Cerca nel blog

Translate

domenica 23 febbraio 2014

FOOD RECIPE - Vol au vent con fonduta e tartufo nero

Questi deliziosi pasticcini salati 
deliziano il palato
























Questa ricetta è una prelibatezza. Lo so, si tratta di un classico intramontabile. 
L'unica difficoltà è reperire il tartufo, che come saprete non è facile trovare... o meglio, è un alimento molto costoso, e non si trova proprio dietro l'angolo.
Io ho la fortuna di conoscere una persona che ne trova alcuni, ogni tanto, e me li regala generosamente. 
La fonduta con il tartufo è un must che io adoro. Così non ho resistito, e avendo dei vol au vent già pronti, l'ho fatta al volo.
La ricetta della fonduta è un passaparola che in famiglia qui in Piemonte si conosce da sempre, e questa è proprio l'originale della nonna, infatti si usano i gusci d'uovo (2) come misurini. 
E' facile, basta usare la fontina di ottima qualità e avere pazienza a mescolare.



INGREDIENTI per la fonduta
1500 gr di fontina della Val d'Aosta
2 tuorli d'uovo
1 bicchiere circa per ammorbidire la fontina di cui due gusci d'uovo per la preparazione

10 vol au vent
tartufo nero




Tagliare la fontina a cubetti e porla a riposare in un recipiente con il latte.  
La fontina deve essere quasi totalmente immersa nel latte. Deve stare a riposo per almeno due orette.
Scolare la fontina e prelevarla dal contenitore dove ha riposato con il latte. Metterla a sciogliere a bagnomaria nel pentolino con un guscio d'uovo (come misurino) pieno di latte.
Si cuoce a bagno maria, fino a quando la fontina non si fonde, mescolando.. Quando la fontina ha raggiunto una densità cremosa e non ci sono più grumi, servirsi del guscio come misurino e prelevare un altro guscio di latte ed unirlo ai rosso d'uovo in una ciotola, amalgamare e aggiungere il liquido alla fontina a bagno maria. Far rassodare il composto, abbassando il fuoco e mescolando sempre, molto velocemente per non fare rassodare il composto. 
Riempire subito i vol au vent con la fonduta ed infornare a forno già caldo (180°C) per una decina di minuti, controllando di tanto in tanto. Se si abbonda di tartufo, si possono inserire dei pezzetti all'interno dei vol au vent, altrimenti guarnirli prima di portarli in tavola.
Mangiarli caldi! I vostri ospiti vi ringrazieranno.




©PHOTO EDITING - elisa roattino

sabato 22 febbraio 2014

FOOD RECIPE - Torta salata di asparagi con formaggio caprino e gruviére

UNA TORTA SALATA CHE SA DI PRIMAVERA
a

Sono i primi giorni per i nostri amati asparagi, così vi regalo una torta salata deliziosa, che unisce il gusto di questa fantastica verdura al sapore deciso dei formaggi, specialmente quello di capra (io consiglio, se lo trovate, quello di Pera Formaggi, un bunet di pura capra assolutamente divino...). I formaggi sono consigliati, ma potete utilizzare quelli che avete in casa. Certamente l'abbinamento asparagi e formaggio caprino è da provare.
E' una torta semplice da preparare, richiede solo qualche accorgimento: alcune volte ci vengono servite torte molto buone, ma decisamente molli alla base, questo perché il più delle volte non viene eseguita la cottura cieca (far cuocere la sfoglia con sopra i fagioli secchi o le apposite palline di ceramica). Questo procedimento conferirà invece croccantezza, di contro alla soffice crema di uova, verdure e formaggi. Provatela.

          INGREDIENTI

  • 1 rotolo di pasta sfoglia scongelata
  • 1 mazzo di asparagi freschi, con le punte tenute da parte
  • 40 gr di spinaci freschi
  • 4 uova di grandi dimensioni, temperatura ambiente
  • 1 tazza di panna
  • formaggio gruviére, finemente tritato, circa mezza tazza
  • formaggio fresco di capra, sbriciolato, circa mezza tazza
  • Sale grosso
  • burro qb
  • pepe nero macinato
  • pangrattato

PROCEDIMENTO

Prendete una tortiera di circa 30 cm di diametro e disponetevi la pasta sfoglia con la sua carta da forno, bucherellatela e fate una cottura cieca per circa 20 minuti in forno già caldo a 180°, fino a quando i bordi li vedete dorati. Togliere la carta da forno con sopra i fagioli secchi e riposizionate la teglia in forno per altri 5 minuti. Togliete dal forno e lasciate raffreddare completamente.
Fate bollire gli asparagi, tenendo presente che le punte dovranno essere ancora croccanti, quindi: togliete dal fuoco e tagliatele mantenendole da parte, e continuate a cuocere i gambi, che dovranno essere ben cotti.
Frullate i gambi di asparagi e aggiungete al composto le uova, la panna, farina e il sale, fino ad ottenere una purea ben amalgamata.
Cuocete gli spinaci in una padella con burro, condite di sale e pepe, lasciate raffreddare e unite al composto. Prima però tagliateli grossolanamente con un coltello, per facilitare l'amalgama.
Versate il composto così ottenuto sulla pasta sfoglia, e cospargete con la quantità desiderata di gruviére e di formaggio di capra. Posizionate le punte di asparagi in cerchio, e stendetevi sopra un velo di pan grattato; mettete in forno per circa 30 minuti. 

Ricordate che le tempistiche per la cottura dipendono dal vostro forno, quindi controllate la cottura: i bordi dovranno essere croccanti, e l'interno dovrà rassodarsi, anche se dovrà essere mantenuto morbido.
Lasciate raffreddare per circa 10 minuti prima di servire, la torta si taglierà meglio. 
Se volete dei tagli perfetti, lasciatela raffreddare completamente, tagliatela a spicchi sulla tortiera di servizio e lasciatela intiepidire di nuovo in forno per circa 5 minuti. Le fette saranno perfette e i vostri ospiti saranno ancora più contenti...

©PHOTO EDITING - elisa roattino

sabato 15 febbraio 2014

FOOD THE BOOK - "Omelette, un tavolo per due", e "Piccoli limoni gialli"

CONSIGLI DI LETTURA ATTORNO AL CIBO
Amo acquistare libri, così come amo leggerli.
Le mie letture spaziano  dalla saggistica, psicologia, storia, biografie, letteratura del mondo, arte e quanto altro sia per me interessante.
Ma un occhio particolare lo dedico ai libri che parlano o dissertano di cibo, portando la mia collezione al numero di 600, in cui si annoverano ricettari, monografie di chef stellati, letteratura di cibo, saggi, copie anastatiche di antichi ricettari, saggi riguardanti la storia dell'alimentazione...

Quindi va da sé che gironzolando per librerie, acquistando ed investendo  - li considero i miei gioielli ed una passione ingorda - il mio occhio si è posato su titoli che mi incuriosivano.
Essendoci la settimana degli sconti nelle librerie e store, la mia caccia ha portato alla cassa parecchi titoli e tante borse piene di pagine da leggere, a scapito del mio conto corrente, ma con mio immenso piacere personale. Se avessi acquistato vestiti non sarei stata così soddisfatta del rientro a casa e depositarli nell'angolo preposto ai libri in attesa di essere aperti e consultati. 
Titoli inerenti al cibo sono in aumento, forse a causa della "moda" del momento che vede il proliferare degli stessi in varia forma letteraria.
Essendo influenzata e quindi lontana dal lavoro e dal computer, ciondolante tra letto e divano,  con accanto la gatta Serena che ronfa felice, li ho aperti e divorati in due giorni.
Ve li voglio raccontare e consigliare.

OMELETTE, UN TAVOLO PER DUE -  di Heather e Rose Macdowell - Fabbri editori life 
Le autrici sono due sorelle  e sono state mosse dallo scrivere questo volume da un'esperienza di molti anni come cameriere in vari ristoranti di Manhattan.  
Raccontano di luoghi non sempre al top, delle vicissitudini dello scalare la gerarchia delle eccellenze; condividono quindi la loro esperienza con un vasto pubblico, romanzando anche un poco le vicende, per dare un sapore anche avventuroso alla loro storia.
Ci sono riuscite bene, perché si evince la loro esperienza sul campo; raccontano dal di dentro un mondo che poco si conosce: quello dei maître di sala e le altre figure della stessa. Espongono e raccontano delle diatribe che da sempre esistono tra i due comparti, cioè cucina e sala; dove la cucina con la figura dello chef di solito primeggia e prevarica le altre professioni. Si sa che gli chef sono vanitosi, egocentrici, prime donne assolute, con le loro manie talvolta anche di grandezza; nel libro vengono narrati i loro comportamenti scorretti pur che questi permettano di arrivare alla meta, e da sempre quella meta è la stella o un riconoscimento importante a vario titolo e sui vari media.
Intrecci di sentimenti - buoni e belli, come odio e amore - che le due autrici circostanziano, con scorrevolezza letteraria, mai banale o scontata, con anche un lieto fine che non guasta mai.
Vi sono anche appunti di menù e idee di composizione di piatti che possono essere utili per la mis en place dei nostri pasti quotidiani.

PICCOLI LIMONI GIALLI -  di Kajsa Ingemarsson - Oscar Mondadori
Il secondo volume è, a mio avviso, di un'altra portata. 
E' scritto da una giovane autrice svedese: ci spostiamo in Europa e quindi in un'altra visione del pasto e degli alimenti. L'autrice  non proviene dal mondo della ristorazione, ma lo ha saputo ugualmente raccontare con precisione di aspettative e vicissitudini
Queste ultime sono inerenti alla volontà di talune persone che vogliono aprire un proprio ristorante e compiere un sogno da tempo intrapreso e perorato.
Nella patria del freddo è stato un bestseller tradotto in varie lingue e ha ottenuto riconoscimenti a vario titolo. 
Nel libro si intrecciano le passioni, le vite e i sogni dei protagonisti, si sente l'atmosfera di una cittadina media del nord Europa, con le sue modalità di vita e di professioni, con un'aspirazione al quotidiano che sia non solo ricco di emozionalità ma anche di incontri e di intrecci di umanità.
Centro della vicenda è il critico gastronomico, da sempre spauracchio degli chef e della brigata intera. Essendo  il critico sconosciuto agli addetti ai lavori, si assiste nel libro ad una rincorsa nel capire e cercare di riconoscere tra i clienti la sua identità, arrivando talvolta ad atti inconsulti e servilismi inutili nell'individuazione in modo errato di questa figura. 
Il critico potrebbe essere colui che in un secondo distrugge la potenzialità e nomea di uno chef o di un ristorante, arrivando magari nel giorno sbagliato di quella brigata, fatto che può accadere e produrre la catastrofe se sei nell'elenco del giorno smarcato dalla fortuna.
All'estero, meno in Italia, questa figura molto spesso è rappresentata da donne, che vanno a distruggere o ad osannare un mondo composto quasi sempre da uomini.
In tutti e due i volumi la cucina italiana, il nostro cibo e i nostri alimenti sono centrali, prova che il mondo si inchina sulla nostra storia e cultura e se ne prende carico e la fa sua, come se fossero radici comuni, apportando la sua di sapienza e alcune volte contrapponendola. 
Si evince che ci considerano il meglio per la nostra storia, per la passione e le immagini di luoghi e di persone che hanno fatto di questa piccola e assolata penisola il centro di ricerche continue.
Infatti nel titolo del secondo volume, si evince che un alimento proprio emblematico del nostro sud come i limoni, fa la differenza: i limoni sono caratteristici di quel piccolo angolo di paradiso sapido e goloso, profumano l'ambiente e danno piacevolezza e solarità nelle fredde serate nordiche.
Anche in questo volume troverete spunti e ricettari per nuove combinazioni culinarie, assaporerete i luoghi e le vicende anche amorose dei vari personaggi e delle loro storie.
Pagine che scorreranno fluide, piacevoli e daranno attimi di sollievo e intuizioni in questo lungo periodo non semplice, magari dandovi voglia di avere un angolo vostro dove lasciar sbrigliare fantasie e talento.

giovedì 30 gennaio 2014

FOOD RECIPE - TORTA DELICATA

Una Torta per le grandi occasioni
a

Tempo fa volevo festeggiare la partenza di un caro amico, che se ne partiva in Senegal per una nuova vita, e volevo fargli un regalo goloso per augurargli buona fortuna. Sono andata alla ricerca di mille ricette, sfogliando quasi tutti i miei libri di dolci, ma non c'era nulla che mi soddisfava pienamente. Alla fine trovai questa ricetta, che si rivelò un po' impegnativa, per chi, come me, non è abituato tutti i giorni a decorare torte, usando tasche da pasticciere... ma il risultato era stato così eccezionale che ho deciso di rifarla, anche perché la decorazione merita una foto e il sapore è decisamente ottimo. vi consiglio di prepararla in anticipo la sera prima, si conserva perfettamente in frigo, e magari di dedicarvi la mattina alla decorazione. 
Vi prometto che farete una magnifica impressione, risultato assicurato!

Ingredienti per una tortiera di 24 cm di diametro
Base
125 gr yoghurt intero
250 gr zucchero semolato
250 gr di farina 00
125 gr di maizena
90 ml di olio d'oliva
90 ml di latte
3 cucchiai di Cointreau
3 tuorli
1 bustina di lievito per dolci
sale
burro e farina per lo stampo

Per la farcitura
400 ml di panna fresca
2 cucchiai di zucchero a velo
1 cucchiaio di cacao
80 ml di Cointreau
50 gr di cioccolato bianco
biscottini lingue di gatto
colorante alimentare



Preparazione della base:
Per prima cosa inserite lo yogurt con lo zucchero nel robot con le spatole per montare, fino a quando i due ingredienti sono ben amalgamati, quindi unite gli altri ingredienti, dosando i liquidi con le farine, per ottenere un bell'impasto cremoso (circa 10 minuti di lavorazione). Unite per ultimo il lievito.
versate il composto nella tortiera e fare cuocere in forno già caldo a 200° C per circa 45 minuti.

Preparazione della crema:
Per fare la crema chantilly, montare la panna ben fredda, e quando inizia ad addensarsi aggiungere lo zucchero a velo. Dividete la crema in due parti, ad una aggiungete il cacao, facendolo scendere a pioggia.

Per la decorazione:
Lasciate raffreddare bene la torta, quindi dividetela in senso orizzontale in due parti. Inzuppate il disco inferiore con il cointreau diliuito con 1 cucchiaino di acqua, e spalmate con la crema di chantilly.
Coprite con il disco superiore. Spalmate ancora con la chantilly, fino a coprire tutta la torta, anche il bordo esterno. Trasferite il rimanente nella tasca da pasticciere e decorate, con la bocchetta a stella, il bordo superiore. Io ho unito ad una parte di questa il colorante alimentare per dargli un colore in più ma effettivamente è un passaggio facoltativo.
Inserite quindi nella tasca da pasticciere l'altro composto di chantilly unito al cacao, cambiate la bocchetta inserendo quella liscia e decorate con grossi ciuffi, sul bordo superiore più interno. Completate quindi con le scaglie di cioccolato bianco nel centro, inserendo anche i biscottini. Decorate con questi ultimi anche il lato esterno della torta.











©PHOTO EDITING - elisa roattino

giovedì 16 gennaio 2014

FOOD PLACE - RACCONTI DEGLI CHEF - Massimiliano Alajmo

Massimiliano ALAJMO ha 38 anni ed è uno degli chef più famosi del mondo. 
Le sue creazioni sono molteplici, una di queste è la pizza perfetta. Lui dice che
ama soprattutto l'acqua, quella pura,  trasparente e  limpida, nella quale si riflette il creato.
Risiede vicino a Padova e sperimenta, inventa, cucina, accorda gli ingredienti con una partitura perfetta, dipinge e crea design, scrive libri che diventano must per chi vuole capire ed emularlo o semplicemente, ammirarlo.
Massimiliano vanta 3 stelle Michelin, ottenute in pochi anni, e se vai alle CALANDRE, ristorante considerato uno dei venti migliori del mondo, ritrovi tutta la sua filosofia e il suo pensiero. Disserta di gusto, attento ai dettagli e all'accoglienza dei suoi clienti.
Lui crede nella grande importanza del conviviare, vuole farti sentire a casa, costruendo una  semplicità nei dintorni per farti accostare alle sue creazioni.
La sua è una famiglia di ristoratori da tre generazioni, ed è lì che Massimiliano impara a cucinare tra i fornelli accanto ai genitori, andando poi a specializzarsi nell'Istituto Alberghiero e dando di gavetta nei migliori ristoranti del nord Italia e poi Francia, sino poi a ritornare nel suo genius loci.
Lui ricerca il sapore autentico, la materia prima che va risvegliata, spogliata del superfluo per poter svelare la verità degli ingredienti, cercando di agire con rispetto e leggerezza. Ti racconta tutto questo con il suo sorriso così pulito e placido.
Apre un secondo ristorante "La Montecchia" e qui ritroviamo gli spaghetti al pomodoro e l'hamburger di vitello, fatti con materie prime eccelse. Qui hanno lavorato due anni per poter costruire la pizza perfetta.
La pizza perfetta
Lui ti solletica tutti i sensi, andando a rievocare sapori ancestrali; con il profumiere Lorenzo Dante Ferro mette a punto dieci estrazioni: aneto, anice stellato, bergamotto, limone, mandarino, cardamomo, cannella, vaniglia e menta con lo zenzero da aggiungere agli ingredienti per amplificare le sensazioni tra palato e narici.

"L'olfatto ha la capacità di aprire i cassetti della memoria" ti dice sempre con quel sorriso pulito e franco; predilige l'acqua nella sua perfetta purezza, ribadendo  che è elemento che riesce a racchiudere la fluidità, la leggerezza e la profondità che ricerca quando cucina.
Io l'ho incontrato in alcuni stage ed ho riportato a casa sempre grandi sensazioni sensoriali e capacità cognitive nuove per lo studio della materia prima del cibo e del cucinare.
Ironico, spiritoso, calmo e di grande  intelligenza, sa ricordare e proteggere tutti coloro che han lavorato con lui o che sono stati a stage nella sua brigata.
Ed è così che anni or sono trovandomi in vacanza sulle alture attorno a Noto in Sicilia, immersa in un uliveto che cingeva un meraviglioso agriturismo, mi imbattei nuovamente in lui giunto sul luogo con una cerchia di amici stellati quali Ciccio Sultano ed altri tre eccellenti giovani chef venuti in  incognito a cenare, per  far sorpresa ed applaudire a scena aperta la bravura del suo pupillo che gestiva la brigata di quel locale. 
pictures by http://www.zimbio.com

Fu festa, conviviammo tutti assieme, si tirò tardi nella tiepidezza della notte agostana siciliana, persi tra parole, incontri e affabulazioni su sapori e possibilità. 
Lui semplice e grande, appunto, come l'acqua.

martedì 14 gennaio 2014

FOOD RECIPE - Crostata ripiena con marmellata di fichi e noci

Una crostata dal sapore medievale

Si, perché il suo ripieno di marmellata di fichi e l'utilizzo delle noci fa pensare a tempi antichi, almeno questo è stato il mio pensiero. 
E' perfetta nelle fredde giornate d'inverno, quando fuori tutto sembra immobile e fermo. 
E' come ritrovare il gusto dell'estate... si assapora la marmellata di fichi che si era fatta in agosto o in settembre.

Si tratta di una crostata molto ricca e molto gustosa, servita con il miele ha veramente qualcosa in più. 
Se provate a farla, fatemi sapere cosa ne pensate...
Ora bando alle ciance ed ecco la ricetta:











INGREDIENTI:
  • 200 gr di farina 00
  • 150 gr di burro
  • 75 g di zucchero
  • 1 uovo
  • sale
  • la scorza di un limone non trattato
Per la farcitura
  • 1 barattolo di marmellata di fichi
  • una manciata di gherigli di noci
  • miele e un limone per la decorazione


Per prima cosa, facciamo la pasta frolla: ho utilizzato la planetaria ma il procedimento può essere eseguito a mano: il burro (non troppo molle ma nemmeno di frigo) deve essere spezzettato e lavorato con la farina, fino ad ottenere una consistenza sabbiosa. Per fare questo, se non disponete della macchina, potete utilizzare le dita e sbriciolarlo. Aggiungere quindi lo zucchero, la scorza di limone, il sale e l'uovo.

Amalgamare e impastare molto velocemente, quindi ricoprire l'impasto con la pellicola di alimenti e metterla in frigo a riposare per un'oretta.
Stendete quindi la pasta (ricordatevi prima di lavorarla di nuovo velocemente, per farle riacquistare la sua elasticità) fino ad ottenere due dischi.
 Il primo (ottenuto con i 2/3 dell'impasto) lo inserirete in uno stampo di diametro 24, precedentemente imburrato e infarinato. 
Bisognerà bucarlo con una forchetta. Spargete sopra la marmellata di fichi e i gherigli di noce. 
A questo punto potete sovrapporre il secondo strato di pasta sopra la farcitura, pizzicando i bordi molto bene per farli sigillare. 




La cottura va a 200° C per 35 minuti circa.
La crostata va servita rigorosamente con il miele, bollito per due minuti con del succo di limone. Io non l'ho fatto, ma se utilizzate dei bei limoni non trattati la scorza può essere utilizzata anche per la decorazione finale.





©PHOTO EDITING - elisa roattino

giovedì 2 gennaio 2014

FOOD BOOK - La gallina che non voleva essere mangiata

CLARICE LISPECTOR, "La Bella e la Bestia", 
un racconto di cibo

Vogliamo proporvi la lettura di una scrittrice che è andata altrove da diversi anni. 
Una malattia incurabile nel 1977 l'ha sottratta al nostro piacere; Clarice Lispector era così brava tanto da essere paragonata a Joyce, Virginia Woolf e Kafka. 
Un lungo elenco di libri è la sua produzione, pagine belle, profonde e anche vergate da intimo vivere e onirico pensare.
Nasce in Ucraina, ma poi la sua famiglia emigra in Brasile e lei impara tante lingue, nonché l'Yiddish, la lingua della madre di origine ebraica.

Inizia a scrivere sin dalla tenera età; lei si discosta da importanti paragoni e prende una sua linea, una sua scrittura talvolta anche rivoluzionaria, rispetto appunto a Virginia Woolf. 
E' andata oltre una qualificazione di stile.

Voglio proporre di questa poetessa-scrittrice un estratto dal libro "LA BELLA E LA BESTIA", che ci riconduce al cibo e al rapporto con lo stesso.
Proponendo questo estratto voglio andare a stuzzicare la vostra curiosità ed esortarvi ad andare all'elenco delle sue pubblicazioni e leggerle, arrivando ad esserne attratti ed entrare in sintonia con la sua arte, che talvolta è connubbio di arte letteraria e di sapori quotidiani.

L'estratto racconta dell'inseguimento sui tetti di casa della gallina che si vuole catturare per farla diventare un buon brodo e carne lessa ruspante da assaporare. Ma la gallina non doma fugge, volando sul tetto; così si salva dal destino beffardo, che la vuole compagna di attenzione e di giochi per la fanciulla, ma anche saporito e possibile cibo.

"...c'era una volta una gallina di domenica. Ancora viva perché non erano ancora le nove del mattino... Anche quando l'avevano scelta, palpando la sua intimità con indifferenza, non avevano saputo dire se era grassa o magra. Fu perciò una sorpresa quando la videro aprire le ali dal corto volo, gonfiare il petto e, con due o tre balzi, raggiungere la rete del terrazzo. Vacillò ancora un attimo - il tempo necessario perché la cuoca lanciasse un grido - ed eccola già sul terrazzo del vicino, da dove, con un altro goffo volo, raggiunse un tetto. Lì rimase, insolita decorazione, esitando ora sull'una ora sull'altra zampa. La famiglia venne convocata d'urgenza e con costernazione vide il proprio pranzo accanto ad un comignolo"...


NB: non ho trovato l'edizione italiana...
"Fu allora che accadde. Semplicemente, per l'eccitazione, la gallina depose un uovo... e subito dopo, nata com'era per la maternità, pareva una vecchia madre esperta. Si accovacciò sull'uovo e rimase lì a respirare, aprendo e chiudendo gli occhi. Il suo cuore, così piccolo a vederlo in un piatto, sollevava e abbassava le penne riempiendo di tepore quello che altro non sarebbe mai stato se non un uovo. Solo la bambina le stava accanto e aveva assistito esterefatta alla scena. Non appena riuscì a riprendersi dallo sbigottimento si alzò da terra e uscì gridando: "mamma, mamma non ammazzare più la gallina, ha fatto l'uovo!


Ci vuole bene, lei!.. Ignara della vita che le era stata donata, la gallina prese a vivere con la famiglia"....

Mi piacciono i pollai con le loro casette ben costruite, il praticello accanto e magari un piccolo frutteto a riparo. Le galline razzolano, con accanto un gallo sempre impettito e iracondo, a guardia delle sue pennute, con il coccodè dell'uovo prodotto e il chicchirichì che annuncia il giorno. Le loro piume variopinte o monocolore, le razze, i bargigli e creste rosse, occhietto vispo attento al granello o al vermetto, smuovendo terreno e ciotoli becchettando il tesoro ritrovato.....anelo ad averlo accanto al mio giardino e chissà mai......intanto osservo quello degli altri e acquisto uova fresche per il mio quotidiano.