che fu la cuoca personale del presidente François Mitterrand dal 1988 al 1990.
Questa grande chef sceglieva i prodotti per i suoi ristoranti sul territorio, praticava il km zero sin da remoti tempi, seguiva le stagioni e i suoi frutti, e metteva nel piatto dei suoi fedeli clienti rarità e composizioni eccelse.

Ad un certo punto del suo percorso la chiamano a lavorare all'Eliseo, espressamente segnalata e richiesta dal Presidente in carica che aveva degustato i suoi manicaretti e ne era rimasto colpito a livello sensoriale.
Accetta questo incarico prestigioso e subito viene osteggiata dai colleghi, uomini che non hanno grande fantasia e sono impastoiati in maneggi di fornitori e intrallazzi di qualsivoglia natura.
Lei si barcamena dentro questo groviglio di serpenti, sempre all'attacco e a denigrare e deriderla, andando dritta per la sua strada e cercando di superare gli ostacoli, perseverando sul proporre il gusto e la qualità.
Ma si sa che le logiche della politica talvolta superano le buone volontà e i meriti e quindi alla fine dovrà soccombere e stilare le sue dimissioni, con grande rammarico soprattutto da parte del suo giovane staff. Ragazzi ai quali ha insegnato la non facile arte della creatività in cucina e il scegliere sempre la strada del non compromesso bieco e stolto.
Un racconto memorabile sui piatti della tradizione francese, un gusto della presentazione, la fatica dello stilare menù e composizioni, la non facile quotidianità dentro un mondo ostile.

Ma il cibo è raccontato in modo sublime e ti viene voglia di provare, ricercare, metterti alla prova con questa eccelsa cuoca, che finirà a gestire un ristorante in un lontano luogo della terra, colonia francese, e dove finalmente ritroverà sé stessa e la sua rinnovata passione per questo lavoro e questa arte.
Un film da vedere assolutamente, dunque, per voi appassionati della grande arte culinaria!
Qui di seguito vi rimando al trailer:

mercoledì 4 febbraio 2015

FOOD RECIPE - Nuvola di cioccolato

Una nuvola soffice di cioccolato e panna


INGREDIENTI
6 uova
250 gr di cioccolato fondente
125 gr di burro
175 gr di zucchero
1 scorza grattugiata di arancia o limone
1 pizzico di sale
2-3 cucchiai di Cointreau
400 ml di panna da montare
cacao in polvere per decorare.

Questa ricetta è di Nigella Lawson! Guardandola in televisione, mi ha fatto venire voglia di provarla, perché sembrava abbastanza semplice da fare: dolce, ariosa, morbida, cioccolatosa.
Il procedimento è in effetti lineare, non richiede una tecnica particolare, se non quella di rispettare alcune piccole regole, e di avere pazienza nel montare i diversi composti. Questa torta non richiede lievito e farina, perché le uova e gli albumi ben montati sopperiscono all'assenza di lievitanti. Dopo averla sfornata noterete screpolature in superficie, e il suo abbassamento: è normale! Questa torta ha questa caratteristica, e tutte le imperfezioni verranno coperte dalla panna.


PREPARAZIONE
Per prima cosa ho fatto sciogliere a bagno maria il cioccolato, quindi ho tolto dal fuoco e aggiunto il burro molto morbido (non fuso), mescolando.
Ho acceso il forno a 180°.
Ho poi montato bene 2 uova e 4 tuorli con 75 gr di zucchero e un pizzico di sale, e dopo aver raggiunto la consistenza di una crema che "scrive" ho aggiunto la scorza di arancia e il Cointreau. Quindi ho incorporato alla crema di uova la crema di cioccolato (non deve essere calda), mescolando delicatamente, per non rovinare la struttura ariosa.
Infine ho montato a neve i 4 albumi aggiungendo poco a poco 100 gr di zucchero. Ho di seguito incorporato questi con la crema precedente, con movimenti del cucchiaio dall'alto verso l'alto, sempre molto delicatamente.
A questo punto minsono fornita di una forma di 22-24 cm di diametro, foderata con carta da forno, e ho versato delicatamente il composto, uniformando con una spatola in superficie per livellare. Ho messo in forno per circa 35-40 minuti. Ho controllato, al passare del tempo, con uno stuzzichino per vedere se era asciutto. Quindi ho tirato fuori la torta e l'ho lasciata raffreddare.

Quindi l'ho adagiata sul piatto da portata e l'ho decorata con la tasca da pasticciere riempita con panna montata. Ho poi spolverizzato cacao amaro in superficie.
Poi l'ho portata ad una cena... buonissima!

©PHOTO EDITING - elisa roattino