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lunedì 27 ottobre 2014

FOOD THE HISTORY - George Auguste Escoffier

Il cuoco dei re. Il re dei cuochi

Scrivere e raccontare di George Auguste Escoffier significa parlare dell'imperatore del gusto nonché del promotore della cucina francese. 
Lui sosteneva che l'arte culinaria doveva essere praticata con semplicità, valorizzando sapore e nutrimento dei cibi.
Questo suo pensiero l'ha perorato tutta la vita, lavorando indefessamente per costruire luoghi dove si santificava l'arte del gusto.
Come per molti uomini di quel tempo, iniziò a lavorare a 13 anni nelle cucine di uno zio in quel di Nizza; furono anni dove tutto il suo giovane sentire lo applicò all'arte dell'apprendere, tanto che a 19 divenne capo cuoco al seguito dell'Armat del Reno. Furono anni di guerra: fu al servizio del grande generale Mac Mahon, prigioniero a Sedan.
Appuntava tutto, verificava, progettava nel minimo dettaglio, un'arte che i cuochi di Francia han sempre avuto, allo stesso modo di illustri colleghi del passato. 
Per citarne qualcuno: Taillevent, Careme, ed ancora oggi i grandi chef sono ottimi organizzatori e imprenditori.
Finita la guerra ritorna a Nizza per lavorare sempre come capo cuoco e intanto il vento della Comune a Parigi spazza via teste e pregiudizi. Ritornando alla normalità lui sbarca al Petit Moulin Rouge che era frequentato da Gambetta, Princes de Galles, Sarah Bernardt e sempre il suo antico datore di lavoro, il generale Mac Mahon.
Fu un successo per i suoi menù, che lo renderanno celebre in futuro, con innovazione e sempre un occhio al passato glorioso della cucina del suo paese. 
I suoi menù sono veramente un'ottima fonte di studio per imparare ad organizzare una mise en place di stagione e di recupero. Possiedo il libro edito in Italia nel 1983 da una piccola casa editrice canavesana Serra e Riva ed è stato e ancora lo è fonte di consultazione per i miei studi e lavori.

Corre il tempo, cresce e diviene adulto, così che a 30 anni apre un suo ristorante a Cannes: Le Faisan Dorè; dal momento però che non è sua intenzione abbandonare gli avventori illustri della ville lumiere, segue con i suoi menù e la gestione di molti suoi ristoranti, ubicati non solo in Parigi ma anche in altre città importanti di Francia.
Amando progettare e sfidare il suo talento e la sua conoscenza, fonda una rivista: Art Culinaire, che ancora oggi viene editata con il nome di Revue culinaire.
Il 1883 è però l'anno della svolta: tramite il collega Jean Giroix prende contatto con l'uomo cardine del cambiamento, che l'avrebbe reso maestro assoluto della ristorazione, Cesare Ritzfondatore della catena omonima di alberghi di lusso nel mondo. 
Alberghi che saranno icone della Bella Epoque e di tanto lussureggiante divertimento dell'epoca.
Con Monsieur Ritz aprirà alberghi a Cannes, Parigi, Londra, (Carlton Hotel) Montecarlo, Lucerna, New York. Anche quando Ritz aprirà il Savoy di Londra, tornerà ad essere il braccio destro di questo imprenditore stellato fautore del buon vivere e del lusso.
Carlton Hotel - Londra 1906

Comprende che avendo molta carne al fuoco deve darsi un'organizzazione per la gestione e per i menù, mettendo a punto una progettazione per il servizio di ristorazione che sarà pietra miliare per il futuro di chi vuole operare in questo settore. Sempre e comunque promuoverà la cucina del suo paese, la cucina francese, l'haute cuisine.
Lo vediamo anche progettare menù per le compagnie di navigazione, ma una geniale trovata saranno i Dinner d'Epicure sulla scia del nome di una nuova rivista di gourmanderie: Le Carnet d'Epicure.
Tra il 1911 e il 1914 lui organizzerà i menù per queste cene eleganti e dalle pietanze eccellenti ed innovative per promuovere i fasti della gastronomia francese in diverse città del mondo in contemporanea. Saranno 147 le città che vedranno tenere corte alle sue tavole illustri cittadini, celebrità del tempo, attori di cinema, artisti e letterati. Sarà un successo planetario che rinvigorirà i fasti del suo nome e della collaborazione con Monsieur Ritz.

L'incontro con Ritz segna quindi il grande cambiamento del secolo: il turismo diventa un fenomeno mondiale, con l'apertura di ristoranti, grandi alberghi, treni di lusso e transatlantici. I nobili e i grandi borghesi escono dai loro castelli e dalle loro residenze per rifugiarsi nei grandi hotel. 
Escoffier cavalca il momento gestendo ed inventando un nuovo tipo di ristorazione, adatta alla grande borghesia dell'epoca (è sua l'invenzione delle brigate in cucina).
Con Escoffier, nei grandi hotel gestiti con Ritz, fu abolita la "table d'hôte", laddove si mangiava tutti in comune ad orari prestabiliti, e questa venne sostituita da tavoli individuali. Il maitre era la figura più importante, e la scuola italiana delle tecniche di servizio era il punto di riferimento imprescindibile.
All'epoca la ristorazione era molto diversa da quella odierna, non c'era una cultura culinaria vera e propria, anche tra le classi più agiate.
Escoffier cerca di alleggerire i piatti montati, con orpelli inutili ed anti-igienici, alleggerendo le portate ma cercando di aumentare il numero di preparazioni e di varianti sul tema dei cibi. Inventa piatti e pietanze quali ad esempio la famosa Peche Melba in onore della soprano Nellie Melba.
I clienti sono stranieri e va incontro ai loro gusti: studia e codifica le ricette inglesi, russe, spagnole, medio orientali ed anche indiane. Questa si identificherà poi come cucina internazionale.
Nell'organizzazione della cucina fu un vero innovatore: fino ad allora, ogni lavorante doveva saper fare di tutto. Escoffier istituì una divisione scientifica e organigrammatica del lavoro: al vertice lo chef, controllore ed organizzatore. Al secondo posto, Entremetier, dedito alle preparazioni con le uova, soufflés, guarnizioni, antipasti e piatti freddi. Talvolta direttamente sotto lo chef il saucier. Di seguito, i capi-partita: il pasticciere, il rotisseur, il poissonnier, il potager... Poi la commis, tutta la schiera degli aiuti, e per finire gli sguatteri. Nella biografia di Escoffier, Eugene Herbodeau ne da un esempio per indicare il procedimento per la preparazione di una pietanza ordinata:
« per le "due uova alla Mayerbeer" sono ben quattro le persone a darsi da fare: l'entremetier cuoce le uova al burro, il macellaio taglia il rognoncino di agnello, lo apre in due e lo porta al rosticcere che lo cuoce alla griglia, il saucier prepara la salsa Périgueux, e tutto vien fatto confluire al Pentremetier che compone il piatto (rognone appoggiato sulle uova, corona di salsa al tartufo) e, in pochi minuti, il cliente è servito, con « mercé » ben calda e in condizioni ottime."
Una tipologia di grande organizzazione che rimane valida ancor oggi, anche se solo ad alti livelli. Oggi piuttosto si ritorna ad una tipologia di organizzazione dove il cuoco deve saper fare di tutto, questo dovuto alla difficoltà nel reperire personale qualificato e ai costi del lavoro. 
Ricordiamo che Escoffier prevedeva una brigata di sessanta persone, cosa rarissima oggi, anche e forse nelle grandi navi da crociera.

Per quanto riguarda gli scritti, ci ha lasciato tre importanti libri: "Le guide culinaire" (La guida alla cucina), "Le livre des menus" (Il libro dei menu) e "Ma cuisine" (La mia cucina), opere che tuttora sono prese a modello nella teoria e nella pratica della grande cucina classica e internazionale.
Senza dubbio Escoffier fu il più innovativo, creativo manager della ristorazione di inizio secolo, e lasciò ai posteri importanti testi su cui fondare l'arte della gastronomia e della tavola.
Georges Auguste Escoffier morì a 93 anni, nella sua casa di Monte Carlo, il 12 febbraio 1935. La notizia passò sotto silenzio, sia in Francia che in Italia . Fu sepolto a Villeneuve Loubet,  e qui, l'anno dopo, venne eretto un piccolo monumento, che si può considerare come unico esempio marmoreo di ricordo pubblico ad un cuoco. 

domenica 26 ottobre 2014

FOOD THE BOOK - Fornelli d'Italia - Stefania Aphel Barzini

Un racconto della nostra Italia attraverso i racconti delle donne

Quando transito per le stazioni ferroviarie italiane, se ho tempo – e talvolta me lo ricavo – mi reco con immenso piacere nelle librerie Feltrinelli lì locate. 
Per me è un immenso piacere passeggiare tra gli scaffali alla ricerca di acquisti, novità, sensazioni che mi invitano alla lettura e a nuove scoperte letterarie.
La zona dedicata al cibo è sempre la mia preferita e qui scovo sempre una chicca che mi induce all'acquisto. Sovente è pur vero, io ho un mio libretto su cui annoto i libri che intendo acquistare, lista che evinco dalle recensioni, dagli inserti dei quotidiani, dall'ascolto radiofonico... questo però non era annotato e mi ha incuriosito.
Il cognome dell'autrice, Aphel Barzini, è noto nel campo culinario, ha infatti lavorato per molto tempo al Gambero rosso Channel come autrice ed anche alla omonima rivista mensile.
Autrice di altri libri sul cibo, uno sulla cucina americana, ha abitato a lungo negli Stati Uniti ed è discendente di una dinastia di scrittori e giornalisti che vantano numerosi successi nel campo editoriale.
Preso in mano il volume ho avidamente e compulsivamente aperto le pagine ed ho iniziato la lettura in treno, ed è stato così avvincente che nel giro di un giorno l'avevo già letto ed elaborato.
Narra la storia dell'Italia attraverso gli occhi delle donne che silenziosamente hanno dato grande apporto alla storia della nostra cucina. Attraverso il cibo riscopriamo la storia del nostro paese, e riscopriamo figure storiche che è importante non dimenticare, proprio perché attraverso il cibo, e forse proprio grazie a questo, si riesce ad indagare nelle trasformazioni sociali e politiche, culturali di una nazione.
Un libro ben composto, documentato e curioso, con apporto di ricette e indicazioni interessanti.

Si parte dall'Ottocento, narrando della domestica fidata di Pellegrino Artusi, Marietta Sabatini, colei che ha aiutato il grande gastronomo a catalogare i piatti della tradizione, tracciando una linea di demarcazione da ciò che era a quello che sarà.
Si narra poi di Petronilla, la cuoca-medico Amalia Moretti Foggia della Rovere, che aiutò le massaie durante la prima guerra mondiale e di Lidia Morelli, che elaborò la cucina durante la seconda guerra mondiale e che chiudeva sempre i suoi libri con esortazione fascista... così via via si parla del periodo del dopo guerra, del boom economico e dell’era attuale, dominata da Internet.


Un bel percorso fatto di donne che amano il cibo, che lo studiano, lo esaminano e che portano per mano le donne di ogni ceto per dare un apporto alla loro cucina.
Vi sono appuntate anche delle ricette dei periodi e le migliori nella rosa vasta delle autrici di cent'anni di culinaria italiana ed è un bel excursus, di soddisfacente curiosità e storia del nostro paese. Racconti di quotidianità impastata con le vicende politiche ed economiche di ciascuno, di donne che han trovato un risvolto di carriera raccontando ciò di cui si occupano da sempre, acquistare alimenti e costruire un pranzo ed una cena, talvolta anche una colazione.
Evoluzione del nostro vivere e del nostro mangiare, del nostro alimentarsi e delle mode del momento.
Perché la storia passa anche attraverso le nostre tavole imbandite e il cibo è sempre il risvolto più evidente di una nazione e di una civiltà.

FOOD PLACE - Una settimana in Sicilia - Parte 4

Il viaggio prosegue...
Avola
La città di Avola è nota per il suo vino, con un centro storico piccolo ma ben conservato, attorno poderi di campagna racchiusi da muretti a secco che racchiudono  ulivi secolari, fornitori di olio saporito e generoso di gusto. Le marine di Ragusa e Modica sono luoghi dove tempo addietro scoprii per caso una baia piccola e silente, contornata da oleandri e dal lento adagiarsi del mare profondamente blu sopra una sabbia gialla e tiepida.
Luoghi che ho esplorato, conosciuto, assaporato, condiviso, ma la nostra meta è il borgo marinaro, passando per le serre che lucenti sotto il sole racchiudono piantine giovani e promettenti di pomodorini Pachino,  coltivati in questa zona sulla terra sabbiosa con il mare che lambisce il sottosuolo donando sapore unico.

Vendicari
Si staglia il blu del mare contro un blu del cielo che è meraviglia del creato e si adagia sopra la riserva di Vendicari, protetta con i  silenzi rotti dal richiamo degli uccelli e dal fruscio delle corse dei conigli selvatici, canne che fremono alla brezza e attorno le coltivazioni dei carciofi verdi, carnosi e dal gusto forte.
Questo paesetto ha visto il crescere della sua popolarità lentamente negli anni, in parte dovuto ad un festival di cinema molto qualificato che ha portato celebrità e forse scompiglio nella placidità del suo tran tran estivo e quiete dell'inverno. La pesca è ancora un’attività frequente e ci si imbatte con le piccole imbarcazioni dei pescatori ritornati dal lavoro in altura, con il frutto del periodo nella nassa e puoi acquistare il fresco che andrà anche a rifornire i tanti ristorantini che si allineano sulla scogliera e dentro il borgo.

L’antica tonnara, rimasta in disuso per tanti anni, ora vede un restauro intelligente permettendo aperture di ristorantini, piccoli negozi con eccellenze del territorio, boutique delle colte e sapienti capacità giovani dell'isola, caffè e vinerie. Il turismo è quello straniero e siciliano colto, raffinato ed abbiente, che desidera qualità e riservatezza nei toni e nei modi.

Marzamemi
Taverna Ristorante La Cialoma
Racchiuso in un baglio, una corte interna con quinta la chiesa, acciottolato invaso dai tavoli dal ristorantino LA CIALOMA e dal caffè di angolo che ti accoglie sempre con franchezza. Scegliamo il suddetto ristorante, che rimembro per le molte volte che mi sono cibata con grande soddisfazione. I tavoli sono ricoperti da pizzi di casa, da copriletti degli armadi di famiglia che prevedono anche broccati di raffinata qualità, adagiati sopra una tovaglia di lino candida con orlo a giorno ben ricamato. Sono tanti gli avventori e molti dovranno attendere un altro turno.

Il sole ci riscalda e nell'attendere il nostro sederci al desco, percorriamo le stradine del borgo che vede restauri recenti, aperture nuove di locali,ristori e angoli rimessi a modo.

Saremo premiati da un pranzo molto gustoso, composto da pesce quale tonno rosso alla griglia condito con olio e erbe profumate, una insalata di polipo con patate, pinoli, finocchietto selvatico, olive schiacciate e una spruzzata di succo di arancia, una pasta di casa con sugo di tonno e pomodori di dispensa sempre con finocchietto. Il vino è quello bianco di Sicilia dentro calici brillanti; le stoviglie sono della tradizione siciliana. Un menù corto molto competente, la stagione e il territorio presenti e i ragazzi giovani con faccia pulita e schietta, solerti e attenti. Un conto non esagerato visto il luogo e la qualità, che ci rimettono in pace col tempo e la vita. Volgendo al tramonto pensiamo di attardarci ancora un attimo nei dintorni, acquistare i prodotti di questa isola e assaporare il languore di una giornata tiepida e piena di sorprese, una quiete che ci accompagna verso il ritorno, dove le luci dei borghi si accendono, il mare torna nel suo buio e la natura riacquista il suo luogo e il suo riposo.

venerdì 26 settembre 2014

FOOD PLACE - Una settimana in Sicilia - Parte 3

Catania
Caffetteria EUROPA 

Ed è subito momento  per una buona colazione a base di cassata siciliana e cannoli  al caffè Europa, situato vicino al porto e trionfante di squisitezze dolci e salate. 

Sarà una colazione degna si un banchetto dei re e ciascuno avrà davanti un piattino con cassate, cannoli, tiramisù, croissant enormi e fragranti; alle spalle un bancone elegante e trasudante specialità colorate e fresche. 

Si avvicendano avventori ricevuti dalla cortesia dei camerieri e l'aria si riempie di profumi e della calata catanese. 
Ogni città siciliana ha un suo preciso intercalare e una fonetica che ti fa riconoscere immediatamente la provenienza.
Ascolto e guardo divertita lo sguardo dei miei amici che sogna e si tuffa in tanta novità.





La sera si veleggia verso la movida catanese, dove il clima temperato promuove serate in giro, tra locali che offrono musica, ristorantini, street food che mette in menù anche la carne di cavallo, enoteche, drink, chiacchiere e amicale vitalità. Si ha imbarazzo della scelta, constatando inoltre che qui sino a sera tarda i negozi restano aperti, offrendo possibilità di acquisto e l'affabilità della calata catanese, con la mirabilia nostra che corriamo sempre per portare a casa la cena o togliersi sfizi, cadendo sovente poi sugli store che sono gli unici che lascano sull'orario.
Intanto acquistiamo mandarini per dissetarci nella notte, e metterli in una ceramica antica sulla tavola della nostra stanza; occhieggeranno profumando intorno.
La piazza del duomo è meravigliosa con le sue luci, l'obelisco con il suo elefantino sulla sommità, la fontana che gorgoglia, il grande complesso monumentale della basilica, i palazzi a fare da quinta, la vivacità delle tante persone che si incontrano, gruppi che fanno vivere la notte e nel procedere verso il corso principale l'albero luminoso immenso e sfavillante campeggia su tutto. Ci sono chiese e palazzi antichi, Catania ha una storia immensa di architettura e di angoli, vicoli e viuzze dove ti perdi dentro la meraviglia della cultura e del vissuto.

Caffè GLAMOUR
Scegliamo in un vicoletto un piccolo e delizioso ristorantino/enoteca dove all'interno suonano musicisti jazz e la cantante gorgheggia suadente. 

Il fritto di paranza è croccante e sapido, la frittata con i carciofi e soffice e molto saporita e tra il gustare e sorseggiare un vino bianco siciliano doveroso, prepariamo i giorni a venire. Il locale si chiama GLAMOUR, il servizio è celere e le persone simpatiche e competenti.






Nel frattempo, rifocillati, si prendono i contatti con il luogo che ci accoglierà, felici di avere tepore e quel trambusto attorno, di una città viva e mediterranea con i suoi suoni e colori, il suo vivere indaffarato ma con la lentezza dei gesti, per prendere la vita con la dovuta calma che ci vuole.
Il conto arriva e ci stupiamo tutti che sia così economico in un posto così elegante e così curato, con i prodotti squisiti e sempre freschi. Ci raffrontiamo subito su ciò che si avrebbe pagato su al nord, concertiamo su il doppio se non il triplo.

La notte ci accompagna per il lungo tragitto nella via Garibaldi oramai quieta e sonnolenta, risuonano i nostri passi sulle pietre e lassù si staglia  porta Garibaldi  con la sua piazzetta circondata da alberi di agrumi.
E poi, giù per le strette strade del borgo per imboccare la super strada verso Marzamemi dove ci attende il mare. Il sole ci accompagna lungo il tragitto, costeggiando città quali Siracusa, meta dei prossimi giorni, e Noto che occhieggia lontana, con il suo campanile ritrovato e i mostri a corolla frutto di dissennato lassismo dei lontani anni del boom. Sempre in agenda per prossimi giorni, meritano attenzione e passo adeguato, con tanto da vedere, vestigia protette dell'Unesco e adeguata degustazione di prelibatezze.




venerdì 4 luglio 2014

FOOD PLACE - Una settimana in Sicilia - Parte 2

Agira

Prosegue in nostro viaggio in Sicilia.
Ripartiamo alla volta di Agira. Prima tappa e soggiorno per alcuni giorni, di lì partiremo per andare ovunque, essendo centrale ed equidistante da luoghi noti e non di questa meravigliosa isola.
Il tragitto ci avvolge nella piana occhieggiante di aranceti e limoneti, di verde smagliante di vegetali e il candore del gigante che riflette i raggi dorati.
Lontano come roccaforti si stagliano i borghi e gli agglomerati, posti là a salvaguardia dalle invasioni, ed alla cima quasi sempre un rudere o un castello di araba memoria. Qui han galoppato prima tanti eserciti e conquistatori, via via verso il progresso e la rinascita, portando a noi vestigia importanti che si rivelano anche nel colore dei capelli, negli occhi e nelle fisionomie.
Ci inerpichiamo per la strada che sale alla cittadina meta del viaggio e intorno cambia il paesaggio, colline ben lavorate con il verde del grano che sta crescendo, essendo la valle del Dittaino il granaio prima dei romani ed ora per la nostra economia agricola, degno di nota. Mucche e pecore pascolano silenti, avvolte dalla leggera brezza che si ritrova verso le alture e piccoli casolari a ricovero di armenti e persone.
Accolti nella struttura avvolta dal silenzio e da sguardi guardinghi di gatti che ci indagano, entriamo nelle nostre casette appartamento dove impegno e intelligente cura nell'allestimento tenendo   uno sguardo al passato e un altro dritto verso il futuro con arte e design.
Alcuni anni or sono, portata da un amore lungo e importante, avevo già conosciuto la cittadina di Agira, luogo di storia e antiche vestigia. Un paese cresciuto sulle roccaforti delle colline, con la piana che costruisce lo spartiacque della vallata, dove si coltivano grano ed agrumi. Antichi borghi e storia, costruzione di un passato di dominazione di molti popoli, culture differenti e la ricerca di un nuovo futuro.
Il borgo è in alto, con vista sulla piana, lo sguardo posato sul vulcano Etna che è possente e sempre in movimento, nei bagliori della neve e il lontano fragore delle eruzioni che arrossano la notte. Anni or sono, con alcuni amici, abbiamo ripreso la parte dell'antico borgo, adagiato sulla vetta della piccola montagna, sotto lo sguardo silente del castello arabo e attorno fichi d'india e ulivi. Il fragore dell'agglomerato abitativo è lontano, le mura  cadenti sono state riattate per nuove accoglienze e nuovi intimi progetti, ridando vita e armonie, lavoro e possibilità.

Trattoria Belvedere
L'ora del pasto quotidiano si fa sentire e quindi andiamo ad una piccola trattoria accanto alle strutture, perché l'enoteca legata all'albergo diffuso nel periodo invernale apre solo alla sera.
Il piccolo ristorante si denomina Belvedere ed è gestito da tempo immemore da una famiglia originaria del luogo, con il patriarca bonario e rubicondo che ci accoglie attorniato  già  da una terza generazione che gioca e prova a concludere i compiti delle vacanze natalizie.

RICETTE – ANTIPASTO SICILIANO e pasta con ragù e pasta con broccoli
Uno svariato antipasto siciliano composto da melanzane sott'olio, pomodori secchi cunzati, carciofini con finocchietto selvatico, le foglie dei capperi lessate e saltate in padella, foglie di broccoli lessate e condite con olio generoso, aglio e succo arancia, salsiccia pressata, salame nostrano dei suini dei monti Nebrodi, pecorino stagionato, ennese fresco, ricotta condita con olive e capperi, frittata con gambi di carciofi.









A seguire della pasta di casa condita con un ragù di carne – quello cotto lentamente e fatto asciugare dentro la salsa di pomodoro messa via nella stagione calda – e altra pasta sempre di semola condita con broccoli, acciughe, pinoli, finocchietto selvatico e aglio. 
Il tutto accompagnato con del vino generoso dell'etna e un pane di casa molto saporito. 
Il conto veramente minimo e si delinea ogni volta lo stupore dei miei commensali, corre sempre veloce il paragone con il nord. 

sabato 14 giugno 2014

FOOD PLACE - Una settimana in Sicilia - Parte 1

Una settimana alla ricerca delle mie radici: Sicilia, isola meravigliosa

Introduzione e Casealborgo
Le mie radici sono siciliane, provengo da una antica famiglia di Catania, spostatasi al nord per seguire un amore e gli affari. Queste sono le mie radici della parte paterna, quella materna invece sono del nord est italiano, contadine e  legati alla produzione di vino, che ritrovo anche nella nonna paterna.
Due antitesi che han intrecciato caratteri e personalità nella discendenza, ma altresì dato sostanza al quotidiano e alla colta intelligenza.
Case del sogno

CASEALBORGO è un albergo diffuso che ci accoglie per una manata di giorni, un borgo ritrovato con un sapiente restauro dando vita a luogo, pietre, storia dimenticate ed oramai votate all'oblio. (http://www.casealborgo.it)
Anche il cibo è ricerca del territorio e sul territorio, la gestione del ristorante, che si chiama Food & Beverage, è affidata a giovani competenti, e questo sta portando buoni risultati.

Casa Diodoro Siculo
Sono sorti sul territorio siciliano, come per altre parti della nostra penisola, birrifici artigianali e qui si serve un prodotto di eccellenza.

Sono le stanze un richiamo ai personaggi che han dato lustro nelle arti e nell'impegno di questa terra forte e generosa, ricca di storia e cultura. 
La cura nei dettagli, serve a concedere un rimando forte alle radici e al godibile design e nelle cose del quotidiano stare.







Casa bufalino

La terrazza che fronteggia la piscina, dove nel tempo clemente ci si può prendere il sole e tuffarsi, guardando la piana che cambia col mutare delle stagioni e del ciclo delle messi, oppure il vulcano lontano o il lago Pozzillo che brilla sotto il cocente solatio meriggio.
La piscina
Il sole accompagna i giorni di vacanza, che per alcuni di noi sono luoghi ignoti e mai visitati,  
in particolare per colui proveniente da un continente lontano ed affascinante, quale l'India.
Il freddo del nord è lontano, la nave traghetto che ci ha accolti a Napoli ci deposita in una solare Catania, con  sfondo l'Etna innevato e sbuffante, in un mare calmo dopo una notte di furia degli elementi.



Il mattino ci accompagna, ancora con il sole, dopo la notte rosseggiante dal fuoco dell'eruzione dell'Etna che ha rischiarato la notte piena di stelle e tuonato nelle viscere del mondo. 
Lì presente, accanto ad un manto di neve che lui solca con il rossore del magma e giganteggia imprimendoci la sua presenza, la sua volontà che non ci intimidisce, ma ci fa rimirar tanta gloria della natura.

mercoledì 11 giugno 2014

FOOD RECIPE - Sardine fritte con zucchine

Tempo di pesce! 

Sono andata in pescheria, e ho scelto le sardine, un ottimo pesce azzurro, poco costoso ma molto gustoso. Sono conosciute anche con il nome di sarde, comunque la sardina è un parente stretto dell'acciuga, ma si differenzia da questa: ha il dorso verde-azzurro e può raggiungere i 20 cm di lunghezza. Le più grandi sono chiamate "sardone".
Le sarde si possono cucinare in vari modi, io le adoro in questa versione. Fritte, con le amate zucchine.
E' un piatto abbastanza veloce, tranne per il fatto che bisogna pulirle bene prima di cucinarle.
Ne varrà la pena e il piatto si svuoterà velocemente.

Ingredienti                                                                                                                                       
1 kg di sarde
pan grattato q.b.
1-2 uova
farina q.b.
olio d'oliva
5 zucchine
1 limone
prezzemolo per guarnire



Preparazione
Prendete le sarde, eliminate la testa, apritele a libro, togliete l'intestino e diliscatele, sciacquatele bene sotto l'acqua corrente e asciugatele con carta assorbente. Preparate un emulsione con un limone e poco olio e versatelo sopra le sarde, lasciandole marinare, per almeno un'oretta.
Lavate le zucchine e tagliatele a bastoncino.
In una ciotola sbattete velocemente le uova. Preparatevi due recipienti con farina e pan grattato. Quindi infarinate le sarde, poi immergetele nell'uovo e successivamente asciugatele nel pangrattato. Procedete così anche per le zucchine.
Fatele friggere in una padella caldissima con olio d'oliva, e scolatele su carta assorbente per togliere l'unto in eccesso. Salate leggermente e servite su un piatto di portata spolverizzando con del prezzemolo tagliato fine.

©PHOTO EDITING - elisa roattino