Cerca nel blog

Translate

giovedì 9 agosto 2012

FOOD PLACE - Carmel Creation

BON BON. SI SI, SONO CARAMELLE, PERO' ARTISTICHE


Caramelle. Il nome fa tornare bambini all’istante. Vi ricordate i vecchi negozi di una volta, con quei barattoli enormi di vetro pieni di delizie colorate... ? Ormai sono un ricordo del passato, perché oggi troviamo negozi che sono specializzati nella vendita di solo caramelle, e veramente di tutti i tipi, forme o colori. Quello di cui vi voglio parlare oggi, però, è invece una cosa che penso pochi di voi abbiano visto.

C'è un posto, a Torino,  dove caramelle come gelèe, liquirizie, wafer, bastoncini di cioccolato, toppings, marshmallows e altro... diventano  creazioni di casette, animali o piante, vasi di fiori! Si tratta di Carmel, un laboratorio creato da Tania Peria, che ha iniziato questa attività quasi per gioco ma poi, dopo il successo tra amici e parenti e un viaggio in California (mi piacerebbe saperne di più, a questo proposito), ha creato il suo marchio nel 2010. 

Le sue creazioni possono diventare così centro tavola, segnaposto, bomboniere molto originali.
Come dice lei stessa:

Ormai non vedo più caramelle,
ma tegole per il tetto, animaletti, piantine: mondi interi da costruire.
Tania Peria, candy guru




Queste creazioni, assolutamente da vedere, le trovate in vendita nel temporary-corner presso il 
Cafè Mash di Torino - via Torricelli 59
e on-line all’indirizzo: www.carmelcreations.com

lunedì 6 agosto 2012

FOOD THE WORLD - I cacciatori di miele dell'India del sud

IL MILLEFIORI DELLA FORESTA
UN LAVORO ANTICO CHE VA SALVAGUARDATO

Le tribù Irula e Kurumba vivono alle falde dei monti Nilgiri nel Tamil Nadu e raccolgono il miele di un'ape selvatica da circa 2000 anni nello stesso modo.
I monti Nilgiri rappresentano una biosfera protetta dall'Unesco; sono fitte foreste popolate da orsi, leopardi ed elefanti.
Il miele di questa ape è salito sull'Ara del Gusto della Fondazione protetta da Slow Food. 

Raccogliere questo miele è arduo perché l'ape costruisce il suo favo su cenge dei dirupi montani e costringe i cacciatori di miele a calarsi dall'alto su lunghe scale di corda, fabbricate con la corteccia degli alberi e le corde derivate dalla fibra del cocco. Salendo su queste creste alte decine di metri possono perdere l'equilibrio ed in un attimo è fatale cadere e morire.
Tagliano il favo conservando la parte che ospita le api giovani in modo da garantire la presenza futura. In alcuni casi evitano di toccare intere creste, anche nei periodo di carestia.
Ora questo lavoro può andare perduto, e di conseguenza il prodotto, perché vi è una lenta deforestazione e vi è anche un cambiamento nel tipo di agricoltura nelle aree circostanti, si è infatti passati alla politica della monoculture con un incremento della coltivazione del tè che determina una perdita di diversità ed un uso maggiore di pesticidi e fertilizzanti.
Tutto questo incide sulla popolazione delle api e inoltre molti abbandonano questo lavoro per andare a lavorare nelle fabbriche tessili e nel pubblico impiego, essendo questo un incremento della richiesta per la crescita indiana.

Per fortuna esiste una fondazione che da 15 anni lavora su questo progetto e porta avanti la tradizione nel contesto di una società moderna.
Hanno creato centri locali di produzione in cui i cacciatori accumulano, filtrano e confezionano il miele raccolto. Lo vendono poi in giro per il mondo sotto l’egida del prodotto equo solidale.
Inoltre utilizzano la cera delle api, cosa che in passato non avveniva perché la gettavano, ora ne fabbricano candele e cosmetici.
Tutto ciò per dare un lavoro ed un futuro alle giovani generazioni, che talvolta sono ritornate a fare questo lavoro dopo averlo abbandonato.
Il millefiori della foresta è buono ed è particolare, un poco asprigno e selvatico, io l'ho mangiato e lo acquisto.
Al salone del gusto e Terra madre a Torino nel mese di novembre vi saranno laboratori, degustazioni e uno speciale spazio dedicato a loro. La questione indigeni sarà il tema centrale per Terra Madre di questa edizione con la partecipazione di comunità indigene di tutto il mondo.

mercoledì 1 agosto 2012

FOOD RECIPE - Crostata di albicocche

LA PASTA FROLLA - metodo sabbiatura













Oggi sono in vena di condividere con voi una ricetta base per fare una bella crostata utilizzando questa ricetta per la pasta frolla. 
Anni fa ho sperimentato varie ricette e metodi, ma devo dire che questo lo considero quasi infallibile. Infatti la parte forse più difficile è amalgamare bene gli ingredienti in modo da ottenere una bella consistenza di pasta, che sia facile da stendere.

In questa ricetta parliamo del metodo sabbiato, laddove gli ingredienti liquidi vengono aggiunti alla fine.

Naturalmente io vi darò le indicazioni per farla a mano, la stessa cosa si può fare, con molta più facilità, utilizzando un robot.

INGREDIENTI
250 gr di farina 00
125 di burro ammorbidito a temperatura ambiente
80 gr di zucchero
1 uovo
2 cucchiai di acqua o latte
una bustina di lievito
un pizzico di sale
1 barattolo grande di marmellata di albicocche

Per prima cosa bisogna fare la pasta frolla, che darà il vero carattere alla nostra crostata. Infatti ognuno vi può dare una sua interpretazione, l'importante è capire la base e poi si possono fare le opportune variazioni a seconda dei gusti personali. 

Setacciare la farina e metterla in una ciotola capiente. 
Prendere il burro ammorbidito (non sciolto completamente) e tagliarlo a pezzi piccoli, quindi versare nella ciotola. A questo punto con la punta delle dita sbriciolare il burro a contatto con la farina, poi a mano a mano prendere un po' dell'insieme, porlo sul palmo della mano, e,  sbriciolare ulteriormente con l'altro palmo, facendo cadere a pioggia la farina mischiata al burro. Questo procedimento (sabbiatura) serve ad amalgamare bene il burro e la farina, e ad arieggiare. Alla fine dovremmo ottenere una sabbia fine, il burro infatti sarà stato assorbito completamente. 
Aggiungere lo zucchero, il pizzico di sale e per ultimo il lievito setacciato. Mescolare.
In una ciotola sbattere l'uovo con due cucchiai di acqua o latte, e amalgamarlo al composto. 
Una volta che l'uovo è stato assorbito possiamo versare la pasta sulla spianatoia leggermente infarinata, e impastare bene, anche se non a lungo, possibilmente con le mani fredde. Se tendiamo ad averle calde, lavarle con acqua fredda e procedere.
La pasta frolla infatti non ama essere troppo maneggiata.


L'impasto che dobbiamo ottenere dovrà essere elastico e malleabile, possiamo aggiungere farina se lo riteniamo necessario
Fare quindi una palla del composto e metterla in frigo per mezz'ora, avvolta in una pellicola trasparente. Non saltate questo passaggio, la pasta deve infatti "frollare" come dice il nome".

Accendere il forno a 180°. La pasta che abbiamo preso dal frigo è ora più dura, e sarebbe impossibile da stendere. Dobbiamo quindi rimpastarla velocemente per poterla stendere.
Se useremo questo accorgimento di mettere la pasta tra due strati di carta da forno, potremmo usare meno farina per stendere. 

Una volta che la pasta ha raggiunto la consistenza di 4 mm circa di spessore, avvolgendola sul mattarello stenderla su di una teglia di 26 cm circa, ritagliando tutta la circonferenza che sborda: sarà  necessaria per fare le strisce di pasta da stendere sopra.
Punzecchiare con i rebbi di una forchetta la pasta, stendere sopra una carta da forno e fare la cottura cieca ( utilizziamo fagioli secchi o le apposite palline di ceramica). 
Basteranno circa 15 min di forno, per dorare

Nel frattempo ritagliare le strisce di pasta frolla, o utilizzare dei coppa pasta o formine, per creare le decorazioni superiori.
Togliere dal forno, lasciare raffreddare un poco e stendere la marmellata, abbondantemente e decorare con le strisce. 
Reinserire in forno, per altri 20 minuti almeno. 
Non mi sento di essere comunque troppo precisa rispetto al tempo perché i forni variano molto e bisogna prendere confidenza a seconda dei casi. L'unico consiglio che vi posso dare è quello di controllare la pasta, tanto la crostata non necessita di lievitare, e ricordiamoci che una volta raffreddata la pasta frolla tende a solidificare un po', quindi meglio non troppo cotta, perché poi diventa irrecuperabile. 
Una volta tolta la torta, possiamo aspettare il suo raffreddamento e possiamo toglierla dalla teglia per portarla in tavola su una bella portata di ceramica.
Questa crostata è abbastanza morbida, io penso che non vi deluderà. Se qualcuno di voi la proverà, mi piacerebbe sapere come vi è venuta, e, naturalmente, se vi è piaciuta.

Buona crostata a tutti!

©PHOTO EDITING - elisa roattino

martedì 31 luglio 2012

FOOD THE WORLD - Munbai

UNO SGUARDO ALLE ABITUDINI ALIMENTARI DI QUESTA GRANDE CITTA' INDIANA

MUMBAI è una città che crea glamour e che non dorme mai! 
É immensa, così immensa che vi abitano milioni di persone, tante! 
É ricca, molto cara e molto glamour. 
É la città degli affari, dell’economia indiana; in questa città abitano i Tata e il signor Reliance, che possiede un building molto all'avanguardia a livello architettonico, con le pareti ricoperte di piante per tenerlo refrigerato, come gli ultimi dettami dell'ecologia. Nel suo palazzo abitano 4 persone e ne lavorano 62 per tenerlo in ordine e confortare i suoi abitanti.
Mumbai è adagiata sul mare, con i suoi grattacieli immensi, alti e sormontati da enormi gru, e ti viene la vertigine ad osservarli. Tutte le mattine alle 6 si vedono frotte di uomini e donne fare jogging sulla promenade con i loro pantaloncini e t-shirt, sembra di essere a Central Park, invece sei in India. Molte donne hanno archiviato il sari e vestono all'occidentale. 
Le troverai sedute al caffè a prendersi un drink, al ristorante, in giro alla sera nei locali alla moda in quel di Colaba. 
Qui ha sede Bollywood e le varie radio e televisioni e quindi hai, come ogni luogo che li contempla, le loro incursioni nelle disco, nei ristoranti, nei luoghi fashion. Si tira tardi e si beve cocktail, vino e la desueta birra.
Multietnica, trovi ristoranti per ogni palato e per ogni tasca, comunque sempre più cara di altrove.
Macchine ordinate, i taxi neri bordati di giallo, a bordo autisti che parlano indi e con un incomprensibile inglese, ma riesci a farti portare dove desideri e assaporare l'atmosfera di questa metropoli pari alle metropoli del mondo.
I bazaar sono immensi, trovi la copia dei maggiori brand del fashion, moltissimi italiani quali Dolce&Gabbana, Armani, Cavalli, Benetton, Sisley e tutti i brand dello sport Nike in testa. Poi vi sono i negozi ufficiali di questi brand e i prezzi sono veramente competitivi, tanto che ti puoi portare a casa capi da centinaia di euro per discrete rupie e questo è un vantaggio. 
Questo perché molti di questi capi di abbigliamento vengono prodotti in India e quindi è possibile competere con i prezzi.
Le gioiellerie sono sfavillanti, con catene d'oro grosse anche come quelle per il tuo cagnolino e le pietre preziose luccicano! Agli indiani piace acquistare oro e portarlo, sfoggiarlo. Tant'è che alla domanda se voglio fare shopping in gioielleria e alla mia risposa di diniego spiegando non ami ne’ oro ne’ gioielli, si meravigliano molto. Lusso, tanto lusso anche nelle abitazioni, nei quartieri alti e benestanti. Poi però la città si circonda di slum con i tetti di teli blu, come se il colore di questa città fosse il blu indaco. Case di lamiera, senza acqua e latrine, tutto al cielo aperto, ammassate e fatiscenti, ben descritte nel film Oscar “The Millionaire”. 
Ma è questo contrasto che la rende interessante, che la vede protagonista, che la vede anche interessata dal malaffare. Ho assistito con i miei occhi alla raccolta del pizzo, a viso scoperto e così naturale senza timore di nulla. Quindi tutto molto tollerato!

PARLIAMO DI CIBO
Ogni giorno dalle periferie si riversano al centro, dove lavorano migliaia e migliaia di persone, i catering, che portano il cibo con i tiffin carrier a domicilio, negli uffici, ovunque ci siano persone che lavorano ed hanno deciso di associarsi a  questo servizio.
Il cibo di Mumbai è diverso da quello del Tamil Nadu, meno speziato e accompagnato con il chapati che è un impasto di farina ed è cotto sulla piastra di forma rotonda. Servirà ad accompagnare il dahl, il roti, il bryani e quanto altro.

A Mumbai come per parte del nord india in questo momento è Monson time e quindi significa che la pioggia arriva all'improvviso e ti rovescia addosso per minuti la sua ramata; ragion per cui  vedi arrivare molta gente con l'ombrello come per le vie di Londra.
I negozi di generi alimentari ti fanno offerte in questo periodo, così pure i ristoranti perché la gente ha difficoltà ad uscire e a fare approvvigionamento; un’altra ragione è anche perché la merce - vista umidità nell'aria - tende a deteriorarsi più facilmente.
I mercati sono immensi e nelle viuzze strette della città c’è un suk veramente incredibile, un dedalo che ti affascina e vi trovi veramente in bella mostra di tutto e di più. Questa città consuma tantissimo e vi trovi ogni genere - anche occidentale - di cibo.
La Ferrero è presente in tutta India con i suoi ovetti, le sue barrette Kinder, i suoi Ferrero Rocher, la Nutella.

I MIEI BREAKFAST , LUNCH E DINNER A MONBAI
Martedì mattina sono andata ad acquistare la colazione all'interno dell'Hotel Ambassador dove hanno un angolo dedicato al croissant. Li trovi salati con ripieno vegetale, pollo, salse oppure al burro, con marmellata di mango - è la stagione - con il cioccolato. 
Poi una serie di tranci di cake tipo foresta nera, sacher torte, multistrato di crema vaniglia e cioccolato. Il mio croissant al cioccolato aveva all'interno due grossi cioccolatini al fondente e un cuore di crema, anch’esso al fondente. Per Mohan la torta "foresta nera", di cui è ghiotto. 
Servizio impeccabile, scatoletta di cartone colorata con maniglia per trasportare, sacchetto ecologico rinchiuso con fiocco il tutto per 100 rupie pari a 1 euro e mezzo, non male!

PIZZA BY THE BAY
Ho consumato un altro breackfast in un ristorante alla moda vicino all'hotel, design moderno e linee pulite, che si chiama "Pizza by the bay" dove servono da mane a sera colazioni con croissant, succhi, tartine; il caffè è Illy ed è fatto come si deve, un vero espresso.

Per il lunch hanno pizze di ogni farcitura, molto buone a crosta fine e croccante, pesce fritto, insalate e anche cibo indiano rielaborato all'occidentale. 


Alla sera sempre pizza ma anche hamburger vegetali, piatti più elaborati. 
Il prezzo non è chip, anzi! 

Per una colazione con succo di mango fresco, caffè espresso, croissant accompagnato con ottimo burro e marmellata di ciliege il prezzo è stato di 445 rupie, pari a 6 euro.

Noi a pranzo abbiamo mangiato: calamari ad anelli con insalata, succo di ananas fresco, 1 bottiglia di acqua minerale, un gelato alla vaniglia molto buono condito con cioccolato fondente fuso pari a 745 rupie che sono 11 euro.

In conclusione, Monbai  è una città che non delude, anche nel cibo!

mercoledì 11 luglio 2012

FOOD THE WORLD - Il mercato di Pondicherry - India

COLORI, PROFUMI, E TANTE DIFFERENZE
A prima vista sembra un qualsiasi mercato coperto dei nostri, con anche una parte en plein air, con i negozietti angusti e divisi per caratteristiche merceologiche. Sin qui più o meno simile. Ma in definitiva, è diverso in tutto. 
A partire dalla pulizia, non aspettatevi igiene, controlli, ASL, leggi e quanto altro
Qui è tutto un accumulo di scarti che le mucche, le bufale, i poveri e poi alla fine chi deve farlo smaltirà. 
Odori, effluvi, profumi, grida, genti e idiomi, tanto rumore e talvolta eccessivo. 
Per noi che siamo abituati ad altra modalità, ad altro approccio, ad altro sistema di vendita… è uno shock: qui ti imboniscono con le grida, si azzuffano se un cliente tergiversa e non sceglie quel venditore.
I visi, quasi tutte donne per quanto riguarda venditrici di verdura, di pesce. 
Per i fiori, attrezzi di cucina, mobilia, casalinghi, granaglie e altro sono uomini. 
Ancora una volta la suddivisione tra la cucina, il privato e il pubblico, vale a dire gli affari. Come se a noi debba essere sempre riservato il focolare!

LA PARTICOLARITA’ DELLA VENDITA DEL PESCE
Per il pesce esiste un perché si trovino le donne a venderlo. Gli uomini sono stati tutta la notte fuori in barca e al mattino – all’alba - ritornati sulla spiaggia vendono direttamente ai commercianti, ai negozi o ai privati. 
Ma la maggioranza del pescato va al mercato e se ne occupano le “fisher woman”, le loro mogli. Signore dal viso bello ma marcato, sfiorante il burbero, molto agguerrite e combattive. 
Si contendono anche l'ultima coda, il posto, il cliente. 
Nei loro sari colorati, tirati su in vita per non permettere all'acqua che scorre ai loro piedi, (che serve per lavare e pulire), di lordarli, sono imperterrite e accondiscendenti. Ti guardano sfidanti e sanno leggerti dentro tutto. Come delle indovine! 
Gridano, ho visto delle lite furiose per un nonnulla; hanno catini di alluminio contenenti i loro beni, il denaro viene tenuto nella scatola di tonno, il corrente, ma il più viene messo nel corsetto, tra i seni; come nei vecchi mercati nostri facevano le contadine. 
La bilancia è quella a bascula, antica memoria dei villaggi italici, dove peso netto, tara, peso lordo sono pie illusioni. Non ti devi far problemi, sicuramente andrà tutto a loro favore, ma questo è parte del gioco, si sa! 
Te lo puliscono e tagliano con coltelli arrugginiti e rudimentali. 
Utilizzano anche strumenti particolari: io ne possiedo in casa uno antico, un coltello a forma di pesce, su una sbarretta di legno sempre a forma di pesce. 
Tranciano con una facilità, che ti stupisce visti i loro polsi!

Photo - Per gentile concessione Daniela Carlotti

FOOD PLACE - Trattoria Moderna il Simposio

PROFESSIONALITA' E CORTESIA
La sera prima della partenza per l’India, con la trepidazione dell'affrontare il viaggio e i problemi che avrei trovato all’arrivo, non semplici davvero, e nella convulsione del procedere per sistemare ogni, ho voluto concedermi un ultimo pasto degno di questo nome.
Siamo andati in quel di Banchette, alle porte autostradali e di fronte a quel monumento di architettura che è l'ex palazzo uffici Olivetti, di cui una parte dell'archistar Rossi. 
Il suo stile si presenta in tutto e per tutto, con i mattoni rossi, angoli smussati e sovrapposti, il quadrato perfetto delle finestre.
Lì accanto sorge un edificio bianco, un’architettura moderna ma sobria senza tanti svolazzi e concessioni, linee pure e perfette, contenute. Si tratta del nuovo Palace Crystal hotel ed è al suo interno che troviamo la Trattoria Moderna
La gestione è di due persone conosciute da lungo tempo in Canavese, perché molto tempo prima il ristorante La Panoramica di Loranzè era loro e pure loro la prima Stella Michelin del Canavese. Adriano è sommellier e la moglie si prodiga ai fornelli, la sorella di lui gestisce catering e altri piccoli ristori; è una famiglia dedicata a farci amare il cibo e a darci grande gioia, vista la cura, la scelta, l'innovazione, la cortesia e quanto altro ci mettono in ogni singoli boccone che ingurgitiamo.
Una sala moderna, sobria e piacevole. Un menù corto ma sapido, intelligente, di stagione, correlato da una carta dei vini di tutto rispetto.
Ho mangiato la zuppa di Ajucche, una bontà degna della tavola di un re! L'ajucca è un’erba che si trova sulle alture del Canavese, piccole foglie verdi intense, particolare il sapore che cresce in primavera e non arriva all'estate.
Come si prepara: in una cocotte bianca adagiate fette di pane raffermo, framezzate da fontina e toma e ajucche, il tutto coperto da brodo di carne di ottimo taglio e si inforna.
All'arrivo in tavola, aprire quel piccolo coperchio è stato un effluvio di profumi, sapori, antichità! Buona, ottima, eccellente direi.
Dopo abbiamo degustato gli involtini di coniglio con una piccola spadellata di zucchine e qui ancora una volta la mano della chef si è rivelata eccelsa. A finire un binomio: crema di vaniglia con cioccolato, confezionato da loro con contorno di fragole e scaglie di cioccolato. Divino il tutto!
Morellino e prosecco per abbinare! Il prezzo molto contenuto e anche questo rallegra, vista la professionalità, la cortesia e il posto significa che si può fare ristorazione ad alto livello senza un salasso finale.
La tavolozza dei colori nei piatti, la presentazione cromatica e di design, l’eccellenza del sapore ne fanno un posto da frequentare spesso.
Sono molto orgogliosa di conoscere Adriano da lungo tempo e di essere sempre accolta da lui con grande affetto e spettacolare cortesia nonché professionalità.

TRATTORIA MODERNA IL SIMPOSIO
Via Circonvallazione, 4/F - 10010
Banchette - Ivrea
Telefono: +390(125)610210



FOOD PLACE - L'osteria del Pasco

UN INCONTRO CASUALE E UNA BELLA SCOPERTA: 
Quando sono nel cuneese raramente mi capita di mangiare male o di uscire da un ristorante delusa, ma l'altra sera ho fatto una scoperta entusiasmante; forse ancora più bella perché il proprietario, Riccardo, l'avevo incontrato nei boschi, alla ricerca di funghi e di ingredienti freschi e naturali. 

Mi aveva detto, con un bel sorriso aperto e disarmante, allargando le braccia, e indicando i boschi attorno a lui: "Questo è un supermercato naturale, puoi trovare qui i migliori ingredienti se solo sai cercare!" 
Mi aveva molto incuriosito, perché avevo intuito un approccio ad una cucina che rivalutava gli antichi sapori, che ricercasse gusti semplici ma mai scontati.
Così tempo dopo mi sono riproposta di andarlo a trovare, e non ne sono rimasta delusa.

L'osteria si trova  appena fuori dal centro di Mondovì, e subito l'apparizione di un bel dehor, mi ha veramente entusiasmato: io adoro mangiare all'aria aperta, e sopporto poco o male i locali climatizzati. 
L'atmosfera è rilassata, e le campagne intorno concedono un senso di pace. 
Alla lavagna, scritto a mano c'è il menù: vario, insolito, ricco, e, con mia sorpresa abbondante di pesce: ho dovuto scorrerlo più volte perché c'erano vari e tanti piatti che mi incuriosivano. 
Abbiamo quindi optato per due antipasti: dei pescetti fritti serviti su carta alimentare, e una  parmigiana  di alici e melanzane, condita con un tocco di concassè di pomodoro . 

Come primo (molto abbondante) ci siamo lanciati su degli stracciatelli conditi con pomodorini secchi, pecorino e salame piccante, forse al primo assaggio un po' salati ma decisamente saporiti.

Alla fine ci siamo ancora concessi un bel tris di dolci al cucchiaio, freschi e molto gustosi, che hanno concluso in maniera ottimale la cena.
Il servizio è stato attento e puntuale, e la carta dei vini all'altezza della situazione, con una buona scelta. 
Mi sono accorta che non eravamo gli unici ad apprezzare, vicino al nostro tavolo due gourmet importanti assaporavano i piatti e commentavano soddisfatti... e così non mi stupirei di un successo meritato per questa osteria, che, come vi ho ampiamente anticipato, vi consiglio senza indugio.




OSTERIA DEL PASCO DI MILONE RICCARDO
Strada Fratelli Biscia, 5612089 VILLANOVA MONDOVÌ (CN)
tel.: 0174699171


©PHOTO EDITING - elisa roattino