Cerca nel blog

Translate

venerdì 26 settembre 2014

FOOD PLACE - Una settimana in Sicilia - Parte 3

Catania
Caffetteria EUROPA 

Ed è subito momento  per una buona colazione a base di cassata siciliana e cannoli  al caffè Europa, situato vicino al porto e trionfante di squisitezze dolci e salate. 

Sarà una colazione degna si un banchetto dei re e ciascuno avrà davanti un piattino con cassate, cannoli, tiramisù, croissant enormi e fragranti; alle spalle un bancone elegante e trasudante specialità colorate e fresche. 

Si avvicendano avventori ricevuti dalla cortesia dei camerieri e l'aria si riempie di profumi e della calata catanese. 
Ogni città siciliana ha un suo preciso intercalare e una fonetica che ti fa riconoscere immediatamente la provenienza.
Ascolto e guardo divertita lo sguardo dei miei amici che sogna e si tuffa in tanta novità.





La sera si veleggia verso la movida catanese, dove il clima temperato promuove serate in giro, tra locali che offrono musica, ristorantini, street food che mette in menù anche la carne di cavallo, enoteche, drink, chiacchiere e amicale vitalità. Si ha imbarazzo della scelta, constatando inoltre che qui sino a sera tarda i negozi restano aperti, offrendo possibilità di acquisto e l'affabilità della calata catanese, con la mirabilia nostra che corriamo sempre per portare a casa la cena o togliersi sfizi, cadendo sovente poi sugli store che sono gli unici che lascano sull'orario.
Intanto acquistiamo mandarini per dissetarci nella notte, e metterli in una ceramica antica sulla tavola della nostra stanza; occhieggeranno profumando intorno.
La piazza del duomo è meravigliosa con le sue luci, l'obelisco con il suo elefantino sulla sommità, la fontana che gorgoglia, il grande complesso monumentale della basilica, i palazzi a fare da quinta, la vivacità delle tante persone che si incontrano, gruppi che fanno vivere la notte e nel procedere verso il corso principale l'albero luminoso immenso e sfavillante campeggia su tutto. Ci sono chiese e palazzi antichi, Catania ha una storia immensa di architettura e di angoli, vicoli e viuzze dove ti perdi dentro la meraviglia della cultura e del vissuto.

Caffè GLAMOUR
Scegliamo in un vicoletto un piccolo e delizioso ristorantino/enoteca dove all'interno suonano musicisti jazz e la cantante gorgheggia suadente. 

Il fritto di paranza è croccante e sapido, la frittata con i carciofi e soffice e molto saporita e tra il gustare e sorseggiare un vino bianco siciliano doveroso, prepariamo i giorni a venire. Il locale si chiama GLAMOUR, il servizio è celere e le persone simpatiche e competenti.






Nel frattempo, rifocillati, si prendono i contatti con il luogo che ci accoglierà, felici di avere tepore e quel trambusto attorno, di una città viva e mediterranea con i suoi suoni e colori, il suo vivere indaffarato ma con la lentezza dei gesti, per prendere la vita con la dovuta calma che ci vuole.
Il conto arriva e ci stupiamo tutti che sia così economico in un posto così elegante e così curato, con i prodotti squisiti e sempre freschi. Ci raffrontiamo subito su ciò che si avrebbe pagato su al nord, concertiamo su il doppio se non il triplo.

La notte ci accompagna per il lungo tragitto nella via Garibaldi oramai quieta e sonnolenta, risuonano i nostri passi sulle pietre e lassù si staglia  porta Garibaldi  con la sua piazzetta circondata da alberi di agrumi.
E poi, giù per le strette strade del borgo per imboccare la super strada verso Marzamemi dove ci attende il mare. Il sole ci accompagna lungo il tragitto, costeggiando città quali Siracusa, meta dei prossimi giorni, e Noto che occhieggia lontana, con il suo campanile ritrovato e i mostri a corolla frutto di dissennato lassismo dei lontani anni del boom. Sempre in agenda per prossimi giorni, meritano attenzione e passo adeguato, con tanto da vedere, vestigia protette dell'Unesco e adeguata degustazione di prelibatezze.




venerdì 4 luglio 2014

FOOD PLACE - Una settimana in Sicilia - Parte 2

Agira

Prosegue in nostro viaggio in Sicilia.
Ripartiamo alla volta di Agira. Prima tappa e soggiorno per alcuni giorni, di lì partiremo per andare ovunque, essendo centrale ed equidistante da luoghi noti e non di questa meravigliosa isola.
Il tragitto ci avvolge nella piana occhieggiante di aranceti e limoneti, di verde smagliante di vegetali e il candore del gigante che riflette i raggi dorati.
Lontano come roccaforti si stagliano i borghi e gli agglomerati, posti là a salvaguardia dalle invasioni, ed alla cima quasi sempre un rudere o un castello di araba memoria. Qui han galoppato prima tanti eserciti e conquistatori, via via verso il progresso e la rinascita, portando a noi vestigia importanti che si rivelano anche nel colore dei capelli, negli occhi e nelle fisionomie.
Ci inerpichiamo per la strada che sale alla cittadina meta del viaggio e intorno cambia il paesaggio, colline ben lavorate con il verde del grano che sta crescendo, essendo la valle del Dittaino il granaio prima dei romani ed ora per la nostra economia agricola, degno di nota. Mucche e pecore pascolano silenti, avvolte dalla leggera brezza che si ritrova verso le alture e piccoli casolari a ricovero di armenti e persone.
Accolti nella struttura avvolta dal silenzio e da sguardi guardinghi di gatti che ci indagano, entriamo nelle nostre casette appartamento dove impegno e intelligente cura nell'allestimento tenendo   uno sguardo al passato e un altro dritto verso il futuro con arte e design.
Alcuni anni or sono, portata da un amore lungo e importante, avevo già conosciuto la cittadina di Agira, luogo di storia e antiche vestigia. Un paese cresciuto sulle roccaforti delle colline, con la piana che costruisce lo spartiacque della vallata, dove si coltivano grano ed agrumi. Antichi borghi e storia, costruzione di un passato di dominazione di molti popoli, culture differenti e la ricerca di un nuovo futuro.
Il borgo è in alto, con vista sulla piana, lo sguardo posato sul vulcano Etna che è possente e sempre in movimento, nei bagliori della neve e il lontano fragore delle eruzioni che arrossano la notte. Anni or sono, con alcuni amici, abbiamo ripreso la parte dell'antico borgo, adagiato sulla vetta della piccola montagna, sotto lo sguardo silente del castello arabo e attorno fichi d'india e ulivi. Il fragore dell'agglomerato abitativo è lontano, le mura  cadenti sono state riattate per nuove accoglienze e nuovi intimi progetti, ridando vita e armonie, lavoro e possibilità.

Trattoria Belvedere
L'ora del pasto quotidiano si fa sentire e quindi andiamo ad una piccola trattoria accanto alle strutture, perché l'enoteca legata all'albergo diffuso nel periodo invernale apre solo alla sera.
Il piccolo ristorante si denomina Belvedere ed è gestito da tempo immemore da una famiglia originaria del luogo, con il patriarca bonario e rubicondo che ci accoglie attorniato  già  da una terza generazione che gioca e prova a concludere i compiti delle vacanze natalizie.

RICETTE – ANTIPASTO SICILIANO e pasta con ragù e pasta con broccoli
Uno svariato antipasto siciliano composto da melanzane sott'olio, pomodori secchi cunzati, carciofini con finocchietto selvatico, le foglie dei capperi lessate e saltate in padella, foglie di broccoli lessate e condite con olio generoso, aglio e succo arancia, salsiccia pressata, salame nostrano dei suini dei monti Nebrodi, pecorino stagionato, ennese fresco, ricotta condita con olive e capperi, frittata con gambi di carciofi.









A seguire della pasta di casa condita con un ragù di carne – quello cotto lentamente e fatto asciugare dentro la salsa di pomodoro messa via nella stagione calda – e altra pasta sempre di semola condita con broccoli, acciughe, pinoli, finocchietto selvatico e aglio. 
Il tutto accompagnato con del vino generoso dell'etna e un pane di casa molto saporito. 
Il conto veramente minimo e si delinea ogni volta lo stupore dei miei commensali, corre sempre veloce il paragone con il nord. 

sabato 14 giugno 2014

FOOD PLACE - Una settimana in Sicilia - Parte 1

Una settimana alla ricerca delle mie radici: Sicilia, isola meravigliosa

Introduzione e Casealborgo
Le mie radici sono siciliane, provengo da una antica famiglia di Catania, spostatasi al nord per seguire un amore e gli affari. Queste sono le mie radici della parte paterna, quella materna invece sono del nord est italiano, contadine e  legati alla produzione di vino, che ritrovo anche nella nonna paterna.
Due antitesi che han intrecciato caratteri e personalità nella discendenza, ma altresì dato sostanza al quotidiano e alla colta intelligenza.
Case del sogno

CASEALBORGO è un albergo diffuso che ci accoglie per una manata di giorni, un borgo ritrovato con un sapiente restauro dando vita a luogo, pietre, storia dimenticate ed oramai votate all'oblio. (http://www.casealborgo.it)
Anche il cibo è ricerca del territorio e sul territorio, la gestione del ristorante, che si chiama Food & Beverage, è affidata a giovani competenti, e questo sta portando buoni risultati.

Casa Diodoro Siculo
Sono sorti sul territorio siciliano, come per altre parti della nostra penisola, birrifici artigianali e qui si serve un prodotto di eccellenza.

Sono le stanze un richiamo ai personaggi che han dato lustro nelle arti e nell'impegno di questa terra forte e generosa, ricca di storia e cultura. 
La cura nei dettagli, serve a concedere un rimando forte alle radici e al godibile design e nelle cose del quotidiano stare.







Casa bufalino

La terrazza che fronteggia la piscina, dove nel tempo clemente ci si può prendere il sole e tuffarsi, guardando la piana che cambia col mutare delle stagioni e del ciclo delle messi, oppure il vulcano lontano o il lago Pozzillo che brilla sotto il cocente solatio meriggio.
La piscina
Il sole accompagna i giorni di vacanza, che per alcuni di noi sono luoghi ignoti e mai visitati,  
in particolare per colui proveniente da un continente lontano ed affascinante, quale l'India.
Il freddo del nord è lontano, la nave traghetto che ci ha accolti a Napoli ci deposita in una solare Catania, con  sfondo l'Etna innevato e sbuffante, in un mare calmo dopo una notte di furia degli elementi.



Il mattino ci accompagna, ancora con il sole, dopo la notte rosseggiante dal fuoco dell'eruzione dell'Etna che ha rischiarato la notte piena di stelle e tuonato nelle viscere del mondo. 
Lì presente, accanto ad un manto di neve che lui solca con il rossore del magma e giganteggia imprimendoci la sua presenza, la sua volontà che non ci intimidisce, ma ci fa rimirar tanta gloria della natura.

mercoledì 11 giugno 2014

FOOD RECIPE - Sardine fritte con zucchine

Tempo di pesce! 

Sono andata in pescheria, e ho scelto le sardine, un ottimo pesce azzurro, poco costoso ma molto gustoso. Sono conosciute anche con il nome di sarde, comunque la sardina è un parente stretto dell'acciuga, ma si differenzia da questa: ha il dorso verde-azzurro e può raggiungere i 20 cm di lunghezza. Le più grandi sono chiamate "sardone".
Le sarde si possono cucinare in vari modi, io le adoro in questa versione. Fritte, con le amate zucchine.
E' un piatto abbastanza veloce, tranne per il fatto che bisogna pulirle bene prima di cucinarle.
Ne varrà la pena e il piatto si svuoterà velocemente.

Ingredienti                                                                                                                                       
1 kg di sarde
pan grattato q.b.
1-2 uova
farina q.b.
olio d'oliva
5 zucchine
1 limone
prezzemolo per guarnire



Preparazione
Prendete le sarde, eliminate la testa, apritele a libro, togliete l'intestino e diliscatele, sciacquatele bene sotto l'acqua corrente e asciugatele con carta assorbente. Preparate un emulsione con un limone e poco olio e versatelo sopra le sarde, lasciandole marinare, per almeno un'oretta.
Lavate le zucchine e tagliatele a bastoncino.
In una ciotola sbattete velocemente le uova. Preparatevi due recipienti con farina e pan grattato. Quindi infarinate le sarde, poi immergetele nell'uovo e successivamente asciugatele nel pangrattato. Procedete così anche per le zucchine.
Fatele friggere in una padella caldissima con olio d'oliva, e scolatele su carta assorbente per togliere l'unto in eccesso. Salate leggermente e servite su un piatto di portata spolverizzando con del prezzemolo tagliato fine.

©PHOTO EDITING - elisa roattino

mercoledì 4 giugno 2014

FOOD WORLD - Ortinfestival 2014 - Venaria Reale

ORTINFESTIVAL: quattro giorni
per comprendere e sognare

Il sole si adagia sulla reggia, sono lontane le nubi che han portato le piogge, i fiori del giardino sono inebriati dal tepore, sbocciano e illanguidiscono.
Ortinfestival è organizzata da Vittorio Castellani in arte Chef Kumalè che ha messo in essere una meraviglia senza pari.

Il giardino della reggia si anima con le piazze dedicate a tutto ciò che è il regno vegetale e al cibo costruito attorno ad esso.

Sotto le tende ci sono le donne del riso che raccontano il loro lavoro anche attraverso immagini e logo disegnate da un'artista olandese; il riso porta il nome di chi lo produce: abbiamo Alessandra, Elisa, Francesca,Benedetta, che sono innanzitutto unite dalla passione per il buon cibo, la natura e la risaia. I cartoncini ci raccontano di loro, dei sogni, prospettive e futuri... e tutti i prodotti dell'orto che ti consegnano in giornata sono km zero... 
Per informazioni: www.ilrisodelledonne.it
www.leverduredelmioorto.it


C'è la giovane architetta del paesaggio che si innamora di un ragazzo che allestisce i giardini 
e usa la materia legno in modo differente. (http://www.ginkgo-giardini.it).
Le sue sdraio o i cassoni per allestire il tuo orto anche sulla terrazza sono singolari e ben ideati. Si sono inventati un regalo di nozze insolito, l'allestimento del giardino o della terrazza di casa. È un'invenzione fantastica, che risolve a molti il problema di accudire e abbellire il giardino di casa... in linea con il nuovo sentire verso la natura e i suoi componenti: i fiori. 
Infatti impiantano le antiche varietà, quelle che alloggiano nei prati e nei nostri boschi e che la maggior parte di noi avevano dimenticato, fiori che di solito vengono estirpati. 
Un lavoro meraviglioso, il loro, e con un futuro certo promettente (http://www.suingiardino.com)

C'è poi l'architetta artigiana che introduce il tadelackt, l'arte nel decorare muri e piastrelle che proviene dal Marocco, dove si usano prodotti naturali, con un prodotto finale che è suadente e sensuale, nonché meraviglioso. (Per info: martasorrentino@gmail.com).

Quei blu, quei terra ocra, quei rossi che sanno di oriente e che ti regalano gioia agli occhi e profumi, perché una delle componenti del tadelackt è il sapone nero.
Abbiamo incontrato lo stand delle ceramiche del vasaro, Alberto Bagetto, con il suo grès che è vaso e ciotola dai colori rosso intenso e verde, che tornisce all'istante ed è disponibile sempre ad ogni tua richiesta. Il suo packaging è molto differente: consiste in un sacchetto di carta con dentro il fieno che ripara i manufatti dal travaglio del trasporto. (http://www.albertobagetto.it)

Un'altro stand della ceramica era occupato da "Terre della Torre", composto da una coppia giovane che lavora l'argilla utilizzando l'antica tecnica del colombino cuocendola poi a raku, e il finale produce colori e suggestioni che sanno di natura e di antico.

C'erano le spezie di Sd Spezie.com, con l'estratto di vaniglia che proviene dal Madagascar ed è la più pregiata... 
Oppure lo stand del peperoncino calabro in mille modi preparato ed usato.

Le erbe aromatiche erano presenti in molti siti, con varietà introvabili, quali il basilico riccio, aneto, sedano di monte  o pimpinella, rabarbaro e rafano. (http://vivaionaiadi.blogspot.it)
.




Vivendo in Italia molti stranieri, è sorta la necessità di dare a loro uso continuativo delle  spezie ed erbe aromatiche, ed in Carmagnola e anche altrove sono nate molte aziende agricole e orti gestiti da questi stranieri, soprattutto dai cinesi che han fatto impresa.
(www.facebook.com/pages/Fratelli-Gramaglia).
Le piante officinali e le piante decorative che rallegrano il nostro quotidiano erano rappresentate dai vivai più rinomati.
Per quanto riguarda i vegetali di consumo la Coldiretti ha portato il suo meglio ed hanno allestito orti in varie modalità, anche con le qualità estere che hanno trovato luogo anche qui da noi.
Un contorno meraviglioso a quello che è già il giardino della reggia e le sue vasche e peschiera.
Non solo orti: anche esposizioni artistiche ispirate al mondo giardino: le ceramiche di Paolo Valenti a Venaria, un bellissimo colpo d'occhio, composto da tante  ninfee-ceramiche.

Lo show cooking ha visto il best dei best ai fornelli, introdotti da Vittorio Castellani o da giornalisti del settore, ed hanno costruito piatti all'insegna del vegetariano e dei prodotti nuovi che si affacciano sui mercati: vedi alla voce cavolo cinese o germogli di soja, oppure lemongrass.
Uno dei piatti cucinati dallo Chef Ferrero del Marchesino 
di Milano
Il Gardenia di Caluso con la sua chef donna, Joja di Milano con Leumann, il Marchesino di Milano con lo chef Ferrero che ha cucinato un meraviglioso risotto con ciliege, o la arzilla e simpatica signora campionessa mondiale di pesto... ed ancora i luoghi dei cibo con lo street food anche vegano. 
Il camioncino del Gardenia di Caluso con il suo cartoccio di fritto misto vegetale che è saporito e gustosissimo, accanto alla carne che cuoce sulla brace e tutti assieme si può indugiare nell'imbrunire per adempiere ad un antico rito.
Mondi e genti che qui sono rappresentati in maniera eccellente, con le varietà, le intelligenze e le modalità che oramai han contaminato anche il nostro quotidiano conviviare e vivere.

Abbiamo potuto osservare gioielli costruiti con le verdure o con legni pregiati e troneggianti con piccoli cactus, nati dalla genialità di Barbara Uderzo, un'artista vicentina...
Barbara Uderzo mentre costruisce gioielli con le verdure: uno spettacolo molto originale!

Oppure le opere in Fiber Art di Silvia Beccaria, di studio Filarte: la definizione di “fibra” viene da lei estesa ad includere sia i materiali tradizionali della tessitura come lana, lino, stoffa, tessuti, sia – e principalmente – quelli mutuati da altri ambiti operativi come carta, gomma, plastica, metallo, celluloide e quant’altri, fino ad inserirvi anche spighe e foglie di grano secche. Comune denominatore fra i tutti: la tessibilità, la loro adattabilità al telaio, alla rigida flessibilità della trama e dell’ordito.
Silvia progetta e realizza opere tessili e gioielli contemporanei ispirati alle gorgiere storiche, e partecipa a numerose mostre d’arte in Italia e all’estero.
Un'opera esposta di Silvia Beccaria

Dopo l'arte, torniamo al cibo: c'erano tantissime bancarelle con i prodotti migliori, non possiamo elencarvele tutte! Una tra le tante: era ricchissimo lo stand dei caprini francesi, perché le varietà sono infinite e così la costruzione e stagionatura.

C'era anche il cinema, l'angolo per il racconto del costruire orti e luoghi, o le api urbane che sono state tracciate e così possiamo acquistare un miele del quale conosciamo l'origine.

Ci ha affascinato la natura e la bellezza di Venaria Reale, che è storia e patrimonio dell'umanità e in questi giorni è stata invasa da migliaia di persone, rallegrate dalle band dixiland, orchestrine, spettacoli e parole in seminario.
Molti i laboratori dedicati ai piccoli, perché la natura la si deve conoscere ed imparare, per costruire un mondo migliore e proteggerlo.

Un successo, qualche piccola aggiustatura per il prossimo anno, ma credo che si possa definire un primo passo molto riuscito, molto ben organizzato e che sicuramente avrà un seguito, una seconda edizione che vedrà ancora il meglio.
Una parola dedicata alla meraviglia del villaggio blogger con allestite le tende per il soggiorno, e i fortunati hanno potuto dormire con grilli e lucciole, svegliati dai canti degli uccelli che abitano la reggia... un meraviglioso risveglio!
Molti gli sponsor che han contribuito a questa edizione, realizzata dal Consorzio della Venaria Reale e curato da Vittorio Castellani che con il suo staff ha messo in essere un progetto importante e veramente di grande impatto emotivo, certamente una tappa verso l'Expo di Milano che ci racconterà il pianeta verde e il nutrimento dell'umanità.



Racconti anche visionari, ma che servono per il buon cammino di questo millennio, dove la terra ci richiede sempre più rispetto e affascinanti nuove possibilità.
Il talento era espresso bene, ben rappresentato, soprattutto rincuorante vedere i molti giovani che stanno facendo impresa nel biologico e nell'agricoltura sostenibile e alternativa.

Venendo via dalla Venaria, eravamo stanche e felici, rincuorate da incontri e modalità che ci hanno fatto bene e ottimiste per un mondo differente, ecologico e a portata di ciascuno.

Grazie al Consorzio, allo staff di Ortinfestival e al curatore Vittorio Castellani in arte chef Kumalè, che da tempi non sospetti ha praticato e percorso le strade del cibo dei paesi altri e perorato cause verso questo buon coltivare e vivere.

Sicuramente, arrivederci al prossimo anno.


©PHOTO EDITING - elisa roattino

martedì 20 maggio 2014

FOOD HISTORY - Buon compleanno, NUTELLA!

50 ANNI ed essere sempre, immancabilmente... ever green!

Sono cinquant'anni che è stata messa in commercio ed è sempre come ieri. 
Una passione alla quale nessuno rinuncia, aprire quel tappo e mentre lo sviti ti assale quel profumo che ti mette di buon umore.
Mi ricordo un lontano giorno a Bologna quando per divertimento, facevo lezione a molte signore di una certa età sulla bontà del cioccolato come scacciapensieri, in sostituzione di certe medicine e brandendo una fetta di pane lo spalmavo con generosa crema prelevata da un enorme barattolone di Nutella... “bread and chocolate” sentenziavo e ci tuffavamo con gusto, macchiandoci labbra e naso con la crema.
E' la più famosa spalmabile nel mondo ed è nata per l'appunto nel 1964 dalla mente del fondatore della Ferrero: il signor Pietro che ne ha passato al figlio Michele il goloso testimone e questo ultimo ha pensato di rafforzare la vendita e dalla provincia passarla al mondo. La provenienza è la città di Alba che è ricca di storia, e nel suo centro storico ora vi sono ristoranti che dal mondo vengono per degustare preziosi manicaretti. Detengono anche una Fondazione che si occupa meravigliosamente di arte e cultura e editano libri sempre molto ben costruiti e importanti. Attorno c’è un paesaggio e gente tenace e concreta, con i filari della vite che ingentiliscono paesaggi e profili e i passeggi per i borghi che ti rimangono attaccati nella memoria.


Si chiamava “supercrema” e lui la fece diventare NUTELLA usando NUT che in inglese vuol dire nocciola con una desinenza cremosa, che ora sul mercato delle industrie ha un peso quotato in borsa e la vendita di mille tonnellate di prodotto al giorno sul pianeta terra.
L'hanno poi spalmata in vari altri prodotti dell'azienda, come ad esempio nei cioccolatini e negli snack, ma da sola è la principale golosità che ci si concede già dal mattino. 






Mette allegria, dona il buon umore, ti toglie le ansie nei momenti bui, ti fa tuffare dentro con foga quando hai una perplessità.

Anche Nanni Moretti la immortalò in un suo film, con un barattolone gigante, come metafora del tuffarcisi dentro e cancellare ogni dubbio ed angoscia; proprio perché il cioccolato è questa panacea e ti riporta ad essere bambino e darti placido momento gustoso tutto per te.
Ora le nocciole per tanta merce non sono più solo piemontesi, ma provengono dai mercati turchi, così come l’olio di palma dalla Malesia, cacao dalla Costa d'Avorio e Nigeria, la vanillina dagli Stati Uniti. Insomma una globalità che trova poi rimando nel trovarla su tutti gli scaffali di markets e negozi del pianeta.
E' un vanto per questa sabaudia che è patria della pasticceria al cioccolato, quando a metà dell'Ottocento i pasticceri valdesi cominciarono a sostituire il cioccolato con le nocciole, per sopperire ad un prezzo esoso dato dal blocco delle importazioni imposto dalla Francia. Le nocciole non costavano nulla e tendevano la materia cremosa, forza nel sapore e anche quella certa finezza nel gusto.

Vi fu un certo pasticcere piemontese, tal Michele Prochet a commercializzare il primo gianduiotto in coincidenza con il Carnevale di Torino ed era il 1864; da quel dì lontano la cultura alimentare piemontese compì un connubio che non ha mai conosciuto crisi.
Ora la nostra detiene un potere commerciale alto, domina la classifica nel mondo delle creme in vasetto, mentre altri piccoli pasticceri e imprese artigiane ne continuano la tradizione con ricette eguali ma con piccola commerciabilità.
Personalmente acquisto la prima e anche le seconde, portandola anche con me in India, sin quando ne ho trovata sugli scaffali di un market ed allora me ne approvvigiono in loco. Anche gli indiani ne sono golosi e infilano dita e cucchiaini con gli occhi che si illuminano.

Si può usare per il gelato, in questo caso la mixerete a freddo aggiungendola a latte, panna e zucchero.
Per la brioche, farcendola con la sac a poche, volendo diluendola con un poco di marmellata fluida o con un cucchiaino di panna.
Per una crostata di frolla, amalgamando la crema con qualche cucchiaio di ricotta e una spolverata di nocciole tritate.
Per i muffin fatti di farina, zucchero, lievito mescolati con uova, latte, burro fuso e poca crema. Negli stampini con la pastella un cucchiaio di crema fredda e poi infornare.
Per i biscotti mettendo pari quantità di crema e farina e un uovo intero. Versare poi con i cucchiaini l’impasto sulla placca del forno foderata con silpat e 8 minuti dopo avrete una bontà guduriosissima.
COURTESY http://redmango.tumblr.com/
Gli ingredienti per questa crema sono le nocciole ed è preferibile sempre la tonda della Langhe Igp, chiaramente ne stiamo parlando se volete esprimervi in loco e farvela da soli. Sono comunque la base anche di quella industriale Ferrero. Il cacao verrà separato dalla massa del suo grasso pregiato e immettendo il burro di cacao nella miscela si otterrà spalmabilità e fragranza.
Poi c’è lo zucchero, da quello bianco a quello di canna grezzo con il latte che è rigorosamente in polvere e quasi sempre in versione magra. Ma può essere sostituito utilizzando il cioccolato al latte e per i vegani niente latte oppure latte di soia o di riso.
Infine la vaniglia che è di prima scelta, utilizzando i semi dei preziosi baccelli di Vanilla planifolia Bourbon del Madagascar o dell'isola della Reunion. Nelle produzioni di basso costo si mette la vanillina.


L'industria Ferrero ha poi usato fior fiore di pubblicitari e copy per far conoscere questo brand e ci sono riusciti davvero con molta efficacia tant'è che nessuno rinuncia a mettere nella borsa o carrello questo prodotto.


Il brand è il nome che identifica un prodotto di un determinato marchio e il primo brand della storia deriva dal nome della cuoca di Proust che determinò la Madeleneitte biscotto che lo scrittore evoca. La sua cuoca si chiamava Madeleine Paulmier.
Così i playboy vengono chiamati dongiovanni perché Don Giovanni di Mozart era un playboy e così oramai ogni brand viene scritto con la minuscola e pure la nutella lo è, segna il successo e l'eccellenza appunto. Si ha una commistione  che però dal punto di vista commerciale talvolta ne determina anche esclusività, nonché controlli per legittimarla e rimandare il nome comune a quello proprio.
Appunto per questo il naming più recente flirta con la grammatica e prende i suoi nomi propri nel vocabolario e crea una zona franca lessicale fra specie merceologiche e singoli prodotti, dando affidabilità al brand e un colloquio intimo e privato, rivestendo industria di naturalezza e intima focolare vita.

Resta comunque un gustoso snack o una colazione energetica, una pausa del quotidiano affanno, oppure una chiusura di giornata, lì nel “bread and chocolate” che ti fa sporcare dita, punta del naso e labbra e ringrazi coloro che han racchiuso tanto cremoso supporter emotivo in un barattolo, che talvolta lavato poi racchiude altri alimenti e ritorna utile sugli scaffali della tua quotidianità......ringrazi i Ferrero e anche colui che nel lontano Ottocento ha impastato tali ingredienti ed ha dato vita a tutto questo.

lunedì 28 aprile 2014

FOOD THE WORLD - Potere alle donne: le nuove frontiere nella difesa dell'ambiente e nell'eco-sostenibilità alimentare

E' in atto una rivoluzione nel cibo? 
Sarà guidata da un cromosoma con due X, cioè quella al femminile e sarà una ricerca di un cambiamento nel campo alimentare, affinché divenga equo e sostenibile.
Sono molte le donne che guidano questa rivoluzione in tutto il mondo: partendo dall'ecologia hanno guidato e guidano questo cambiamento verso un cibo sano e giusto, accessibile e meno costoso.
Attiviste, scienziate, blogger, chef, agricoltrici, business women, ambientaliste: una massa critica che si impegna a tutti i livelli della catena alimentare.
Questo perché alle donne è quasi sempre delegato il confezionare il cibo quotidiano per sé e per la propria prole-famiglia e quindi attente a ciò che è meglio, con un occhio di riguardo verso il non sciupare una risorsa che è importante, verso il sfamare parte del continente che ancora versa in sofferenza, verso la modalità di coltivare e pensando che il cibo è un mezzo per promuovere la democrazia, i diritti umani e l'eguaglianza fra i sessi.
Nell'elenco delle 13 persone più influenti in campo alimentare, vi ritroviamo molti uomini chef e giornalisti ma anche quattro donne, tra le quali nessuna di loro è chef. 
Vi è per esempio Vandana Shiva: la famosa attivista e ambientalista indiana, che ha già ricevuto il premio nobel "alternativo" nel 1993, denominato Right Livelihood Award.
Vandana Shiva

E' famosa per le sue battaglie contro la cultura OGM e l'introduzione di questa nel territorio indiano. Una frase sintetizza la sua battaglia contro la globalizzazione e per la coltura libera dei semi, in favore della biodiversità: 
« Noi possiamo sopravvivere come specie solo se viviamo in accordo alle leggi della biosfera. La biosfera può soddisfare i bisogni di tutti se l'economia globale rispetta i limiti imposti dalla sostenibilità e dalla giustizia. Come ci ha ricordato Gandhi: "La Terra ha abbastanza per i bisogni di tutti, ma non per l'avidità di alcune persone". »
Al di là della lista vi è comunque una chef,  Alice Waters, americana, divenuta famosa perché ha convinto Michelle Obama a creare l'orto biologico alla Casa Bianca. 

Alice Waters
E' pioniera del cibo a chilometro zero e mentre cucina e scrive, insegna a milioni di studenti cosa significa responsabilità sociale, ecologia e autonomia dall'industria.

Jamie Oliver ha cambiato le modalità nelle mense scolastiche americane, lei è andata oltre ed ha trasformato studenti in contadini, con un progetto che coinvolge i ragazzi di 3000 scuole nel mondo, prevedendo che siano gli stessi a coltivare negli orti scolastici il proprio cibo e cucinarlo.
Jamie Olivier

Poi vi è Anna Lappè che, con la madre, ha fondato un organo ambientalista che promuove la democrazia in modo che i cittadini si impegnino a creare una cultura di inclusione, giustizia e responsabilità reciproca.
Anna Lappè

Attraverso il sito Food Mythbusters smaschera i segreti di Big Food, ovvero l'industria alimentare che manipola i gusti dei bambini con strategie di promozione, sponsorizzazione e pubblicità. 
Spinge molto sul junk food che non è un problema soltanto dei paesi sviluppati, ma coinvolge anche quelli sotto sviluppo. 
E' guerra aperta contro i Mc Donald's...



Elle Gustafson scrive e spinge anche lei sull'argomento, raccontando che a partire dal 1980 si è incominciato a coltivare in modo abnorme il mais geneticamente modificato che ha messo in ginocchio i piccoli agricoltori e ha contribuito all'incremento di cibi con alta dose di sciroppo di mais. 
Ellen Gustafson

"La povertà e la fame", scrive, "non derivano dal destino, ma da scelte distruttive fatte in questa parte del mondo".
Assieme ad una amica sin dal lontano 2006 in università hanno inventato le borse di cotone biologico che sono divenute oggetto del desiderio per celebrities e fashioniste.
Con la vendita di una borsa si prevedeva di dare da mangiare a un bambino in un paese in via di sviluppo per un anno. Un'idea che ha avuto un successo incredibile ed ha portato a dare 65milioni di pasti nel mondo.
Bisogna cambiare l'industria e non solo cambiare dieta o stile di vita, promuovendo il kilometro zero, ma spingere anche le frontiere della scienza per nutrire una popolazione che nel 2050 raggiungerà i 9 miliardi di persone.

Ci sono scienziate che stanno combattendo una guerra contro i batteri che impestano le piante dei raccolti, soprattutto in Kenya; portano avanti esperimenti quali il trapianto di alcuni geni che resistono al batterio dal riso e a quello delle banane, aggiungendo molecole che ostacolano le infezioni. Se tutto va per il verso giusto si adotterà anche ai raccolti di riso e manioca, sostenendo che l'OGM può andare pari passo con la biodiversità e la conservazione dell'ambiente. Bisogna rendere le piante più sane e efficienti, in modo che si possono incrementare le pratiche per conservare la biodiversità e preservando l'habitat.
Vi è poi la scienziata canadese Isha Datar che sta sperimentando la carne in vitro e alternative vegetariane, insistendo che la gente deve porre fiducia nella scienza, se questa è corretta ed apportatrice di novità importanti e sane per alimentazione del mondo... 
Isha Datar

Questo per portarsi verso un futuro dove la carne è cultured, un nuovo processo verso un nuovo prodotto come lo è stato in passato per birra, pane e yogurt. La carne in coltura ci spinge a pensare che questa carne sia più civilizzata.
La carne in vitro nel progetto di Shiva

E' la seconda rivoluzione verde, per distinguerla dalla prima degli anni '60, che ha portato agricoltura intensiva e disastri. Questa sarà incentrata sulle donne perché sono loro che, lavorando nei campi, vendendo il raccolto al mercato e cucinando, saranno spina dorsale nella catena alimentare.
Le donne sono il quarantatré per cento della forza lavoro agricola del mondo e in molti paesi in via di sviluppo arrivano anche all'ottanta per cento, coltivando quello che la gente mangia davvero come frutta, verdura e cereali, invece che grano e mais che servono da ingredienti base per altri prodotti.
Ma le donne non hanno lo stesso accesso alle risorse, alla terra, al credito, ai servizi, all'istruzione degli uomini.
Quindi troviamo Amrita Patel che ha fatto da battistrada nel campo portando l'India a essere la più grande produttrice di prodotti caseari nel mondo, proteggendo i piccoli produttori, soprattutto quelli legate al mondo femminile, che ora considerano la produzione del latte remunerativa.
Amrita Patel

Lei è veterinaria e ha la passione per l'ambientalismo, non si ritiene una business women ma felice di far sì che le donne facciano affari e si mettano in condizioni di guadagnare regolarmente.

L'Unione Europea e l'ONU mettono la sicurezza alimentare al centro delle politiche di sviluppo e non è un caso che la FAO abbia dichiarato il 2014 Anno Internazionale dell'agricoltura famigliare, che ha un ruolo importante non solo nella battaglia contro la fame e la malnutrizione, ma anche nella creazione di posti di lavoro, nella conservazione di una cultura indigena, nella sostenibilità.
Le imprese famigliari agricole per lo più non riescono a produrre abbastanza per i propri fabbisogni e quindi occorre difenderle in modo adeguato, soprattutto quelle legate alle donne che lavorano nei campi ma non li possiedono e non possono lasciarli in eredità.
In Italia arriva F.I.C.O. che sarà una fabbrica italiana contadina e una specie di parco tematico dell'alimentazione, dedicato all'enogastronomia italiana, dalla produzione alla tavola.
Stalle, acquari, campi, orti, laboratori, ristoranti per insegnare alle nuove generazioni come conoscere, apprezzare e difendere la biodiversità del cibo in Italia.

Sarà inaugurato nel 2015 negli spazi del CAAB dopo la chiusura dell'Expo milanese che è dedicato al cibo.