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sabato 28 dicembre 2013

FOOD THE BOOK - Il giusto e il gusto. L'arte della cucina POP - di Davide OLDANI

Ha un sottotitolo molto suggestivo, questo quarto libro dello stellato chef Oldani: Il giusto e il gusto L'arte della cucina POP.
Lui è giovane, ha superato i trenta ed è stato discepolo del grande maestro Gualtiero Marchesi e Alain Ducasse e dopo aver appreso atmosfere e talento dai suoi maestri, è divenuto a sua volta un maestro.
Lui però è timido, umile e preferisce non farsi appellare in tal modo, ma condividere il suo sapere e la sua esperienza, che han fatto divenire stella e meta di buongustai il suo D'O nella campagna attorno a Milano, a Cornaredo.
E' tornato lì da dove era partito, percorrendo tanta strada, non sempre semplice ma comunque ricca di esperienza e incontri, sino a farne divenire un luogo fisso, una certezza e poter ancora però ripartire e incontrare ed accumulare esperienza e sapienza.
Preferisce incontrare il mondo a casa sua e così elabora posate, sedie, tavoli e spazi che siano consoni a ricevere portando ai suoi ospiti ingredienti semplici e con prezzi giusti.
Ritrova la leggerezza delle cose semplici, riproponendo i piatti tradizionali rinnovandoli dall'interno, come per il suo risotto che vi riporto a termine la ricetta ricevuta nell'incontro tenutosi all'ultimo Salone del Libro di Torino nello spazio COOKBOOK. Oppure la sua cipolla caramellata, la sua vellutata di legumi e tanto altro.
Questo libro ci racconta di imprenditoria, di principi condivisibili, di modelli comportamentali e di grandissima essenzialità.
Ci racconta del suo stare in cucina, pulirla se ne è il caso, dell'invenzione dei  suoi piatti, che condivide con il fratello Walter.
Si trova a suo agio in questo mondo semplice, leggero e surreale come un libro di Calvino che adora leggere e che diviene affabilità e sapori.
Riporto una frase che mi piace molto e che l'ho appuntata nel mio personale diario: 
"Il presente è questo anello, di lusso, fra il buon profumo di passato e il giusto appetito di futuro".

RISOTTO ALLO ZAFFERANO
Photo Credits: Museo di Arte Moderna e Contemporanea di Trento e Rovereto - penccil.com

"Prendo del riso carnaroli stagionato e la qualità che si predilige, io consiglio ACQUARELLO, riso piemontese. Metterlo in una padella calda senza nulla e farlo tostare. Lo bagno con dell'acqua calda e lo porto a cottura media, portando così fuori il sapore intrinseco del riso. Facendo evaporare a poco a poco acqua.Finale di cottura, lo tolgo dal fuoco e aggiungo del burro e del parmigiano stagionato e un goccio di aceto e lo manteco cremoso.Prendo dei pistilli di zafferano italiano, quello che si coltiva in lombardia, grazie all'impegno e intuito di un giovane che si è convertito all'agricoltura".
Intanto, mentre cucina, dispensa suggerimenti, quali appunto di usare zafferano a pistillo fresco e se lo avanziamo rinchiuderlo in un  sottovuoto e tenerlo in frigorifero.
Per questa ricetta lo depone in infusione in acqua calda per alcuni minuti.
"In un'altra casseruola metto dell'olio e ci tuffo la cipolla tagliata a julienne e la irroro con vino bianco facendolo evaporare, bagno con acqua calda e intanto lego con la maizena, salando e aggiungendo anche dello zucchero, per comporre quel mix agro che risalta i sapori.Compongo così una crema che filtrerò con il colino apposito e poi ci aggiungo lo zafferano infuso e lascio il tutto riposare per 20 minuti.
Stendo nel piatto il risotto e immetto in circolarità dell'olio stemperato con buccia di arancia e questa crema con il colore giallo e i pistilli: il risultato sarà la composizione come di un quadro." 
Si avrà così un insieme di sapori e profumi che si comporranno ad ogni boccone che mescolerete e porterete alla bocca. Sarà profumo e sensorialità immensa.

Per finire, un'estratto del suo pensiero in dieci pillole:

10 Pillole di filosofia POP
1. Bisogna valorizzare l'equilibrio dei contrasti, in cucina e nella vita.
2. In cucina, il design è il contenitore che deve valorizzare il contenuto.
3. Ogni attività deve avere un profitto, ma i prezzi devono essere corretti.
4. La curiosità e l'osservazione sono il modo migliore per interpretare le esigenze dell'ospite.
5. Da ogni errore nascono possibilità, basta saperle sfruttare.
6. La priorità, per chi cucina, è l'attenzione al benessere delle persone.
7. Ogni ingrediente, dal più umile al più ricercato, merita lo stesso rispetto.
8. Al vino si deve dare la giusta importanza.
9. La spesa va fatta sempre a stomaco pieno, per evitare sprechi.
10. Il brand deve essere immediato, facile da ricordare.

Se poi ne volete sapere di più, visitate la pagina: http://www.cucinapop.do/

sabato 14 dicembre 2013

FOOD RECIPE - Gallette dolci

Le gallette dolci, da gustare con un velo di zucchero...

Ho sperimentato questa ricetta, sono biscotti che si gonfiano in cottura e risultano piuttosto morbidi all'interno. 

Se li volete in questa versione, dovete stendere la sfoglia almeno dell'altezza di 1 o 2 cm, piuttosto spessi. 
Questo permetterà la lievitazione in cottura, rendendo appunto morbido l'interno. 
In alternativa, se diminuite l'altezza risulteranno più numerosi e più croccanti. Io li ho spolverizzati con zucchero a velo subito dopo la cottura. 

Risultano comunque non troppo dolci, se volete potete aumentare la dose dello zucchero.

Inoltre non contengono molto burro, quindi sono perfetti per una colazione leggera ma gustosa!




INGREDIENTI - dose per 4 persone
  • 225 gr di farina bianca 00
  • 80 ml di latte intero
  • 50 gr di burro
  • 30 gr di zucchero
  • 1 uovo
  • 1 bustina di lievito vanigliato
  • sale
  • zucchero a velo per decorare


Versate la farina sulla spianatoia, avendo cura di setacciarla prima, quindi dopo aver fatto la fontana, al centro ponete il burro morbido, un pizzico di sale, l'uovo, lo zucchero, il latte e il lievito. Amalgamate bene tutti gli ingredienti con una forchetta, incorporando mano a mano la farina, quindi proseguite impastando con le mani. Con la planetaria io ho prima amalgamato gli ingredienti liquidi (burro a pomata con lo zucchero, quindi  l'uovo, il sale. Ho aggiunto poi poco a poco la farina dosandola con il latte, per mantenere l'impasto morbido, quindi per ultimo il lievito.
Raccogliete a palla l'impasto e fatelo riposare in frigo per almeno una mezz'ora, coperta da pellicola trasparente.
Quindi stendete la pasta sulla spianatoia, lavorandola prima un po' per renderla elastica e lavorabile. Dopo averla stesa di circa 1 cm o addirittura 2; tagliate con le formine, e ponete i biscotti sulla placca imburrata e infarinata, o in alternativa su un foglio di carta da forno. 
Mettete a cuocere in forno già caldo a 190° per circa 8 minuti, fino a doratura. 
Controllate spesso perché cuociono in fretta e come sapete le cotture sono sempre da testare in base al vostro forno. Appena cotti mettete a raffreddare su una gratella e spargetevi sopra un po' di zucchero a velo. Lasciate quindi raffreddare e servite. 


©PHOTO EDITING - elisa roattino

FOOD PLACE - Le tradizioni piemontesi nel menù di Natale: il cappone

IL CAPPONE di MOROZZO: 
un classico piatto delle feste

Quando si parla di un cappone non si parla di un pollo qualsiasi.
Dicasi cappone un pollo di razza bionda, che crescendo avrà una lunga coda nera con riflessi metallici e le penne lucide di un rosso mattone orlate di blu o di verde. 
E' un pollo a cui evireranno gli attributi maschili: il gallo castrato diverrà quindi cappone e avrà delle carni con una consistenza tenera e morbida.
Il migliore è quello che allevano in Morozzo, ameno paese del cuneese che ha rirovato energie produttive incrementando questo allevamento.
Singolare è il fatto che ad occuparsi di questo tipo di allevamento, in maggior parte siano le donne.
Vi è una precisa disciplinare per allevarlo, rilanciata anni or sono da Slow Food, che l'ha fatto   diventare un Presidio.
La disciplinare prevede che venga nutrito a base di grano, mais e qualche volta soia; i capponi sono voraci alquanto, senza comunque raggiungere mai un peso eccessivo. Deve essere allevato rigorosamente a terra, e non in gabbie. L'alimentazione è costituita da prodotti esclusivamente vegetali, escludendo quelli di origine animale, senza antibiotici o fattori migliorativi della crescita.
La sua carne è senza troppo grasso come per le altre razze che vengono adibite a divenir cappone; è quel tanto di grasso che lascia la carne soffice e succulenta, mai stopposa.
Ogni presidio non potrà mai detenere più di 200 esemplari cadauno; si avranno 500 uova iniziali di questa razza, che schiuderanno tutte e i pulcini si divideranno equamente fra maschi e femmine.
I maschi saranno castrati, un'operazione chirurgica che deve essere precisa e delicata per non compromettere la salute dell'animale.
Sino ad un anno fa, parimenti alla castrazione, si tagliava anche la cresta per un fatto estetico, perchè dopo la castrazione la cresta tendeva a diventare brutta e priva di vigore. Sembra però che si voglia decidere di tenerla nel divenire.
La macellazione avviene in dicembre ed un mese prima il veterinario del consorzio andrà a visitare gli allevamenti per verificare che gli standard siano in regola: vale a dire testa e zampe fini, orecchie gialle, castrazione ben fatta, peso intorno ai 2.5 – 2.8 kg. Quindi si applica sulla zampa il marchio numerato che ne certifica la qualità e la tracciabilità.
Vi è una clientela affezionata a questo prodotto, ma non molti giovani, perché questi ultimi preferiscono i polli di batteria da cucinare alla svelta, non come appunto capponi, faraone galline o polli ruspanti allevati all'aria aperta, che prevedono più cura e tempo per la definizione del piatto.
Per invertire questa tendenza bisogna applicare tanta informazione soprattutto sulla fascia giovane della popolazione, spiegando loro gusti e modalità lente per avere una cucina fatta di gusto e sapore. 

A Morozzo ci sarà domenica 15 e lunedì 16 dicembre 2013  la fiera del cappone, che vedrà il paese animarsi di persone: ristoratori e negozianti  verranno ad aggiudicarsi la migliore produzione, per servire sulle tavole delle feste questo prodotto molto prelibato.
La regina degli allevatori di Morozzo è una donna, molto dinamica e volitiva, che ha preso in mano dall'inizio anche l'associazione e il presidio, dando un impulso nuovo a questo allevamento e anche prospettive economiche ai giovani e ad altre donne.
Solo così continuerà la tradizione e la possibilità di poter assaporare la gustosa carne del cappone di Morozzo.

QUALCHE INDICAZIONE PER CUCINARLO
Un modo abbastanza semplice è quello di metterlo semplicemente in pentola e bollirlo con carote, sedano, cipolla e poi servirlo con salsa verde, maionese fatta in casa, bagnet rous.

Si può anche optare per la farcitura: aprirlo e inserirvi un impasto fatto con del salame cotto, le uova, il pane bagnato nel latte, prezzemolo e parmigiano - tutto sminuzzato. L'impasto va cotto precedentemente con olio, burro e cipolla rosolata e tanto rosmarino, a pieno fuoco aggiungendo del buon brodo per non farlo asciugare troppo;si potrà poi proseguire la cottura in forno, all'interno del cappone. 

Un terzo metodo è quello di disossarlo e farlo divenire una spianata. Si avrà quindi una preparazione tipo rolata, con dentro avvolte le fette di prosciutto crudo,la pancetta, le castagne imbevute nel latte, i funghi secchi ammollati nel vino bianco e strizzati, per finire con i tartufi. 
Si fa poi rosolare nel burro e con il rosmarino, bagnandolo con generoso Arneis del Roero.

Per chi vuole saperne di più:
http://www.capponedimorozzo.it/

giovedì 12 dicembre 2013

FOOD PLACE - La fiera di Carrù e il bue grasso piemontese

IL BUE GRASSO DI CARRU'

Anche per il bue è arrivato il tempo della fiera e le strade di questa cittadina alle porte della Langa si riempiranno tra poco di negozianti, visitatori, intenditori, allevatori e avventori per le tante trattorie della città e della zona.
Il bue è un animale grosso e grigio di colore, una particolare razza piemontese denominata fassona, che è tutta coscia e polpa scura e gustosa.
La fiera di Carrù inizia oggi, 12 dicembre, con un'asta mondiale, con offerte che arrivano anche da Hong Kong, per aggiudicarsi il migliore esemplare.
Si avranno premiazioni e gualdrappe per il miglior capo e il miglior allevatore, e al mattino presto tutti costoro che han dedicato tempo e passione al loro pupillo, si ritroveranno al mercato per assaporare la minestra di trippe e brodo caldo per ristorarsi.

Questa fiera proviene dai tempi lontani, risale al 1453, quando a Carrù c'erano dei mercati del bestiame che avevano scadenza bisettimanale. Amedeo I di Savoia scelse poi di farla divenire fiera a scadenza annuale nel 1635, per farla crescere e divenire importante. 
La prima fiera vera e propria si svolse il 15 dicembre 1910 per volontà dell'Amministrazione comunale di Mondovì e del Comizio Agrario, in conseguenza di una grave carenza di animali da macello. Nel tempo la fiera è cresciuta, concentrando l'impegno nell'allevamento e la prestanza del bestiame, che è divenuto riconosciuto e apprezzato notevolmente.

Nei ristoranti in occasione della fiera troverete il bollito misto composto di svariati pezzi di bue, compresa lingua e testina, e talvolta il cappone e il cotechino. Le salse sono le classiche: il bagnetto verde, quello rosso, la maionese, la salsa tonnata, la salsa bianca, la salsa verde con aceto detta delle avie, cioè delle api.
Gustosa la minestra di trippe, il bue fassone arrosto che è anche lui un classico piatto piemontese, cotto in generoso Barbera con un battuto di verdurine tritate fini e sempre il profumo del rosmarino. Volendo un tocco particolare, qualche foglia di alloro.
Famosissimo ormai il padiglione riscaldato con il "Bollito non stop, dove si mangia dalle 9 di mattina fino a tarda sera. 

La bruma avvolge oramai le viti e le colline, ci si rintana al caldo delle trattorie o delle case, tra amici, si discorre sul tempo, ci si infervora sulla politica, ci si lascia andare ai ricordi innaffiati da inebrianti nebbioli e dolcetti.
Sulla tavola candida di lino o fiandra, vedo lo scintillio di cristalli e il buon servizio delle feste, grandi vassoi di bolliti misti e arrosto accompagnato dal purè, quello fatto con le generose patate di Langa, latte fresco delle mucche lì nella stalla accanto e il grasso e gustoso burro di qualità.
Un menù della tradizione fatto per rimanere legati alla nostra tradizione terragna e sabaudamente svizzeri, come sostiene la mia amica Elisa.

Qui di seguito tutto il programma:

DOMENICA 1 DICEMBRE  
• ore 11:30 inaugurazione Carrù Expò: vetrina enogastronomica delle eccellenze del territorio 
• ore 13:00 pranzo gran bollito di Carrù 

SABATO 7 DICEMBRE 
• ore 21:00 ballo liscio nel palafiera con l’orchestra Marianna Lanteri 

DOMENICA 8 DICEMBRE 
• ore 10:30 presso il foro boario, 8^ asta del bue di Carrù 
• ore 13:00 pranzo gran bollito di Carrù 
• ore 18:00 inaugurazione del 12° Presepe d’Autore, realizzato da Danila Ghigliano, presso la Chiesa dei Battuti Bianchi, a cura dell’Associazione Culturale Amici di Carrù 
• ore 21:00 rappresentazione teatrale “A cena con Napoleone”, presso il Teatro F.lli Vacchetti  

MARTEDI’ 10 DICEMBRE 
• ore 20:30 cena bourguignonne con filetto e salsiccia di bue 

GIOVEDÍ 12 DICEMBRE 103^ FIERA NAZIONALE DEL BUE GRASSO 
• bancarelle per tutto il paese, esposizione di macchine ed attrezzature agricole 
• dalle ore 9 fino a tarda serata, presso il palafiera, distribuzione bollito “no stop” 
• ore 11:00, presso il foro boario, premiazione e passerella espositiva dei buoi e manzi 

SABATO 14 DICEMBRE 
• ore 20:30 cena con i quattro prodotti di eccellenza del cuneese: bue di Carrù, cappone di Morozzo, lumaca di Borgo San Dalmazzo, porro di Cervere 
• ore 21:00 spettacolo del Piccolo Varietà di Bra, presso il Teatro F.lli Vacchetti 

DOMENICA 15 DICEMBRE 
• fiera dei frubi, mercato delle festività natalizie con antiquariato, artigianato, collezionismo, prodotti tipici locali, info 3483167773 
• ore 13:00 pranzo gran bollito di Carrù 
• ore 17:00 11° Concerto di Natale “Memorial Pierluigi Gonella”, offerto da Associazione Commercianti, Coldiretti e Confartigianato Carrù, presso il Teatro F.lli Vacchetti, con il gruppo La Racconteria nello spettacolo “Il racconto dell’isola sconosciuta”; al termine, distribuzione gratuita cioccolata calda davanti all’ufficio turistico. 

Tutti i pranzi e le cene si terranno presso il palafiera in Piazza Divisione Alpina Cuneense ed è obbligatoria la
prenotazione tramite e-mail info@prolococarru.it o fax 0173750220. 

Per informazioni cell. 3385866132 o www.prolococarru.it. 

Nelle domeniche 1°, 8 e 15, alle ore 11:00 ed alle ore 17:00, visite guidate nel centro storico, con inizio da Piazza Dante, a cura dell’ufficio turistico. 

29 nov. 15 dicembre 2013
FIERA NAZIONALE DEL BUE GRASSO

martedì 10 dicembre 2013

FOOD RECIPE - Focaccia pugliese alle patate

UNA FOCACCIA STREPITOSA DALLE TERRE DI PUGLIA

Una ricetta deliziosa che ho scoperto da poco. So che esistono varianti rispetto alle città pugliesi, io ho trovato questa ricetta, l'ho provata e ne sono rimasta conquistata. Ottima anche tagliata in due e ripiena di salumi. Ottima per un pranzo fuori casa, per un picnic all'aperto, ottima anche il giorno dopo. Provatela e non ve ne pentirete.
          
          INGREDIENTI

  • 200 gr di farina manitoba 
  • 300 gr di farina di semola di grano duro 
  • 300 ml di acqua 
  • 3- 4 patate di media grandezza
  • 1 cucchiaino di zucchero
  • 2 cucchiai di sale per l'impasto
  • 4 cucchiai di olio d'oliva
  • 17 gr di lievito di birra 
  • Pomodorini ciliegia
  • olive spezzettate
  • origano 
  • sale q.b.
  • olio q.b.
Per prima cosa bollite le patate (con la buccia) e con la forchetta o con lo schiacciapatate riducetele a poltiglia. Non buttate via l'acqua di cottura, vi servirà. Preparate l'impasto: spezzettate il lievito dentro a 100 ml di liquido di cottura delle patate, unitevi lo zucchero e versatelo nella planetaria, dove aggiungerete le patate raffreddate. Quindi unitevi l'olio e iniziate ad impastare. Aggiungete l'acqua rimanente. Unite quindi a poco a poco le farine mescolate e solo verso la fine aggiungete il sale. La farina può essere aggiunta in quantità maggiore se vedete che l'impasto risulta troppo appiccicoso. Non esagerate però: non deve diventare troppo duro. 

Prendete dalla planetaria l'impasto e con pochissima farina impastatelo leggermente, per renderlo plastico se vi sembra troppo molle. Quindi inseritelo dentro ad una teglia di circa 30 di diametro, opportunamente unta di olio. Praticate con le dita dei fori, e inseritevi dentro i pomodorini e le olive, ungete ancora di olio la superficie, lasciate lievitare coperta da un canovaccio in luogo asciutto (tipo il forno con la luce accesa) fino a quando non raddoppia di volume. In ultima sessione, spolverate con il sale grosso, ungete ancora con olio a filo e origano, quindi infornate per circa 30-40 minuti in forno già caldo a 200°.
Sfornate, lasciate raffreddare e servite con salumi, come antipasto, o accompagnata da una bella insalata croccante.
©PHOTO EDITING - elisa roattino

lunedì 9 dicembre 2013

FOOD THE BOOK - Divagazioni dal libro di Giuseppe Tomasi di Lampedusa

UN ESTRATTO DAL LIBRO I Racconti La Sirena (Lighea)
Giuseppe Tomasi di Lampedusa

Voglio proporvi la lettura un racconto di Giuseppe Tomasi Lampedusa: la descrizione di un cibo all'interno di questa novella diventa un pretesto, ma anche il mezzo per conoscere ed approfondire capolavori conosciuti e - se  sconosciuti - dare incipit per aprirli e leggerli.
Questo che andrà a seguire è preso dal libro I Racconti di Giuseppe Tomasi di Lampedusa. Di lui si conosce soprattutto un unico romanzo, il GATTOPARDO

Da questo capolavoro  Luchino Visconti trasse un meraviglioso film, con attori e attrice sublimi e che rimane nella storia del cinema italico e del mondo.






Il nostro autore nasce da una famiglia nobile siciliana di Palermo, legato alla figura della madre, Beatrice Cutò Tomasi che era donna di grande personalità e che influenzò il figlio sin quando morì.
Beatrice CutòTomasi

Andò a combattere nella prima guerra mondiale e fatto prigioniero dagli austriaci in Ungheria, riuscendo a fuggire e ritornando a piedi alla casa paterna.
Rimasto orfano di padre, andò in viaggio con la madre e approdò a Genova, dove ebbe occasione di conoscere persone letterate che lo iniziarono alla collaborazione per una rivista letteraria.
Sposò una donna russa ortodossa, Alexandra Wolff Stomersee, (chiamata anche Licy) studiosa di psicanalisi, artista e musicista, nobile da parte del padre, il barone Boris Wolff-Stomersee, e figlia di Alice Barbi, cantante da camera.
Fu subito scontro e opposizione tra le due donne della vita di questo uomo, e così la moglie ritornò in Russia e lui rimase in Sicilia ad occuparsi dell'azienda agricola di famiglia.


La morte della madre ricongiunge i due coniugi e lui inizia una frequentazione di giovani intellettuali, ed è in una di queste occasioni che stringe amicizia con Montale e Maria Bellonci.
Alexandra Wolff Stomersee a 25 anni

Inizia a scrivere il suo capolavoro, che sarà pubblicato postumo perché un giovane Elio Vittorini che lavorava per la casa editrice Einaudi, cassò e respinse questo manoscritto. 
Cosa della quale si pentì, perché alla morte di Giuseppe di tumore, Elena Croce lo inviò a Bassani che lavorava per la casa editrice Feltrinelli e lo pubblicò, vincendo anche il Premio Strega.
A Giuseppe Tomasi di Lampedusa è stato dedicato un Airbus dell'Alitalia e un'asteroide.
La parte che vi vogliamo proporre è ripresa dal libro I Racconti, pubblicati dopo la morte dello scrittore, composti da quattro pezzi scritti tra il ’55 e il ’57: Ricordi d’infanzia, La gioia e la legge, La sirena e I gattini ciechi. 




Il racconto La Sirena (o Lighea) 
narra di un senatore del regno sabaudo, nativo della Sicilia e trapiantato nel capoluogo piemontese perché siede gli alti scranni del potere.



Costui però, prima di essere eletto senatore, è un accademico che ha tenuto corsi ad Oxford e Tubigen in Germania, con un ricco elenco di lauree honoris causa in università prestigiose del mondo, tutto il mondo. Parimenti ha in carriera un elenco infinito di pubblicazioni attorno alla sua conoscenza, nello specifico grecista. Celibe, oramai in età adulta, verso la vecchiaia, non vive nell'opulenza ma si gode decorosamente la pensione e identità da senatore. 
Il professore La Ciura, questo il suo nome, ha abitudine di andare a leggere libri e giornali in un caffè di via Po, dove si imbatte in varie tipologie di umanità e conclude nel fare amicizia con un redattore del quotidiano La Stampa, con uffici lì accanto e diventando amici, dissertano della loro terra.


..."Così parlammo della Sicilia eterna, di quella delle cose di natura; del profumo di rosmarino sui Nèbrodi, del gusto del miele di Melilli, dell'ondeggiare delle messi in una giornata ventosa di maggio come si vede da Enna, delle solitudini intorno a Siracusa, delle raffiche di profumo riversate, si dice, su Palermo dagli agrumeti durante certi tramonti di giugno..."
Dopo un'assenza quasi totale di cinquant'anni il senatore conservava un ricordo singolarmente preciso di alcuni fatti minimi: il mare. 
"Il mare di Sicilia è il più colorito, il più romantico di quanti ne abbia mai visti; ...nelle trattorie di mare si servono ancora i "rizzi" spinosi spaccati a metà?....sono la più bella cosa che avete laggiù, quelle cartilagini sanguigne, quei simulacri di organi femminili, profumati di sale e di alghe"....
Giuseppe Tomasi di Lampedusa e la moglie  Alexandra Wolff Stomersee

Un giorno il giovane amico gli regala la sorpresa di fargli trovare in tavola un grande vassoio pieno di ricci aperti a metà, con una quantità di spicchi di limone da spremergli sopra.
"I ricci spaccati, mostravano le loro carni ferite, sanguigne, stranamente compartimentate. Non vi avevo mai badato prima di adesso, riflette Corbera, ma dopo i bizzarri paragoni del senatore, essi mi sembravano davvero una sezione fatta in chissà quali delicati organi femminili. Lui li degustava con avidità ma senza allegria, raccolto, quasi compunto. Non volle strizzarvi sopra il limone. "Voialtri, sempre con i sapori accoppiati! il riccio deve sapere anche di limone, lo zucchero anche di cioccolata, l'amore anche di paradiso".
Quando ebbe finito bevve un sorso di vino, chiuse gli occhi. Dopo un po' mi avvidi che da sotto le palpebre avvizzite gli scivolavano due lagrime". (...)
I Racconti di Giuseppe Tomasi di Lampedusa fu pubblicato da Feltrinelli nel 1961.
La Sirena è stata scritta dall'ormai malato Tomasi di Lampedusa poco prima di morire; assume quindi una rilevanza fondamentale; può a tutto diritto rappresentare una sorta di testamento letterario, con una sua visione della vita e dell'amore che l'autore esprime attraverso la figura mitologica della Sirena. 

Images from Gioacchino Lanza Tomasi’s Lampedusa: A Biography Through Images, Alma Classics.
Le fotografie sono tratte dal libro: Gioacchino Tomasi Lanza, Giuseppe Tomasi di Lampedusa. Una biografia per immagini, Sellerio Editore, Palermo, 1998. Si ringrazia l’Autore per la cortese autorizzazione a riprodurle.

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