Cerca nel blog

Translate

martedì 20 maggio 2014

FOOD HISTORY - Buon compleanno, NUTELLA!

50 ANNI ed essere sempre, immancabilmente... ever green!

Sono cinquant'anni che è stata messa in commercio ed è sempre come ieri. 
Una passione alla quale nessuno rinuncia, aprire quel tappo e mentre lo sviti ti assale quel profumo che ti mette di buon umore.
Mi ricordo un lontano giorno a Bologna quando per divertimento, facevo lezione a molte signore di una certa età sulla bontà del cioccolato come scacciapensieri, in sostituzione di certe medicine e brandendo una fetta di pane lo spalmavo con generosa crema prelevata da un enorme barattolone di Nutella... “bread and chocolate” sentenziavo e ci tuffavamo con gusto, macchiandoci labbra e naso con la crema.
E' la più famosa spalmabile nel mondo ed è nata per l'appunto nel 1964 dalla mente del fondatore della Ferrero: il signor Pietro che ne ha passato al figlio Michele il goloso testimone e questo ultimo ha pensato di rafforzare la vendita e dalla provincia passarla al mondo. La provenienza è la città di Alba che è ricca di storia, e nel suo centro storico ora vi sono ristoranti che dal mondo vengono per degustare preziosi manicaretti. Detengono anche una Fondazione che si occupa meravigliosamente di arte e cultura e editano libri sempre molto ben costruiti e importanti. Attorno c’è un paesaggio e gente tenace e concreta, con i filari della vite che ingentiliscono paesaggi e profili e i passeggi per i borghi che ti rimangono attaccati nella memoria.


Si chiamava “supercrema” e lui la fece diventare NUTELLA usando NUT che in inglese vuol dire nocciola con una desinenza cremosa, che ora sul mercato delle industrie ha un peso quotato in borsa e la vendita di mille tonnellate di prodotto al giorno sul pianeta terra.
L'hanno poi spalmata in vari altri prodotti dell'azienda, come ad esempio nei cioccolatini e negli snack, ma da sola è la principale golosità che ci si concede già dal mattino. 






Mette allegria, dona il buon umore, ti toglie le ansie nei momenti bui, ti fa tuffare dentro con foga quando hai una perplessità.

Anche Nanni Moretti la immortalò in un suo film, con un barattolone gigante, come metafora del tuffarcisi dentro e cancellare ogni dubbio ed angoscia; proprio perché il cioccolato è questa panacea e ti riporta ad essere bambino e darti placido momento gustoso tutto per te.
Ora le nocciole per tanta merce non sono più solo piemontesi, ma provengono dai mercati turchi, così come l’olio di palma dalla Malesia, cacao dalla Costa d'Avorio e Nigeria, la vanillina dagli Stati Uniti. Insomma una globalità che trova poi rimando nel trovarla su tutti gli scaffali di markets e negozi del pianeta.
E' un vanto per questa sabaudia che è patria della pasticceria al cioccolato, quando a metà dell'Ottocento i pasticceri valdesi cominciarono a sostituire il cioccolato con le nocciole, per sopperire ad un prezzo esoso dato dal blocco delle importazioni imposto dalla Francia. Le nocciole non costavano nulla e tendevano la materia cremosa, forza nel sapore e anche quella certa finezza nel gusto.

Vi fu un certo pasticcere piemontese, tal Michele Prochet a commercializzare il primo gianduiotto in coincidenza con il Carnevale di Torino ed era il 1864; da quel dì lontano la cultura alimentare piemontese compì un connubio che non ha mai conosciuto crisi.
Ora la nostra detiene un potere commerciale alto, domina la classifica nel mondo delle creme in vasetto, mentre altri piccoli pasticceri e imprese artigiane ne continuano la tradizione con ricette eguali ma con piccola commerciabilità.
Personalmente acquisto la prima e anche le seconde, portandola anche con me in India, sin quando ne ho trovata sugli scaffali di un market ed allora me ne approvvigiono in loco. Anche gli indiani ne sono golosi e infilano dita e cucchiaini con gli occhi che si illuminano.

Si può usare per il gelato, in questo caso la mixerete a freddo aggiungendola a latte, panna e zucchero.
Per la brioche, farcendola con la sac a poche, volendo diluendola con un poco di marmellata fluida o con un cucchiaino di panna.
Per una crostata di frolla, amalgamando la crema con qualche cucchiaio di ricotta e una spolverata di nocciole tritate.
Per i muffin fatti di farina, zucchero, lievito mescolati con uova, latte, burro fuso e poca crema. Negli stampini con la pastella un cucchiaio di crema fredda e poi infornare.
Per i biscotti mettendo pari quantità di crema e farina e un uovo intero. Versare poi con i cucchiaini l’impasto sulla placca del forno foderata con silpat e 8 minuti dopo avrete una bontà guduriosissima.
COURTESY http://redmango.tumblr.com/
Gli ingredienti per questa crema sono le nocciole ed è preferibile sempre la tonda della Langhe Igp, chiaramente ne stiamo parlando se volete esprimervi in loco e farvela da soli. Sono comunque la base anche di quella industriale Ferrero. Il cacao verrà separato dalla massa del suo grasso pregiato e immettendo il burro di cacao nella miscela si otterrà spalmabilità e fragranza.
Poi c’è lo zucchero, da quello bianco a quello di canna grezzo con il latte che è rigorosamente in polvere e quasi sempre in versione magra. Ma può essere sostituito utilizzando il cioccolato al latte e per i vegani niente latte oppure latte di soia o di riso.
Infine la vaniglia che è di prima scelta, utilizzando i semi dei preziosi baccelli di Vanilla planifolia Bourbon del Madagascar o dell'isola della Reunion. Nelle produzioni di basso costo si mette la vanillina.


L'industria Ferrero ha poi usato fior fiore di pubblicitari e copy per far conoscere questo brand e ci sono riusciti davvero con molta efficacia tant'è che nessuno rinuncia a mettere nella borsa o carrello questo prodotto.


Il brand è il nome che identifica un prodotto di un determinato marchio e il primo brand della storia deriva dal nome della cuoca di Proust che determinò la Madeleneitte biscotto che lo scrittore evoca. La sua cuoca si chiamava Madeleine Paulmier.
Così i playboy vengono chiamati dongiovanni perché Don Giovanni di Mozart era un playboy e così oramai ogni brand viene scritto con la minuscola e pure la nutella lo è, segna il successo e l'eccellenza appunto. Si ha una commistione  che però dal punto di vista commerciale talvolta ne determina anche esclusività, nonché controlli per legittimarla e rimandare il nome comune a quello proprio.
Appunto per questo il naming più recente flirta con la grammatica e prende i suoi nomi propri nel vocabolario e crea una zona franca lessicale fra specie merceologiche e singoli prodotti, dando affidabilità al brand e un colloquio intimo e privato, rivestendo industria di naturalezza e intima focolare vita.

Resta comunque un gustoso snack o una colazione energetica, una pausa del quotidiano affanno, oppure una chiusura di giornata, lì nel “bread and chocolate” che ti fa sporcare dita, punta del naso e labbra e ringrazi coloro che han racchiuso tanto cremoso supporter emotivo in un barattolo, che talvolta lavato poi racchiude altri alimenti e ritorna utile sugli scaffali della tua quotidianità......ringrazi i Ferrero e anche colui che nel lontano Ottocento ha impastato tali ingredienti ed ha dato vita a tutto questo.

lunedì 28 aprile 2014

FOOD THE WORLD - Potere alle donne: le nuove frontiere nella difesa dell'ambiente e nell'eco-sostenibilità alimentare

E' in atto una rivoluzione nel cibo? 
Sarà guidata da un cromosoma con due X, cioè quella al femminile e sarà una ricerca di un cambiamento nel campo alimentare, affinché divenga equo e sostenibile.
Sono molte le donne che guidano questa rivoluzione in tutto il mondo: partendo dall'ecologia hanno guidato e guidano questo cambiamento verso un cibo sano e giusto, accessibile e meno costoso.
Attiviste, scienziate, blogger, chef, agricoltrici, business women, ambientaliste: una massa critica che si impegna a tutti i livelli della catena alimentare.
Questo perché alle donne è quasi sempre delegato il confezionare il cibo quotidiano per sé e per la propria prole-famiglia e quindi attente a ciò che è meglio, con un occhio di riguardo verso il non sciupare una risorsa che è importante, verso il sfamare parte del continente che ancora versa in sofferenza, verso la modalità di coltivare e pensando che il cibo è un mezzo per promuovere la democrazia, i diritti umani e l'eguaglianza fra i sessi.
Nell'elenco delle 13 persone più influenti in campo alimentare, vi ritroviamo molti uomini chef e giornalisti ma anche quattro donne, tra le quali nessuna di loro è chef. 
Vi è per esempio Vandana Shiva: la famosa attivista e ambientalista indiana, che ha già ricevuto il premio nobel "alternativo" nel 1993, denominato Right Livelihood Award.
Vandana Shiva

E' famosa per le sue battaglie contro la cultura OGM e l'introduzione di questa nel territorio indiano. Una frase sintetizza la sua battaglia contro la globalizzazione e per la coltura libera dei semi, in favore della biodiversità: 
« Noi possiamo sopravvivere come specie solo se viviamo in accordo alle leggi della biosfera. La biosfera può soddisfare i bisogni di tutti se l'economia globale rispetta i limiti imposti dalla sostenibilità e dalla giustizia. Come ci ha ricordato Gandhi: "La Terra ha abbastanza per i bisogni di tutti, ma non per l'avidità di alcune persone". »
Al di là della lista vi è comunque una chef,  Alice Waters, americana, divenuta famosa perché ha convinto Michelle Obama a creare l'orto biologico alla Casa Bianca. 

Alice Waters
E' pioniera del cibo a chilometro zero e mentre cucina e scrive, insegna a milioni di studenti cosa significa responsabilità sociale, ecologia e autonomia dall'industria.

Jamie Oliver ha cambiato le modalità nelle mense scolastiche americane, lei è andata oltre ed ha trasformato studenti in contadini, con un progetto che coinvolge i ragazzi di 3000 scuole nel mondo, prevedendo che siano gli stessi a coltivare negli orti scolastici il proprio cibo e cucinarlo.
Jamie Olivier

Poi vi è Anna Lappè che, con la madre, ha fondato un organo ambientalista che promuove la democrazia in modo che i cittadini si impegnino a creare una cultura di inclusione, giustizia e responsabilità reciproca.
Anna Lappè

Attraverso il sito Food Mythbusters smaschera i segreti di Big Food, ovvero l'industria alimentare che manipola i gusti dei bambini con strategie di promozione, sponsorizzazione e pubblicità. 
Spinge molto sul junk food che non è un problema soltanto dei paesi sviluppati, ma coinvolge anche quelli sotto sviluppo. 
E' guerra aperta contro i Mc Donald's...



Elle Gustafson scrive e spinge anche lei sull'argomento, raccontando che a partire dal 1980 si è incominciato a coltivare in modo abnorme il mais geneticamente modificato che ha messo in ginocchio i piccoli agricoltori e ha contribuito all'incremento di cibi con alta dose di sciroppo di mais. 
Ellen Gustafson

"La povertà e la fame", scrive, "non derivano dal destino, ma da scelte distruttive fatte in questa parte del mondo".
Assieme ad una amica sin dal lontano 2006 in università hanno inventato le borse di cotone biologico che sono divenute oggetto del desiderio per celebrities e fashioniste.
Con la vendita di una borsa si prevedeva di dare da mangiare a un bambino in un paese in via di sviluppo per un anno. Un'idea che ha avuto un successo incredibile ed ha portato a dare 65milioni di pasti nel mondo.
Bisogna cambiare l'industria e non solo cambiare dieta o stile di vita, promuovendo il kilometro zero, ma spingere anche le frontiere della scienza per nutrire una popolazione che nel 2050 raggiungerà i 9 miliardi di persone.

Ci sono scienziate che stanno combattendo una guerra contro i batteri che impestano le piante dei raccolti, soprattutto in Kenya; portano avanti esperimenti quali il trapianto di alcuni geni che resistono al batterio dal riso e a quello delle banane, aggiungendo molecole che ostacolano le infezioni. Se tutto va per il verso giusto si adotterà anche ai raccolti di riso e manioca, sostenendo che l'OGM può andare pari passo con la biodiversità e la conservazione dell'ambiente. Bisogna rendere le piante più sane e efficienti, in modo che si possono incrementare le pratiche per conservare la biodiversità e preservando l'habitat.
Vi è poi la scienziata canadese Isha Datar che sta sperimentando la carne in vitro e alternative vegetariane, insistendo che la gente deve porre fiducia nella scienza, se questa è corretta ed apportatrice di novità importanti e sane per alimentazione del mondo... 
Isha Datar

Questo per portarsi verso un futuro dove la carne è cultured, un nuovo processo verso un nuovo prodotto come lo è stato in passato per birra, pane e yogurt. La carne in coltura ci spinge a pensare che questa carne sia più civilizzata.
La carne in vitro nel progetto di Shiva

E' la seconda rivoluzione verde, per distinguerla dalla prima degli anni '60, che ha portato agricoltura intensiva e disastri. Questa sarà incentrata sulle donne perché sono loro che, lavorando nei campi, vendendo il raccolto al mercato e cucinando, saranno spina dorsale nella catena alimentare.
Le donne sono il quarantatré per cento della forza lavoro agricola del mondo e in molti paesi in via di sviluppo arrivano anche all'ottanta per cento, coltivando quello che la gente mangia davvero come frutta, verdura e cereali, invece che grano e mais che servono da ingredienti base per altri prodotti.
Ma le donne non hanno lo stesso accesso alle risorse, alla terra, al credito, ai servizi, all'istruzione degli uomini.
Quindi troviamo Amrita Patel che ha fatto da battistrada nel campo portando l'India a essere la più grande produttrice di prodotti caseari nel mondo, proteggendo i piccoli produttori, soprattutto quelli legate al mondo femminile, che ora considerano la produzione del latte remunerativa.
Amrita Patel

Lei è veterinaria e ha la passione per l'ambientalismo, non si ritiene una business women ma felice di far sì che le donne facciano affari e si mettano in condizioni di guadagnare regolarmente.

L'Unione Europea e l'ONU mettono la sicurezza alimentare al centro delle politiche di sviluppo e non è un caso che la FAO abbia dichiarato il 2014 Anno Internazionale dell'agricoltura famigliare, che ha un ruolo importante non solo nella battaglia contro la fame e la malnutrizione, ma anche nella creazione di posti di lavoro, nella conservazione di una cultura indigena, nella sostenibilità.
Le imprese famigliari agricole per lo più non riescono a produrre abbastanza per i propri fabbisogni e quindi occorre difenderle in modo adeguato, soprattutto quelle legate alle donne che lavorano nei campi ma non li possiedono e non possono lasciarli in eredità.
In Italia arriva F.I.C.O. che sarà una fabbrica italiana contadina e una specie di parco tematico dell'alimentazione, dedicato all'enogastronomia italiana, dalla produzione alla tavola.
Stalle, acquari, campi, orti, laboratori, ristoranti per insegnare alle nuove generazioni come conoscere, apprezzare e difendere la biodiversità del cibo in Italia.

Sarà inaugurato nel 2015 negli spazi del CAAB dopo la chiusura dell'Expo milanese che è dedicato al cibo. 

sabato 12 aprile 2014

FOOD RECIPE - Frati fritti in fretta

            La ricetta della mia infanzia

I frati fritti in fretta sono delle piccole ciambelline preparate a Carnevale che rappresentano ricordi indelebili della mia infanzia: la cucina della nonna, il suo tavolo infarinato, quell'odore dolciastro nell'aria, la sua velocità nell'impastare... quei dolcetti che faceva una volta o due all'anno, in quantità, e che noi bambine divoravamo avide, e finivano sempre troppo in fretta! 
Mia nonna è stata consorte di un ristoratore, a Londra, e per anni, finché lui è vissuto, non ha quasi mai cucinato. Poi si è rifatta, e ha iniziato a cucinare molto, per lei e per noi bambine. Era una cuoca versatile, amava sperimentare le ricette regionali di tutta l'Italia, ma soprattutto era abile negli impasti; mi raccontava che quando era piccola la lasciavano sola in casa a fare la pasta per tutta la famiglia, e che per impastare col mattarello prendeva la sedia, perché a sei anni non arrivava al tavolo. Quando lei è mancata, tanti anni fa, nessuno della mia famiglia ha mai provato a rifare questi dolci.
Così questi dolcetti sono rimasti relegati in un angolo remoto dei miei ricordi, fino a quando li ho assaggiati a casa di qualcuno anni fa, e sono riaffiorati con tutta la loro potenza. Ah i ricordi dell'infanzia! Alcuni sapori sono indelebili e ti rimangono appiccicati addosso. Ho rovistato dappertutto nelle carte rimaste delle ricette ritagliate dai giornali, e in un quaderno scritto di suo pugno che mia mamma ancora tiene, abbiamo scovato la ricetta: evviva.
L'ho provata... il risultato è lo stesso dei miei ricordi? No. Però, anche se migliorabile, questa ricetta mi ha regalato parte del sapore di un tempo, e anche se la tecnica può essere migliorata, (e mi cimenterò) la condivido con voi.
Sono dolci squisiti, assolutamente irresistibili.
La ricetta prevede la preparazione di una sorta di impasto brioche. Deriva dall'impasto dei krapfen, però con l'uso delle patate. La sua forma, rotonda come una ciambella, lascia intendere il perché li hanno chiamati così: ricorda la chierica dei frati, e anche il colore bruno del saio. 
Mi sono documentata e ho scoperto che i frati fritti in fretta, dolce tipico carnevalesco, sono originari della Sardegna, laddove si fanno anche senza l'uso delle patate, per esempio ad Alghero li preparano con l'anice. Vengono chiamati parafrittus, che appunto significa frati fritti, ma alcuni li chiamano anche fatti fritti. Ho trovato anche delle ricette che li legano alla regione Toscana, dove vengono chiamati Frati fritti livornesi.
Ma ora veniamo alla ricetta.

INGREDIENTI                                                                                                                                    
  • 275 gr di patate lesse
  • 50 gr di burro ammorbidito
  • 150 gr di farina 00 forte e di più se serve
  • 3 tuorli d'uovo
  • 1 cucchiaino di vaniglia 
  • 3 cucchiai di zucchero
  • 4 gr di lievito di birra stemperato in un goccio di latte tiepido
  • scorza di arancia o limone grattuggiata
Passare allo schiacciapatate le patate lesse, lasciarle raffreddare. Nella planetaria inserire  i tuorli d'uovo, il burro molto morbido e lo zucchero e lavorare con la frusta fino ad ottenere un composto spumoso. Cambiare lo strumento ed inserire la foglia. Inserire il latte con il lievito. Aggiungere le patate, la vaniglia e la farina, in ultimo la scorza del limone. Lavorare fino ad ottenere un impasto morbido e abbbastanza sostenuto. Aggiungere altra farina poco a poco se l'impasto è troppo molle, fino a quando non si appiccica più di tanto alla planetaria. Tenere a mente che comunque l'impasto è appiccicoso di suo, e che questa è la sua natura.
Formare quindi una palla e porla a lievitare in un telo, per almeno due ore, fino a quando raddoppia di volume. 

Trascorso il tempo dividere l'impasto in tante palline e disporle su un piano infarinato, e lasciare lievitare ancora per altre due ore in posto caldo, coperte di un telo di cotone.

A questo punto prendere le palline e bucarle con il dito, farle roteare sul piano di lavoro, fino a formare un piccolo buco al centro. 












Friggere in abbondante olio caldo ma non bollente, quando avranno raggiunto il color del frate scolare su carta assorbente e spruzzare con zucchero a velo.
Vi assicuro che finiranno in fretta!

©PHOTO EDITING - elisa roattino

martedì 25 marzo 2014

FOOD RECIPE - Tiriamoci su con la panna

Tiramisu senza mascarpone


Quando ci si sente un po' giù cosa c'è di meglio di un bel dolce fatto in casa? Era un pomeriggio come tanti e avevo in mente di fare qualcosa di cremoso e soffice. Il mio palato me lo chiedeva!
Allora ho pensato ad un tiramisu. Come spesso capita, in casa non avevo il mascarpone, ingrediente assolutamente imprescindibile, ma guardando in frigo ho scorto una bella dose di panna fresca.
Ho scartabellato tutti i libri che avevo, e mi sono fatta ispirare. Così in pochi minuti ho fatto questo dolce cremoso che mi ha deliziato assai. Ve lo propongo volentieri, tiratevi su!






INGREDIENTI                                                                                                                                     
  • 4 uova
  • 150 gr di zucchero semolato
  • 600 ml di panna
  • 400 gr di savoiardi 
  • cioccolato fondente nero spezzettato q.b.
  • cacao amaro in polvere q.b.
  • caffè, circa 6 tazzine
Sbattere le uova con lo zucchero fino ad ottenere una crema densa e montata, quindi aggiungere la panna montata e mescolare delicatamente per non smontare il composto. 
Tenere un po' di panna da parte.
Prendere un recipiente e spalmare un po' della crema sul fondo, quindi adagiare i savoiardi imbevuti nel caffè, con aggiunta di poca acqua, procedere a strati con la crema, i pezzetti di cioccolato sbriciolato, e i savoiardi, fino all'orlo del recipiente. 
Finire con uno strato di panna montata, spolverizzare con il cacao amaro e pezzetti di cioccolato. Mettere in frigorifero per almeno due ore, quindi servire.


©PHOTO EDITING - elisa roattino

sabato 22 marzo 2014

FOOD RECIPE - Torta all'arancia

Una buonissima torta, al profumo di agrumi
La torta decorata con una spolverata di zucchero a velo

Si può fare tranquillamente nel mixer, o se preferite, in una bella ciotola capiente, amalgamando gli ingredienti a mano. 
Ne ho fatte due versioni, una con una spolverata di zucchero a velo, e l'altra decorata con una glassa al burro di limone o arancia, che allego qui come ricetta alternativa. La prima è più leggera, la seconda molto molto riuscita, la glassa enfatizza il suo gusto di arancia, la consiglio.

INGREDIENTI                                                                                                                                    
Per la torta
Ingredienti:
156 gr di farina
125 di burro a piccoli pezzi
145 gr di zucchero
3 uova leggermente sbattute
80 gr di latticello (o yoghurt, panna, latte)
1 bustina di lievito
la scorza di un'arancia grattuggiata
Zucchero a velo per decorare
Scorze di arancia candite

Accendete per prima cosa il forno a 180°, poi imburrate e infarinate uno stampo di 21x14x7 cm, o in alternativa uno stampo di 20 cm.
Nel mixer inserire la farina setacciata e lo zucchero, quindi frullate per una ventina di secondi, per amalgamare. Aggiungere le uova, una per volta, e amalgare ancora aggiungendo il latticello la scorza d'arancia e il lievito.Versare il composto nella tortiera e infornate per 50 minuti circa. Sfornate e lasciate raffreddare. Spolverizzate con lo zucchero a velo e qualche scorza di arancia, meglio se candita, e servite. In alternativa spennellatela con una spatola con la glassa di arancia.
La torta decorata con la glassa all'arancia e arance candite































Per la glassa all'arancia
Ingredienti:
220 di zucchero a velo
1 cucchiaino di scorza di limone grattugiato fine
10 gr di burro
2 cucchiai di succo di arancia

Amalgamate bene lo zucchero, la scorza, il burro e il succo in una ciotola, aggiungete liquido quanto basta affinchè otterrete una pasta densa. Mettete a bagno maria e mescolando dovette ottenere una glassa omogenea e morbida. Quindi togliete dal fuoco e spalmatela sulla torta aiutandovi con una spatola.



















©PHOTO EDITING - elisa roattino

mercoledì 19 marzo 2014

FOOD PLACE - Open Baladin Torino... Le bibite Baladin, solo produzione artigianale e gusto italiano

Baladin sbarca in Sabaudia

Ed eravamo in tanti lunedì sera all'inaugurazione del nuovo progetto di Teo Musso, che oramai veleggia con le sue birre e il suo pensiero circa il cibo lungo le città e contrade del mondo.
Una festa curata in ogni dettaglio con la collaborazione di Vittorio Castellani, in arte Chef Kumalè che ci ha introdotti nel percorso affascinante di 40 birre artigianali e nelle delizie del cibo.
Il nuovo locale di Teo è ubicato in una "casetta in Canada" perché nel lontano 2006 era la casa della delegazione olimpica di quel paese ed in realtà l'aspetto lo ha sempre avuto, tant'è che è stata giusta la scelta di questo contesto, fatto di vetri e acciaio dentro piazzale Valdo Fusi, che si affaccia su palazzi antichi e la storia di questa meraviglia che è Torino. Davanti c'è lo skate park, con tanti giovani che creano un movimento continuo, e che ben si abbina al nuovo concetto che vuole essere di questo luogo, street - food - art.
Teo ha elaborato nel lontano tempo un'idea del conviviare, del lavoro legato alla terra e alle sue radici, inventandosi un piccolo locale a Piozzo (Cuneo), che mesceva la birra che produceva lui artigianalmente, abbinando cibi di qualità della filiera e rallegrando sovente l'atmosfera con la musica di gruppi raccolti nel mondo, che lo incuriosivano nei suoi viaggi.
Piozzo è una delizia di paese alle porte della Langa, quieto e laborioso, pietra e tradizione, e lui è stato un pioniere nel proporre una bevanda che non era consueta dei suoi luoghi: la birra artigianale.
Ha sempre visto lontano, lo vedi nei suoi occhi e nel suo modo semplice e schietto, che ama percorrere luoghi e progetti, e credendoci ha messo insieme un percorso fatto di continenti e persone.

La sua birra, messa in una bottiglia che ti porta subito a riconoscerla, ha sbarcato ovunque ed ancora andrà lontano e soprattutto ha dato impulso alla creazione di birrifici artigianali che altre persone, in altri luoghi, hanno portato avanti. E' al 100% naturale e solidale, non contiene coloranti né conservanti. 
Percorre i tempi e crea idee, porta lavoro e positività: il pane del nuovo locale di Torino, ad esempio, sarà prodotto nella casa circondariale “le Vallette” dalla cooperativa Ecosol nell’ambito del progetto LiberaMensa. All'entrata ci hanno donato il braccialetto colorato sempre prodotto dalla cooperativa del carcere, e che presto diverrà un cult, ne sono certa. 
Teo è attento ai dettagli e alla materia prima, a cominciare dal luppolo che coltiva nelle valli lucane e questo amore lo si ritrova in tutta la sua essenza ovunque, nei suoi prodotti e nelle persone a lui vicine.

Il nome Baladin, deriva dal francese, (cantastorie), e come i trovatori di lontana memoria delle sue valli, ispira la sua birra, che scorre nei calici particolari e di sua ideazione, fresca e dissetante: la Cortigiana bionda è una delizia... 

Lui ci ringrazia attraverso un megafono, si diverte con gli ospiti e i suoi dipendenti. Ha raccolto attorno a sè tutti coloro che han dato mano e possibilità al suo antico e nuovo progetto: dal bancario al commercialista, al pavimentista, al designer, alla persona che segue i dipendenti, ai tanti suoi lavoratori fatti arrivare con i pullman, tutti qui a chiacchierare, cibarsi e deliziarsi con la sua e le altre birre. Questo suo talento è il talento della provincia che è concreta e si impegna, è l'Italia vera e geniale.

Oltre alle birre, il menù sarà ricco di gusti: hamburger stagionale, di agnello con crema di pecorino e carciofo alla romana, hambo, con carne cruda di fassone, salsa all'uovo bio, senape e sale nero, scrocchette vegane, cioè falafel di fave, gnocco fritto con crudo di parma e burrata, le patatine chiamate "fatate", cioè le chips di patate, preparate al momento, aromatizzate con gusti originalissimi (dalla liquirizia all’aglio e pecorino, paprika dolce...). 
Ci saranno anche le patate“rustiche”, tagliate a spicchi e cotte con la buccia in due tempi, gli arrot fritti, cioè gli arrotolati fatti con pane tipo pita con pollo o salmone, e poi stinco alla birra e galletto estivo, oltre ai dolci del giorno, come cheese cake ai lamponi, mousse al cioccolato con croccante alla nocciola o tiramisù... 



La cucina è capitanata dallo chef torinese Ivan Albertin già responsabile di Petit Baladin Torino (San Salvario) e seguita a distanza dal mitico Gabriele Bonci.

L'inaugurazione al pubblico sarà il 21 marzo, giorno dell'equinozio di primavera, alle 18.30. Open Baladin Torino non è “solo” un locale, perché un ambizioso obiettivo guida il progetto: fare di Torino la capitale del nord della birra artigianale italiana. Come? Creando cultura birraria, argomento centrale del concetto “Open”.

Al banco di mescita, lungo oltre 9 metri, vi saranno oltre 38 birre alla spina...
Le birre che potrete degustare saranno per la quasi totalità provenienti da birrifici italiani, con una presenza permanente delle marche Baladin e Birra del Borgo. 
Di volta in volta, saranno presenti anche marche estere. Per quanto riguarda la birra artigianale di qualità, ci saranno ben 100 etichette selezionate...

Questa incredibile selezione birraria vi inviterà ad un confronto di gusti che ci vorrà tempo per attuare, e che sono sicura arriverete a compiere, perché ritornerete sempre con grande gioia a sedervi in questa casetta, guardando le finestre del palazzo vetusto di fronte, che trasuda storia e gloria e dove consumerete prodotti e passerete le vostre sere... non le solite sere, ma un insieme di vitalità e progetto di vita, che il Baladin e la prorompente mente di Teo vi infonde e coinvolge. Eccellenza che è nel cuore di Torino, città che amiamo. 
Grazie ancora Teo e anche al tuo staff... preparato e molto simpatico.

Open Baladin Torino
Piazzale Valdo Fusi – 10123 Torino
Nella prima fase di apertura Open Baladin Torino sarà aperto 7 giorni su 7 dalle 18:30 alla 1 di notte. 
Dopo Pasqua l’orario si amplierà dalle 12 alle 2 di notte.
In estate ci sarà ancora più spazio grazie a un dehors...

©PHOTO EDITING - elisa roattino

giovedì 13 marzo 2014

FOOD RECIPE - Budino crem caramel con amaretti e cacao

Il budino della mamma...

La ricetta è facile e veloce. Una volta fatto, la seconda lo farete ad occhi chiusi! 

Vi consiglio di utilizzare uno stampo per mezzo litro, in questo modo potrete fare la cottura nella pentola a pressione, che è decisamente più veloce.























          INGREDIENTI                                                                                                                          
  • 4 uova intere 
  • 5 cucchiai di zucchero
  • Mezzo litro di latte
  • 10 amaretti
  • 1/2 stecca di vaniglia
  • 2 cucchiaini di cacao amaro
           Per il caramello:                                                                                                                     
  • 3 cucchiai di zucchero e 2 cucchiai di acqua
Preparazione
Portare ad ebollizione il latte con la stecca di vaniglia. Sbattere in un recipiente velocemente le uova con lo zucchero, non è necessario montarle a crema. Aggiungere quindi alle uova gli amaretti sbriciolati, il cacao e il latte tiepido. Mescolare.
Per fare il caramello, mettere lo stampo sul fuoco e sciogliervi direttamente lo zucchero con l'acqua. Quando inizia a formarsi il caramello e diventa così liquido, farlo scorrere su tutti i lati dello stampo. 
A questo punto versare la crema nello stampo, coprire con della carta stagnola e inserirlo nella pentola a pressione, riempita con acqua che deve arrivare a circa 2/3  dello stampo. 
La cottura va fatta per circa un quarto d'ora dal fischio della pentola. Lasciare raffreddare quindi porre in frigorifero. 
Al momento della posa sul piatto, si può far scaldare il fondo dello stampo e scuotere un po' per poterlo sformare meglio.
È un ottimo dolce, un classico intramontabile!





































©PHOTO EDITING - elisa roattino