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martedì 27 gennaio 2015

FOOD PLACE - Mondovì, Mostra dell'artigianato artistico



Ora che fa freddo e non ci sono più le belle giornate estive mi piace ricordare un evento che in agosto ci ha portato a Mondovì, ed è una bella occasione per appuntare i nostri ricordi e farvi partecipi di una bellissima manifestazione.
Ogni anno, nel mese di agosto, si svolge a Mondovì la Mostra dell'artigianato artistico, un evento che vanta tanti anni e che nel tempo si è mutato e rinnovato.
Nel 2014 è stato particolarmente significativo, per il fatto che si è avvicendata una nuova gestione della manifestazione ed il corollario di eventi era molto ben assortito.
Mondovì è una placida cittadina ai piedi delle Alpi che la dividono dalla Liguria, si respira aria di mare e di monti, piena di storia e di bellezza.
La ceramica è sempre stata una sua prerogativa, posta dal fatto che in città vi erano varie manifatture, tra le quali la rinomata fabbrica "Vedova Besio e figlio" e la Richard Ginori. 
Oggi, a ricordo del tempo passato, è stato inaugurato nel 2010 la Fondazione il Museo della Ceramica vecchia Mondovì, che raccoglie la donazione da parte del dr. Marco Levi della Collezione Ceramica Baggioli e della sua collezione personale, oltre ad animare la partecipazione con percorsi didattici rivolti alle scuole, perché anima del progetto è "curare, conservare e diffondere la memoria di due secoli di industria ceramica monregalesi, attraverso l’esposizione dei prodotti e delle tecniche produttive delle tante fabbriche che si sono succedute".
Alla mostra dell'artigianato ogni anno si possono ritrovare artigiani ed artisti di ogni genere, e soprattutto relativi alla produzione ceramica, provenienti dall'Italia e dall'Europa, con le bancarelle che si snodano lungo le strette vie di Piazza, che è la parte alta e antica della cittadina.
Elisa, essendo ceramista, aveva la sua postazione ed io sono stata al suo fianco nella settimana per aiutare in qualsivoglia mansione occorresse.
Ovviamente i pasti quotidiani erano formati da panini per il lunch forniti dalla famiglia di Elisa, lì residenti, con formaggi e salumi della zona – un km zero del panino – che si mangiava in compagnia di amici che venivano a trovarci.
Alla sera, o qualche volta a pranzo, complice una pioggia che rallentava visitatori, ci siamo recati nei ristoranti della zona  di Piazza, che ne vanta parecchi, compreso un bar con un gelato strepitoso.
Una meraviglia la piazza che racchiude i portici con i negozi, taluni ancora arredati con mobili d'epoca!

Il Caffè Bertaina Osteria è uno di questi; un tempo bar, ora trasformato in una trattoria molto promettente e suggestiva. La gestione è cambiata da qualche tempo e sono una coppia giovane con la suocera dello chef che condivide con lui i fornelli e la preparazione dei manicaretti.
Lo chef è cresciuto nella cucina dei genitori che avevano una trattoria di campagna, ha respirato aria di arrosto e sentito discussioni sulle salse, ha imparato cosa sono le materie prime e cosa è cucinare con passione e amore.
Dopo le scuole appropriate, è approdato nelle cucine di chef prestigiosi ed ora si è sentito pronto a gestire una sua realtà, che sta crescendo e credo arriverà in alto.

Lì sotto i portici, mentre la piazza si animava di persone in festa, abbiamo cenato con una delizia del palato e degli occhi. 
Le materie prime provengono dalla zona o da fornitori di rango, quindi nel piatto ci ritrovi il sapore degli alimenti genuini e accuditi con dovizia da mano esperte nel mettere insieme con grande creatività gli stessi.

Della cena mi ricordo i gamberi rossi di Sicilia a crudo, con una salsa che era nettare degli dei, un profumo di freschezza e natura, i tagliolini che emanavano profumi dell'estate, il croccante delle verdure e delle carni, la qualità alta e la cortesia dei ragazzi al servizio, con a chiudere dessert di grande impatto... Si sente tutta la competenza e la passione di questo giovane chef, che ricerca combinazioni e territorio, rielaborando la tradizione e arricchendola con grande competenza, coadiuvato da personale gentile e preparato, nulla è al caso, nulla e anche il conto è adeguato, ma di giustezza delle parti. 
La carta dei vini è importante e ritrovi il territorio, la Langa al confine, il Monferrato che è lì adagiato accanto. Ci si trova bene, anche per aperitivi e colazioni, perché è un tutto tondo, una carta corta che è sempre indice per garantire freschezza dei piatti, ed un'attenzione ai prezzi che di questo tempo non guasta... Consigliamo questo luogo, che è ristoro per il palato e per la quiete del nostro passo, sono bravi e credo arriveranno in alto.......il buon giorno, in fondo, si vede dal mattino.

Abbiamo poi visitato anche la Trattoria del Teatro, nella via adiacente la piazza. Presenta una carta del territorio ben assortita, con i suoi antipasti legati alla tradizione piemontese ben guarniti e preparati. Anche qui si sente la passione per la professione e la materia prima che arriva dal luogo e dalla competenza dello stesso.
Gnocchi o agnolotti preparati in casa, con il ripieno gustoso e perfetto, accompagnati da un ragù dove si sente la prelibatezza della carne monferrina e il sapore del formaggio di malga per gli gnocchi al castelmagno, che è un formaggio gustoso e prelibato.
Il vino è del territorio e il personale è solerte e gentile, pronto alla nostra bisogna, nonostante fosse pieno di avventori. Non vanta un grande numero di posti, ma è curato nei particolari e il menù è sempre aggiornato alla stagione.
Il bar che abbiamo più frequentato è la Cremeria dell'antico Borgogestito da Matteo che è un giovane molto affabile. 
Il luogo è sempre stato lì affacciato sulla piazza, con i suoi tavolini adagiati sulla scalinata, che ti permettono di godere appieno dello spettacolo architettonico.

Il gelato che fanno è veramente gustoso, pieno di quelle materie prime buone e genuine, le nocciole di Langa, il latte, la panna, le uova delle fattorie, la frutta, il cioccolato del migliore... una festa per il palato e noi ci siamo allietate molto con esso.

Siamo poi stati alla Società Operaia  del Mutuo Soccorso di Mondovì Piazza, luogo meraviglioso e antico, con i suoi mobili risalenti all'ottocento, il bigliardo, la vista sulla valle, il palazzo storico che lo accoglie. 
Fondata nel lontano 1862, con presidente Giuseppe Garibaldi, dopo varie vicissitudini storiche ha da non molto una nuova gestione. Siamo stati ospiti della cena di chiusura della Mostra dell'artigianato, dove erano presenti gli artisti e gli artigiani che avevano partecipato alla manifestazione.
Abbiamo mangiato la paella che era formidabile, gustosa e appetitosa, un salame fatto da una piccola cascina dei dintorni e bevuto il vino del territorio. Le gestrici del locale hanno lavorato bene e vogliono affermarsi sul luogo con proposte e rivisitazioni, con serate tematiche ed eventi... il luogo si presta!
E' stata una settimana veramente importante, sia per le attività che per le occasioni di contatto.
Consigliamo dunque Mondovì, con le sue architetture, i suoi dintorni che distano poco da Barolo, Carrù, Farigliano  e la Langa. I ricordi vanno alle sue botteghe, al suo museo della ceramica in un palazzo storico meraviglioso, alle sue viuzze che sanno di storia, ai negozi molto belli ed accoglienti, alle piazzette, alla sua funicolare bellissima che si inerpica sulla collina... con gli alberghetti e i b&b in palazzi storici che guardano le vigne e l'infinito, verso il mare... 
Consigliamo una gita, e aspettiamo la prossima estate per la Mostra dell'artigianato 2015!

lunedì 26 gennaio 2015

FOOD RECIPE - Gnocchi viola alla crema di fontina e fiocchi di barbabietola rossa

Gnocchi con le patate viola, colori particolari nel piatto
La patata viola 

Questo tubero dal colore viola, con la buccia di un colore intenso che rasenta il color nero, è molto antico e proviene dal 
Perù.

In Italia era quasi sconosciuta sino a non molti anni fa, quando gli chef italiani la proposero, mentre in terra di Francia la si usava e coltivava da molto più tempo.

E' arrivata quindi da noi sui banchi dei mercati più forniti e sempre attenti alle novità, o in quei piccoli negozi di frutta e verdura che propongono qualità diversificate.
In Francia la chiamano Vitelotte  o Truffe Bleue, e le commercializzano in grandi scatole di legno, con coperchio, che già di per sé sono oggetti da tenere sugli scaffali della dispensa per riporre appunto patate, verdure, od anche oggetti che si vogliono raccogliere. I francesi sono imbattibili, in questo!!!
Annovera anche altri nomi quali: PATATA NERA, DONNA NERA, TARTUFO DELLA CINA. 
Ha origini antichissime e porta con sé tanto mistero e suggestione, provenendo dalle Ande peruviane o cilene, dove alberga indisturbato il condor e il vento taglia l'aria rarefatta.
Dicevamo però che quelle che arrivano sulle nostre tavole vengono coltivate nelle lande produttive dei cugini di oltr'Alpe ed ora anche sulle nostre montagne.


Quando la prendiamo nelle mani e guardiamo il suo colore inconsueto, pensiamo subito che esca dall'alchimia di qualche pazzo chimico o biologo, o da qualche agronomo suggestionato dal colore... invece non è nulla di tutto questo, ciò che vediamo è proprio il suo colore, che proviene da lontano nel tempo.
Lei è viola con un sapore che si avvicina molto a quello della castagna e non dobbiamo confonderla con quella patate dalla buccia viola che all'interno però sono bianche o giallastre.

La si può usare come chips, come base, per confezionare gli gnocchi, oppure negli sformati, nei purè: daranno molte soddisfazioni a partire dal colore inconsueto che dona allegria e suggestioni.
Il piccolo problema, se può essere un problema, è il suo prezzo che non è economico, soprattutto se si pensa che, avendo pezzatura piccola, per impegnarle nella preparazione degli gnocchi ce ne vogliono più del dovuto. Ma si sa che per la golosità siamo disposti a esborsare prezzi e cifre...
Questa patata va pazza per l'abbinamento con il tartufo, che fatto piovere sopra un purèe in scaglie oppure saltate nel burro può raggiungere livelli molto alti di gusto.
Pensate che in Francia le si può trovare sugli scaffali dei supermercati, nei sacchetti come le chips...

In Italia da un certo periodo, le patate viola sono coltivate in Piemonte, sulle montagne della valle Belbo, dove hanno trovato un buon habitat e crescono rigogliose. Si tratta di una piccola azienda agricola gestita da una donna e dalla sua famiglia che commercializzano - per ora solo a livello piemontese - sia le patate in tubero che dei gnocchi preparati con le stesse. Le troverete quindi ad esempio nei mercatini e a EAITALY sui banchi delle verdure. Azienda agricola Silvana RIGGIO - borgata Carlini MOMBARCARO - Cuneo www.lepatateviola.com

Sono molto felice di questa novità e mi auguro possano essere commercializzate più largamente, per promuovere il nostro prodotto italiano e le realtà eroiche che in montagna producono con fatica quotidiana.
Al salone del gusto 2014 abbiamo incontrato questa realtà e ne siamo rimaste entusiaste, tanto da potervi così raccontare questo prodotto che è ora un vanto della nostra produzione regionale.





INGREDIENTI                                                                                                                

Per gli gnocchi
500 g di Patate vitellotte
180 g di Farina 00
1 tazza di latte
sale q.b.

Per decorare
1 verza rossa tagliata a lamelle sottilissime
pecorino stagionato q.b.
pepe q.b.
aceto balsamico

Per la crema
2 etti di fontina
100 ml di panna
pepe nero q.b.

Preparazione
Sbucciare le patate, tagliarla a dadini e cuocerle in acqua. Passarle nello schiacciapatate, e impastarle con latte e farina, aggiungere sale e formare dei salamini che poi saranno tagliati a piccoli pezzi per dargli la forma con la grattugia al contrario.
Bollire in acqua calda salata, e appena affiorano scolarli subito.
Prendere la verza rossa, tagliata molto finemente, farla appassire nel burro.



Per la crema:
Sciogliere la fontina con la panna a bagnomaria, quindi condire con questa crema gli gnocchi, spolverizzando sopra la verza, e concludere spolverizzando di pecorino grattugiato.


©PHOTO EDITING - elisa roattino

giovedì 22 gennaio 2015

FOOD HISTORY - EUGENIE BRAZIER: la suffragetta della cucina francese

Eugénie, la grande gourmande, maestra di Bocuse

Ci sono storie che vogliamo raccontare e che ti arrivano senza cercarle, così all'improvviso ti imbatti in un nome o una pagina di libro che ti conducono ad una visione, ad un concetto che vuoi approfondire. Ed è così che mi sono imbattuta in questa storia, per caso, come se un folletto me l'avesse nascosta tra le righe di un leggere serale, per farmela conoscere ed infine amare.
Il suo nome è Eugénie ed è passata da anni a miglior vita, lasciando dietro di sé ristoranti, un premio a lei intitolato, soprattutto è iscritta nell'albo delle persone che lasciano un solco nella storia della ristorazione. Alla fine della lettura vi stupirete di quanto ha compiuto questa signora, così piena di risorse e di volontà di conoscenza e del fare, costruendo una storia di vita immensa e meravigliosa, una favola insomma!

Nasce in una fattoria nella regione di Lione, da famiglia popolare che svolge mezzadria e lei al compimento dei dieci anni andrà a lavorare come guardiana di mucche e maiali. 
Siamo alla fine dell'Ottocento: in quel periodo, se di famiglia non agiata, quando si arrivava all'adolescenza si andava dritti e filati a servizio nelle famiglie borghesi o a rompersi la schiena nei campi oppure a transumare animali. Anche se si era capaci nell'ambito scolastico, avevano bisogno anche del tuo quotidiano soldo e ti facevano abbandonare sogni e illusioni per andare a guadagnarti da vivere.
La ragazzina non demorde, anche in quell'umile frangente si guarda attorno essendo sveglia e capace, impara subito e comprende che deve  percorrere la sua strada con i sogni in tasca e i suoi passi veloci, con immense idee e cercando la possibilità di poterli attuare, con indomita volontà.
E fu così che a 19 anni incontra l'uomo che la fa sognare e innamorandosene si concede e rimane incinta, causando scandalo nel calpestare il pensiero dell'epoca che voleva le donne asservite a consuetudini a pie illusioni religiose.
Il padre è immerso nei pregiudizi e nella cultura del tempo e senza batter ciglia la mette alla porta, ma Eugénie non si scoraggia e organizza la sua nuova vita, mettendo al mondo un figliolo che metterà a balia e andrà a lavorare a Lione.
Compie il passo dalla campagna verso la grande città, piena di meraviglie e di possibilità e lei trova servizio in una benestante famiglia borghese, vestendo i panni della governante dei figli del datore di lavoro e divenendo poi la governante della magione.
Passa il tempo, arriva la guerra mondiale e lei continua il suo lavoro e il suo menage barcamenandosi come tutti in quella situazione: quando la guerra finalmente finisce Eugénie si sposta, lasciando il marito, perché la storia era arrivata alla consumazione e ad una svolta, che doveva compiere per non rimanere al palo. Così cerca e subito trova un posto nelle cucine di un noto ristorante in città, conscia di avere acquisito abilità culinarie e anche forza nelle sue possibilità di farcela, anche se da sola. Ha una grande e bella manualità, una conoscenza della materia con grande padronanza del lessico alimentare e della sua filiera, così come si sente di poter sfidare eventi e tempi e inaugurare una nuova stagione di vita; si getta con un pizzico di incoscienza in questa nuova avventura, e il tempo le darà ragione, perché la porterà sulle vette e parecchio lontano.
Diviene così padrona delle sue competenze e capacità, innovando e reinventando la tradizione; gli avventori si beano dei suoi manicaretti e sollecitano a mettere a frutto il suo talento, infine riesce a trovare agli inizi degli anni venti il capitale per aprire un ristorante tutto suo.
Nel ristorante di Eugénie Brazier nel 1964

E così inizia la più entusiasmante avventura culinaria di Eugénie così brava nel solleticare i palati esigenti, nel porgere novità e freschezza degli alimenti, un tripudio di novità e gusto in quella città dove accorrono da ogni dove, soprattutto personaggi della nobiltà, borghesia e della gourmanderie francese e non solo.
Così la sua popolarità corre di bocca in bocca ed arriva un famoso e sussiegoso critico gastronomico che rimane entusiasta e compone un saggio su questa giovane gourmande e chef e la sua notorietà varca il confine della regione e anche della nazione.
Mentre lei cresce, sente però che non ha ancora ottenuto tutti i traguardi che può comporre in questa professione e ha voglia di novità, di un luogo diverso, di tensioni diverse ed allora nel 1928 si prende uno chalet sperso sulle alture che non ha né acqua né elettricità e lo trasforma in un elegante luogo di ristoro per i villeggianti di passaggio e per il relax di costoro. 

Eugénie Brazier al colle di Luère con il figlio Gaston,
in apprendistato

Elabora una cucina semplice ma nel contempo strepitosa, evoluta però rispetto alla cucina regionale del tempo, ancora grezza e poco elaborata.

Su quella rotta che è anche luogo per pernottare e soggiornare, incappa un giorno un costruttore di macchine da corsa con tutto il suo staff, che alloggiano e si deliziano il palato con i suoi manicaretti quotidiani. Condizione vuole che in uno chaffeur di questo magnate, incontra l'amore, vede il suo nuovo futuro amoroso.
Lei cresce in quel luogo e arrivano le prime importanti soddisfazioni come le stelle Michelin, ottenendone tre in un breve lasso di tempo ed è la prima donna ad ottenere in terra di Francia e per trovarne altre dovranno passare anni: i nomi ascritti in quel firmamento saranno Ducasse, Veyrat e in America Keller.
Una donna in quell'olimpo, primo nome in un mondo fatto di uomini e quasi esclusivamente per loro, produce scalpore e induce tante giovani promesse del food a chiedere di entrare nella cucina di questa strabiliante chef.
Arriva un giovane trepidante al suo cospetto, un apprendista allampanato e dallo sguardo volitivo e fiero: il suo nome è Paul Bocuse e lei ne diverrà la sua mentore.
Sarà quindi lei con i suoi insegnamenti a dare al grande stellato Bocuse l'idea di nouvelle cuisine, di rivoluzionare il concetto di cibo e di degustarlo.
Intanto anche il figlio entra nelle sue cucine e lei lo mette a capo dei tanti ristoranti che apriranno via via e questo figlio talentuoso diverrà il suo stretto erede, passando mano anche al suo di figlio nonché nipote di Eugénie.
Il segreto è la conduzione famigliare che durerà per lungo tempo sino a quando il figlio lascerà tutto nelle mani di un altro talentuoso giovane chef, che è suo amico.

Esiste in terra di Francia un premio prestigioso intitolato ad Eugénie ed ogni anno incorona una promessa chef donna e fra le tante che han ricevuto il premio ed hanno collaborato con il ristorante di Eugénie e con Eugénie stessa vi è Nadia Santini.
Quella meraviglia ed eccellenza stellata di Nadia Santin è sulla vetta e nell'olimpo dei grandi da diversi anni e opera la sua maestosa dimensione gastronomica in quel di Canneto sull'Oglio, tempio indiscusso di gastronomia ad alto livello.
Ho avuto piacere ed onore di aver appreso le mie conoscenze e competenze con stage alle dipendenze sia di Paul Bocuse che di Nadia Santini, e ne ho imparato la semplicità dei gesti, la passione e la cura per i dettagli, il rispetto delle materie prime e il rispetto della tradizione che è la base per elaborare la costruzione di piatti per imprimere nella memoria gusto e sensorialità dello stesso.

Il ristorante Mere Braziere è a Lione al 12 rue Royale-  http://www.lamerebrazier.fr 


Se volete conoscere ed approfondire la storia di questa chef e della sua impresa vi consiglio un libro dal titolo: "Eugénie Brazier e le altre" di Alessandra Meldolesi.



mercoledì 10 dicembre 2014

FOOD PLACE - Bistrot - Dozza



Sono andata a Dozza in Emilia a LE BISTROT per salutare cari amici ristoratori,  per gustare le loro meraviglie e ritrovarci con rinnovata amicizia e sapidità. E' stata una cena degna di nota, come sempre da loro, nel luogo elegante e molto curato di due splendide persone che fanno questo lavoro con passione e magia interiore.  

Sono due amici che anni or sono hanno dato vita ad un sogno comune, aprire un ristorante tutto loro dove esprimere le competente e la sperimentazione: Angelo e Daniele, affiancati dai genitori di Angelo che danno una mano nel sovraintendere.

All’inizio erano situati nel paesino di Dozza che annovera un castello molto ben conservato ed un museo a cielo aperto di murales di arte contemporanea.

In un secondo tempo hanno acquisito questa proprietà dandogli carattere e intenzioni precise, connotandolo come luogo di elezione e costruendo un menù che prende spunto dal territorio, ma con occhi contemporanei e di grande respiro artistico.

Sono stati opiti in molti hotel e resort del mondo, soprattutto asiatici, ambasciatori del gusto italiano e emiliano. 

Ovunque è sempre stato un successo e complice anche la nostra antica amicizia, sono tra i soci fondatori dell’albergo diffuso CASEALBORGO.
Nel loro ristorante si sono svolte molte serate a tema: cena con gli autori, cena con delitto, cibo del mondo, convivi medievali e rinascimentali con riferimento alla  storia dei signori di Imola e Dozza.

Vi è sempre un grande divertimento alla base del loro lavoro, un gusto dell’approfondimento e del coinvolgimento emozionale ed estetico che ha creato un rapporto di grande empatia con la clientela.  Questo si vede nei loro piatti, di un gusto e sapore estremamente piacevole.

Così si conclude il nostro viaggio, denso di sapori, colori e profumi. 
Non mancherà molto, spero, che ritornerò alla mia amata Sicilia, e sarà di nuovo bello riscoprire le mie origini, per prendere spunti sui luoghi visitati che non mancherò certo di raccontarvi.

FOOD PLACE - Una settimana in Sicilia - Parte 8

Verso il ritorno...
La notte fonda vede il rientro nella meraviglia del nostro luogo del riposo, silenzioso ed accogliente, i cipressi stagliati nella notte e in alto lo sguardo sonnecchioso di Enna.
Sento tutta la storia che mi passa accanto e vado a dormire per risvegliarmi al profumo del caffè di moka, l’ora della colazione si consuma in una stanza bella e luminosa, con in parata di dolci siciliani d’ogni fattura, marmellate, succhi e bontà di ogni genere. Un buon inizio di anno, buon viatico per il procedere, che sarà verso il ristorante BANNATA, di cui vi avevo già parlato nel post precedente, per una sontuosa colazione.

Lì ci accoglie la meraviglia della proprietà e la nobildonna Nietta, elegante e colta, lo sguardo penetrante ed intelligente, che ci avvolge. Così come ci avvolge la sua famiglia, quella meraviglia del professionismo dato da una antica e profonda cultura, fatta e preparata in scuole di ottima levatura, con il dissertare nel mondo e per il mondo, con la sapienza atavica e sempre cibata da buone frequentazioni e tanto apprendere e dedicarsi.
Un menù della tradizione, rivisitato quel tanto che basta e che ci fa risollevare spirito.
Risotto con zucchine, funghi e zafferano. Pasta di casa con broccoletti, ricotta e aromi. Involtini al forno con prosciutto e formaggio. Polpettine all'arancia in agrodolce. Crocchette di baccalà. Cosciotto abbuttunatu con carciofi. Gattò di patate. Caponata all'ennese invernale. Frascatula di ceci all'ennese con finocchietto. Broccoletti in pastella. 
Tutto squisito, tutto proveniente dalla proprietà e dal territorio; si è avvertita l’aria di casa, tutta la campagna dentro il tuo piatto, tutta la storia che ti avvolgeva in un abbraccio di serena quiete e raffinata piacevolezza. Persone che amano il loro lavoro e lo trasmettono a te per farti ristorare anima e pensiero.
Avremmo voluto rimanere inermi nell'infinito!

Dopo libagioni viene voglia di un leggero passeggio e un ristoratore caldo abbraccio del tuo letto in una camera che ti accoglie con leggerezza e tranquilla armonia.


La sera non viene voglia di cenare, ma camminiamo sulle alture, dentro le stradine e la storia di Enna, sonnecchiante e tranquilla, ha espresso già il tutto nelle ore precedenti e quindi camminiamo, ammiriamo e ci immedesimiamo nella storia di questi luoghi.


Il giorno ci ritrova alla villa del Casale, dimora romana, con meravigliosi mosaici, un bel recupero e saranno sguardi e pensieri che si immergeranno dentro il quotidiano di coloro che “non tramontava mai il sole sopra i loro poderi”, conquistatori che han portato le italiche vestigia nel mondo.

Morgantina, verso il ritorno
Proseguiamo poi verso il sito archeologico di Morgantina che invece è sulle alture, più addentro nel territorio, ha vestigia greche, un’altra dominazione importante per questa isola, le sue pietre sono millenarie.

Ma dobbiamo andare verso la nave che ci riporterà nel continente, verso la fine di questa settimana incantevole e piena di ogni e di tutto, dove ho riassaporato le mie radici e la storia.

Pasticceria Savia - Catania
Così prima di partire, andiamo alla Pasticceria Savia, dove puoi gustare cassata, arancini, cannoli, frutta martorana, torta e paste di mandorle, olivette di pasta reale, torrone gelato e quanto di meglio esprime la gastronomia dolce siciliana. E' di antica memoria, fondata nel 1897, con una tradizione di dolci prelibatezze.

È sempre una mia tappa, ogni volta che vengo in questa isola; è sita in Via Etnea, dove c'è sempre tanta gente che gusta, acquista, si rallegra e si pasce.
La nave piena ci accoglie e questa volta il mare sarà clemente, sbarcandoci a Napoli dove riprenderemo il tragitto verso il nord.
Sicilia ci mancherai!

sabato 8 novembre 2014

FOOD PLACE - Una settimana in Sicilia - Ennia e Catania - Parte 7

Il viaggio continua... Enna e Catania

Nuvole piene di pioggia, che impregnano la terra e risale la fragranza. 
Siamo vicini a Piazza Armerina con la sua Villa del Casale, vestigia romana di rara bellezza, molto famosa per i suoi mosaici.

Agriturismo Bannata, un oasi per ricrearsi
A quattro km di distanza visitiamo la Masseria BANNATA.
Il luogo è meraviglioso, arredato con cura e gusto, design e opere d'arte, libri della sapiente cultura europea e italiana. La padrona di casa è una mente vivace e raffinata, dovunque si posi lo sguardo si accoglie ciò che ne proviene dall'ingegno e genialità. 
Ci vuole talento, conoscenza ed immenso gusto per allestire un “rifugio” di siffatta bellezza. 
La signora Nitta Bruno ha preso in mano le proprietà di famiglia e le ha avvolte nella rinnovata raffinatezza, accompagnata da una promozione della cultura e del territorio.


La Bannata è una parola siciliana che deriva dal catalano ed ha significato di: in parte, nascosta.  
Ed è così. L'agriturismo è posto ai piedi di una collina, nascosto agli occhi e avvolto nel suo rigoglioso bosco e giardino. sorge accanto ai muretti di pietra, ricovero per gli animali, e nel silenzio rotto dal canto dei richiami degli uccelli.
Entrando nella proprietà vi sono i cipressi che ti accompagnano alti e silenti ed arrivi ad una casa di pietra, antica e piena di fascino del tempo.
In passato, questa era la masseria di famiglia di questa imprenditrice ennese. 
Una signora dalla bellezza  florida,  con eleganza e intelligenza che l' accompagnano nel fruscio che ti avverte della sua imminente presenza. 

La Sicilia dell'intelligenza e della cultura la rivivi sul suo viso e nell'attorno, quella borghesia che ha conservato nei tempi efficacia e risolutezza, portando avanti immagini e culture, preservandole da contaminazioni non lecite e favorendo il progredire.

Donna Nietta  ti accoglie nel podere trasformato in un agriturismo di fascino, con annesso un ristorantino intimo e un fienile riattato per favorire incontro con l'arte e la contemporaneità.







Una manciata di camere allestite con il fascino raffinato dell'antico, con tocchi contaminanti e dove nulla è messo al caso.
Si nota la mano sapiente e la conoscenza del design e della storia, connubio che si interseca alquanto e si rimanda al vivere bene il tuo soggiorno.
Per i banchetti più consistenti c'è una stalla riattata a salone con la pietra rimessa a nuovo, mobili e oggetti appartenuti alla famiglia da circa duecento anni, con libri e cataloghi di arte che occhieggiano accanto a divani e poltrone molto comodi.

C'è il camino acceso, il fuoco vivo e stemperante, le ceramiche di Caltagirone, i pomoli dei legni costruiti col fuoco e dal colore verde pallido, messi a grappolo dentro un piatto antico, i pupi siciliani, tappeti e sedute che hanno accompagnato i giorni della borghesia colta siciliana.

Accanto vi è un fienile riattato con la moderna tecnologia che raccoglie la possibilità di convegni, incontri e rassegne.

In questo luogo si favorisce l'arte con gli incontri di cinema, le mostre di arte contemporanea, letture, reading, presentazioni; campeggia sulla grande vetrata una frase del cineasta indipendente Silvano Agosti.
C'è una fontana con pesci rossi che si lasciano accarezzare dai raggi di un sole tiepido, cullandosi al tuo chiacchiericcio e liberi di saltellare e raccontarti dicerie e favole.
Puoi camminare ed inoltrarti alla scoperta della proprietà, e incontrerai eucalipti, alberi antichi, macchia e silenzi.
Il ristorante è un luogo della delizia con la sua proposta di cibo siciliano rivisitato con sapidità da donna Nietta, preso dai ricettari di famiglia che vantano lustri.
Ho mangiato la caponata ennese di natale , frittelle di baccalà, gateau di patate, pasta con i broccoli, cosciotto farcito con carciofi e via dicendo, con alimenti presi dalla proprietà, compreso il grano per comporre paste. Tutto controllato a favorire un gusto ed una precisione nella composizione del tuo piatto, che ha equilibrio e gusto raffinato.

La terra entra sulla tua tavola come il sapere contadino e la grande affascinante civiltà siciliana che ti arriva accanto e ti delizia.
La famiglia è la componente essenziale di questa imprenditrice, con la sua dolce e volitiva madre, simpatica ed ironica. Accanto a lei partecipano del lavoro i suoi fratelli professionisti di prestigio, colti e affabulatori impareggiabili, pieni di sapere compreso e intenso, con la grande curiosità verso il cibo e la sua storia. Figli e nipoti, generazioni a confronto che hanno un filo conduttore: la coscienza di avere ereditato grande eleganza, cultura e fascino che non disperdono al vento, ma coltivano il tutto con grande passione e amore per la continuità.

CATANIA
Arriva così l'ora di prepararsi, stiamo per dare addio alla fine dell'anno ed allora ci si ritrova in piazza a Catania per il concerto di Bregovich, molto atteso, e che ci farà dimenare alquanto. Ritmi balcanici, tradizioni e folklore, storia e rivolte. Sarà una serata differente, il cenone sarà all’insegna dello street food, ad iniziare da panini con la polpetta ricoperta di pistacchio, per alcuni sarà di cavallo, con accanto la birra siciliana, frutto del lavoro dei molti birrifici sorti negli ultimi tempi, che forniscono eccellenze per la gioia dei palati.
Uno sguardo verso un cannolo, giusto per addolcire e poi via alle danze ed al ritmo. 

Si canterà, ballerà, gioirà, sorridendo e sollecitati dalla sua bravura. 
Un abbraccio forte con la golata di prosecco e ci si incammina verso un nuovo anno, che ci auguriamo al meglio e alziamo gli occhi verso i fuochi artificiali, attorno esplosioni di tric e trac, alcuni vere bombe che fan tremare il pavè, sempre sotto lo sguardo silente dell'elefantino e con i santi e gli Dei accanto a vigilar sul nostro andare.

...continua...

venerdì 7 novembre 2014

FOOD PLACE - Una settimana in Sicilia - Parte 6

Il viaggio continua...

Palermo
Palermo ci accoglie con tutta la sua forza di antica città di gattopardi, di potere, di storia e cultura, posata a strati di dominazioni che han lasciato vestigia meraviglia e la rendono imponente, protratta verso il mare e il futuro, talvolta avvolto anche di angoscia.
Palermo è il suo mercato, il suo cibo di strada di antica memoria, il vociare dei richiami, colori e passione, furore di talento e pigrizia dell'incedere, il mare che la frange e il suo porto traslato da merci. E’ ancora vicoli e strade, balconi, portali e portoni, teatri, molto raccontato dai suoi grandi poeti e pittori.
Si può mangiare per strada e nei mercati possiamo assaporare la testina bollita con il sale, pane e milza, le interiore del vitello scavano un pane sciapo e pieno di vitalità, limoni, arance, carretti siciliani, cassate e cannoli, geli e puponi, tutto accompagnato dall'enigmatica tranquilla vulgata, dal nero degli occhi e il silento sguardo degli uomini.
La bellezza delle fimmine siciliane è nota nel mondo, i colori dei loro occhi e dei capelli varia dallo strato e dall'anagrafe del periodo degli invasori, sempre eleganti, sempre misurate, sempre sorridenti e drammatiche, che ti fanno perdere orientamento e voglia di andar altrove.

Antica focacceria S. Francesco
















Puoi mangiare poi un arancino Antica focacceria S. Francesco che è mutata nel tempo, ora hanno aggiunto il ristorante all'ultimo piano, sotto puoi prendere sarde a beccafico, pane ca meusa, insomma il cibo di strada. L’arancino è sempre sublime, con il suo ripieno di ragù e piselli, cotto bene, il riso ben amalgamato.

Bagheria
Trattoria Don Ciccio

Per la cena siamo andati al Don Ciccio a Bagheria che nel tempo si è trasferito da un luogo più centrale e storico, ad un altro più anonimo inserito in un contesto odierno. Ma lì si può sempre assaporare una caponata degna di nota, il calamaro ripieno, essere serviti con celerità e simpatica ironia. Spettacolare il racconto del menù da parte del figlio del titolare, con la sua intercalata palermitana. Intanto io penso a questo posto dove risiedono le meraviglie delle ville siciliane della antica borghesia, alcune ritornate ai fasti, altre che stanno cadendo, con i suoi alberi secolari, la storia, il fruscio di velluti e sete. Qui proviene la famiglia di Dacia Maraini, da parte della madre, qui han discusso del futuro, qui han cavalcato storia e coraggio, qui ha dissertato il meglio dell'intelligenza.

Enna 
B&B La casa del poeta
Intanto ci dobbiamo spostare di luogo, oggi è fine anno e si cambia residenza: andiamo dentro la provincia di Enna in campagna, in un B&B LA CASA DEL POETA.

Un casale della villeggiatura estiva di una antica famiglia siciliana di Enna, quelle famiglie della borghesia che sono state pilastro e consistenza dell'economia e della cultura. 

Quegli intrecci di parentele e feudi, che han prodotto intelletti e consistenti professionisti, fortune e lasciato tanta materia su cui scrivere e leggere, a partire dai libri di ricette di casa. 







La pioggia ci accompagna nel percorso, passando per Leonforte che vanta una fontana barocca meravigliosa, con la campagna di ulivi e grano, con la città antica di Enna sulla rocca a spiarci nel cammino.
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