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martedì 25 agosto 2015

FOOD SYNTAX - La ricetta più semplice del mondo

Uova al tegamino
"Sembrerebbe, di primo acchito, la ricetta più semplice del mondo: quasi un affronto alla grande cucina, dove sbagliare è impossibile. Eppure, anche nel banale uovo in tegamino esiste un più e un meno in fatto di riuscita, e alcune regole debbono essere tenute presenti. 
Ma cominciamo dalla conclusione, ovvero dal risutlato ideale: l'albume non ha preso colore benché sia completamente rassodato, mentre il tuorlo risulta liquido e lucente, tiepido ma non cotto. Come arrivarci? In una padella che conterrà l'uovo (o le uova) di misura, si farà sciogliere (ma non sfrigolare) la conveniente quantità di burro, si unirà l'uovo che verrà quindi condotto a cottura su un fuoco dolcissimo, salando il solo albume a cottura ultimata.

Il grande Ferdinand Point, proprietario del celebre ristorante "La Pyramide", a Vienna, adottava una tecnica differente: scorporato il tuorlo dall'albume, cucinava quest'ultimo seguendo il procedimento ordinario, come se si trattasse di un uovo intero. Quand'era quasi giunto a cottura, allontanava la padella dal fuoco e, al centro dell'albume, ricavava un piccolo solco; nell'avvallamento adagiava il tuorlo crudo, passando poi il tutto in forno a temperatura sostenuta, giusto il tempo di dare quel colpo di calore che è sufficiente a far si che il tuorlo intiepidisca e l'albume finisca di cuocere. Otteneva in tal modo un risultato di assoluta perfezione tecnica."
Tratto da "I segreti del cuoco" - Gualtiero Marchesi 

mercoledì 5 agosto 2015

FOOD RECIPE - Focacce in padella con prosciutto e formaggio

Focacce rapide in padella
Avevo voglia di pizza, ma non avevo fatto l'impasto, che richiede una lievitazione molto lunga, almeno 6 ore. Quindi ho sperimentato questa focaccia rapida in padella.
Incredibile, una focaccia rapida e gustosa che vi consiglio di provare!










INGREDIENTI 
500 gr di farina 0
lievito istantaneo, una bustina
4 cucchiai di olio d'oliva
150 ml di latte
120 ml di acqua
sale
Per farcire: prosciutto cotto o crudo
, stracchino, fontina e cipollotti freschi



PREPARAZIONE
Impastare in una ciotola capiente la farina con l'olio e il lievito, poi aggiungere l'acqua e il latte miscelati prima, mescolare e raggiungere una consistenza fino a formare una palla. Trasferire su di un piano infarinato e impastare, aggiungendo farina se l'impasto è troppo molle. Naturalmente se disponete di una planetaria, il processo diventa molto più rapido.
Dividere l'impasto in due e stendere la pasta.
Scaldare bene una padella antiaderente con poco olio.

Sulla prima sfoglia adagiare sopra lo stracchino, il prosciutto, i pezzetti di fontina e i cipollotti tritati, quindi sigillarla ripiegandola su sé stessa, e attuare lo stesso procedimento con la seconda, variando gli ingredienti, a seconda dei vostri gusti. Porre la focaccia ripiena sulla padella e cuocerla per circa dieci minuti a fuoco non alto, rigirandola spesso, quindi procedere con la seconda. Quando risultano dorate, toglierle dal fuoco e servirle sul piatto da portata tagliandole in spicchi.
Risultato garantito!!!!

©PHOTO EDITING - elisa roattino

sabato 28 febbraio 2015

FOOD RECIPE - Cracker aromatizzati all'olio, rosmarino e paprika

Un gustoso diversivo per antipasti, spuntini e aperitivi


Voglia di leggerezza. Voglia di bontà. Voglio mangiare dei crackers sani, fatti solo di farina, olio e acqua. Basta con quelli comprati! Anche se buoni e sicuramente pratici... Ma riuscirò ad eguagliarli?
No. Li ho superati. Per questo, dopo varie prove, condivido una ricetta che, come sapete, ho provato per voi. Perché non posto mai qualcosa di non provato. La ricetta è simile, in effetti, a quella che io uso per la pizza, si differenzia per l'aggiunta di più olio. 
Ho provato a farli anche con la farina integrale, la differenza è che assorbe di meno, quindi per ottenere un impasto lavorabile potete aggiungere altra farina 00 poco per volta, fino a quando non appiccica più. Questa regola vale sempre. Infatti ho notato che l'assorbimento delle farine cambia a seconda della loro qualità e della concentrazione dell'umidità nell'aria. Quindi partite sempre dalla ricetta base inserendo tutti i liquidi, e poi aggiungete fino ad ottenere l'impasto desiderato. Ecco comunque la ricetta provata:

Ingredienti 
500 gr di farina bianca 00
200 ml di acqua
130 ml di olio d'oliva
12 gr di lievito di birra
2/3 cucchiaini di zucchero
3/4 cucchiaini di sale

Preparazione
Inserire nella planetaria (o in una ciotola, se lo fate a mano) l'acqua (tiepida, mi raccomando!) il lievito sbriciolato, una parte di olio e due cucchiaini di zucchero; mescolare per far sciogliere il lievito. Aggiungere un po' di farina e iniziare ad impastare. Aggiungere l'olio e la farina fino ad esaurimento, quasi per ultimo il sale. Mai aggiungere il sale al lievito! Non fidatevi delle ricette che dicono così, il lievito cresce e funziona con lo zucchero, il malto, il latte, ma mai con il sale! Impastare bene, l'impasto deve risultare omogeneo e non appiccicoso. Coprire con pellicola e lasciare a lievitare per due orette, o comunque fino a quando l'impasto non è raddoppiato. A questo punto accendere il forno a 200. 


Prendere una macchinetta per fare la sfoglia di pasta. Questo passaggio è molto importante. Infatti i crackers, per venire croccanti e dorati, devono essere stesi molto sottili, io con il matterello non sono riuscita! L'uso della sfogliatrice lo consiglio. Stendere quindi le sfoglie, disporre sulla teglia con carta da forno e tagliare in rettangoli, o secondo la forma desiderata. Si possono fare anche forme più grandi, l'importante è fare bene i buchi con la forchetta, fino quasi a forare la pasta. Questo permetterà di cuocerli meglio. Spennellare con un misto di olio e poca acqua, quindi spargere di spezie, a piacimento e a seconda dei vostri gusti. Io ho utilizzato paprika, rosmarino, origano e una spolverata di sale.


Infornare per circa 10 minuti, controllare, a seconda del vostro forno, la cottura dei cracker che dovranno dorarsi ai bordi. A metà cottura girare la teglia, per uniformare. Appena tolti dal forno toglierli dalla teglia, altrimenti continuano a cuocere. 
Serviteli con salsine dedicate, per esempio alle olive o ai pomodori secchi, oppure come accompagnamento ai salumi e affettati, o ancora al posto del pane con le insalate. 
Vi assicuro, saranno così buoni che finiranno in un baleno.
Così la prossima volta utilizzo un kg di farina... E ne faccio di più. Si possono conservare, una volta raffreddati bene, in un barattolo chiuso. 
Tanto non durano...



























©PHOTO EDITING - Elisa Roattino

martedì 10 febbraio 2015

FOOD THE FILM - La cuoca del presidente

Les Saveurs du palais - un film da vedere!



La cuoca del presidente è un film francese, uscito nel 2012, ma che sulla piattaforma SKY stanno riproponendo, ed è per questo che lo recensisco, caso mai vi sia qualcuno che se l'era perso quel dì.
Ma lo voglio raccontare anche perché è la storia vera di una donna capace e preparata, che trova difficoltà immane a lavorare nelle cucine accanto agli uomini, che ritengono sia il loro luogo e non vogliono intrusioni di sorta.
Questo può accadere soprattutto nel caso la persona sia molto capace, propositiva e lavori con passione e creatività, caparbiamente coltivando il suo lavoro con cura.
Il film, diretto Christian Vincent, si ispira alla vita di Danièle Mazet-Delpeuch, che fu la cuoca personale del presidente François Mitterrand dal 1988 al 1990.
Questa grande chef sceglieva i prodotti per i suoi ristoranti sul territorio, praticava il km zero sin da remoti tempi, seguiva le stagioni e i suoi frutti, e metteva nel piatto dei suoi fedeli clienti rarità e composizioni eccelse.

Ad un certo punto del suo percorso la chiamano a lavorare all'Eliseo, espressamente segnalata e richiesta dal Presidente in carica che aveva degustato i suoi manicaretti e ne era rimasto colpito a livello sensoriale.
Accetta questo incarico prestigioso e subito viene osteggiata dai colleghi, uomini che non hanno grande fantasia e sono impastoiati in maneggi di fornitori e intrallazzi di qualsivoglia natura.
Lei si barcamena dentro questo groviglio di serpenti, sempre all'attacco e a denigrare e deriderla, andando dritta per la sua strada e cercando di superare gli ostacoli, perseverando sul proporre il gusto e la qualità.
Ma si sa che le logiche della politica talvolta superano le buone volontà e i meriti e quindi alla fine dovrà soccombere e stilare le sue dimissioni, con grande rammarico soprattutto da parte del suo giovane staff. Ragazzi ai quali ha insegnato la non facile arte della creatività in cucina e il scegliere sempre la strada del non compromesso bieco e stolto.
Un racconto memorabile sui piatti della tradizione francese, un gusto della presentazione, la fatica dello stilare menù e composizioni, la non facile quotidianità dentro un mondo ostile.

Ma il cibo è raccontato in modo sublime e ti viene voglia di provare, ricercare, metterti alla prova con questa eccelsa cuoca, che finirà a gestire un ristorante in un lontano luogo della terra, colonia francese, e dove finalmente ritroverà sé stessa e la sua rinnovata passione per questo lavoro e questa arte.
Un film da vedere assolutamente, dunque, per voi appassionati della grande arte culinaria!
Qui di seguito vi rimando al trailer:

mercoledì 4 febbraio 2015

FOOD RECIPE - Nuvola di cioccolato

Una nuvola soffice di cioccolato e panna


INGREDIENTI
6 uova
250 gr di cioccolato fondente
125 gr di burro
175 gr di zucchero
1 scorza grattugiata di arancia o limone
1 pizzico di sale
2-3 cucchiai di Cointreau
400 ml di panna da montare
cacao in polvere per decorare.

Questa ricetta è di Nigella Lawson! Guardandola in televisione, mi ha fatto venire voglia di provarla, perché sembrava abbastanza semplice da fare: dolce, ariosa, morbida, cioccolatosa.
Il procedimento è in effetti lineare, non richiede una tecnica particolare, se non quella di rispettare alcune piccole regole, e di avere pazienza nel montare i diversi composti. Questa torta non richiede lievito e farina, perché le uova e gli albumi ben montati sopperiscono all'assenza di lievitanti. Dopo averla sfornata noterete screpolature in superficie, e il suo abbassamento: è normale! Questa torta ha questa caratteristica, e tutte le imperfezioni verranno coperte dalla panna.


PREPARAZIONE
Per prima cosa ho fatto sciogliere a bagno maria il cioccolato, quindi ho tolto dal fuoco e aggiunto il burro molto morbido (non fuso), mescolando.
Ho acceso il forno a 180°.
Ho poi montato bene 2 uova e 4 tuorli con 75 gr di zucchero e un pizzico di sale, e dopo aver raggiunto la consistenza di una crema che "scrive" ho aggiunto la scorza di arancia e il Cointreau. Quindi ho incorporato alla crema di uova la crema di cioccolato (non deve essere calda), mescolando delicatamente, per non rovinare la struttura ariosa.
Infine ho montato a neve i 4 albumi aggiungendo poco a poco 100 gr di zucchero. Ho di seguito incorporato questi con la crema precedente, con movimenti del cucchiaio dall'alto verso l'alto, sempre molto delicatamente.
A questo punto minsono fornita di una forma di 22-24 cm di diametro, foderata con carta da forno, e ho versato delicatamente il composto, uniformando con una spatola in superficie per livellare. Ho messo in forno per circa 35-40 minuti. Ho controllato, al passare del tempo, con uno stuzzichino per vedere se era asciutto. Quindi ho tirato fuori la torta e l'ho lasciata raffreddare.

Quindi l'ho adagiata sul piatto da portata e l'ho decorata con la tasca da pasticciere riempita con panna montata. Ho poi spolverizzato cacao amaro in superficie.
Poi l'ho portata ad una cena... buonissima!

©PHOTO EDITING - elisa roattino

martedì 27 gennaio 2015

FOOD PLACE - Mondovì, Mostra dell'artigianato artistico



Ora che fa freddo e non ci sono più le belle giornate estive mi piace ricordare un evento che in agosto ci ha portato a Mondovì, ed è una bella occasione per appuntare i nostri ricordi e farvi partecipi di una bellissima manifestazione.
Ogni anno, nel mese di agosto, si svolge a Mondovì la Mostra dell'artigianato artistico, un evento che vanta tanti anni e che nel tempo si è mutato e rinnovato.
Nel 2014 è stato particolarmente significativo, per il fatto che si è avvicendata una nuova gestione della manifestazione ed il corollario di eventi era molto ben assortito.
Mondovì è una placida cittadina ai piedi delle Alpi che la dividono dalla Liguria, si respira aria di mare e di monti, piena di storia e di bellezza.
La ceramica è sempre stata una sua prerogativa, posta dal fatto che in città vi erano varie manifatture, tra le quali la rinomata fabbrica "Vedova Besio e figlio" e la Richard Ginori. 
Oggi, a ricordo del tempo passato, è stato inaugurato nel 2010 la Fondazione il Museo della Ceramica vecchia Mondovì, che raccoglie la donazione da parte del dr. Marco Levi della Collezione Ceramica Baggioli e della sua collezione personale, oltre ad animare la partecipazione con percorsi didattici rivolti alle scuole, perché anima del progetto è "curare, conservare e diffondere la memoria di due secoli di industria ceramica monregalesi, attraverso l’esposizione dei prodotti e delle tecniche produttive delle tante fabbriche che si sono succedute".
Alla mostra dell'artigianato ogni anno si possono ritrovare artigiani ed artisti di ogni genere, e soprattutto relativi alla produzione ceramica, provenienti dall'Italia e dall'Europa, con le bancarelle che si snodano lungo le strette vie di Piazza, che è la parte alta e antica della cittadina.
Elisa, essendo ceramista, aveva la sua postazione ed io sono stata al suo fianco nella settimana per aiutare in qualsivoglia mansione occorresse.
Ovviamente i pasti quotidiani erano formati da panini per il lunch forniti dalla famiglia di Elisa, lì residenti, con formaggi e salumi della zona – un km zero del panino – che si mangiava in compagnia di amici che venivano a trovarci.
Alla sera, o qualche volta a pranzo, complice una pioggia che rallentava visitatori, ci siamo recati nei ristoranti della zona  di Piazza, che ne vanta parecchi, compreso un bar con un gelato strepitoso.
Una meraviglia la piazza che racchiude i portici con i negozi, taluni ancora arredati con mobili d'epoca!

Il Caffè Bertaina Osteria è uno di questi; un tempo bar, ora trasformato in una trattoria molto promettente e suggestiva. La gestione è cambiata da qualche tempo e sono una coppia giovane con la suocera dello chef che condivide con lui i fornelli e la preparazione dei manicaretti.
Lo chef è cresciuto nella cucina dei genitori che avevano una trattoria di campagna, ha respirato aria di arrosto e sentito discussioni sulle salse, ha imparato cosa sono le materie prime e cosa è cucinare con passione e amore.
Dopo le scuole appropriate, è approdato nelle cucine di chef prestigiosi ed ora si è sentito pronto a gestire una sua realtà, che sta crescendo e credo arriverà in alto.

Lì sotto i portici, mentre la piazza si animava di persone in festa, abbiamo cenato con una delizia del palato e degli occhi. 
Le materie prime provengono dalla zona o da fornitori di rango, quindi nel piatto ci ritrovi il sapore degli alimenti genuini e accuditi con dovizia da mano esperte nel mettere insieme con grande creatività gli stessi.

Della cena mi ricordo i gamberi rossi di Sicilia a crudo, con una salsa che era nettare degli dei, un profumo di freschezza e natura, i tagliolini che emanavano profumi dell'estate, il croccante delle verdure e delle carni, la qualità alta e la cortesia dei ragazzi al servizio, con a chiudere dessert di grande impatto... Si sente tutta la competenza e la passione di questo giovane chef, che ricerca combinazioni e territorio, rielaborando la tradizione e arricchendola con grande competenza, coadiuvato da personale gentile e preparato, nulla è al caso, nulla e anche il conto è adeguato, ma di giustezza delle parti. 
La carta dei vini è importante e ritrovi il territorio, la Langa al confine, il Monferrato che è lì adagiato accanto. Ci si trova bene, anche per aperitivi e colazioni, perché è un tutto tondo, una carta corta che è sempre indice per garantire freschezza dei piatti, ed un'attenzione ai prezzi che di questo tempo non guasta... Consigliamo questo luogo, che è ristoro per il palato e per la quiete del nostro passo, sono bravi e credo arriveranno in alto.......il buon giorno, in fondo, si vede dal mattino.

Abbiamo poi visitato anche la Trattoria del Teatro, nella via adiacente la piazza. Presenta una carta del territorio ben assortita, con i suoi antipasti legati alla tradizione piemontese ben guarniti e preparati. Anche qui si sente la passione per la professione e la materia prima che arriva dal luogo e dalla competenza dello stesso.
Gnocchi o agnolotti preparati in casa, con il ripieno gustoso e perfetto, accompagnati da un ragù dove si sente la prelibatezza della carne monferrina e il sapore del formaggio di malga per gli gnocchi al castelmagno, che è un formaggio gustoso e prelibato.
Il vino è del territorio e il personale è solerte e gentile, pronto alla nostra bisogna, nonostante fosse pieno di avventori. Non vanta un grande numero di posti, ma è curato nei particolari e il menù è sempre aggiornato alla stagione.
Il bar che abbiamo più frequentato è la Cremeria dell'antico Borgogestito da Matteo che è un giovane molto affabile. 
Il luogo è sempre stato lì affacciato sulla piazza, con i suoi tavolini adagiati sulla scalinata, che ti permettono di godere appieno dello spettacolo architettonico.

Il gelato che fanno è veramente gustoso, pieno di quelle materie prime buone e genuine, le nocciole di Langa, il latte, la panna, le uova delle fattorie, la frutta, il cioccolato del migliore... una festa per il palato e noi ci siamo allietate molto con esso.

Siamo poi stati alla Società Operaia  del Mutuo Soccorso di Mondovì Piazza, luogo meraviglioso e antico, con i suoi mobili risalenti all'ottocento, il bigliardo, la vista sulla valle, il palazzo storico che lo accoglie. 
Fondata nel lontano 1862, con presidente Giuseppe Garibaldi, dopo varie vicissitudini storiche ha da non molto una nuova gestione. Siamo stati ospiti della cena di chiusura della Mostra dell'artigianato, dove erano presenti gli artisti e gli artigiani che avevano partecipato alla manifestazione.
Abbiamo mangiato la paella che era formidabile, gustosa e appetitosa, un salame fatto da una piccola cascina dei dintorni e bevuto il vino del territorio. Le gestrici del locale hanno lavorato bene e vogliono affermarsi sul luogo con proposte e rivisitazioni, con serate tematiche ed eventi... il luogo si presta!
E' stata una settimana veramente importante, sia per le attività che per le occasioni di contatto.
Consigliamo dunque Mondovì, con le sue architetture, i suoi dintorni che distano poco da Barolo, Carrù, Farigliano  e la Langa. I ricordi vanno alle sue botteghe, al suo museo della ceramica in un palazzo storico meraviglioso, alle sue viuzze che sanno di storia, ai negozi molto belli ed accoglienti, alle piazzette, alla sua funicolare bellissima che si inerpica sulla collina... con gli alberghetti e i b&b in palazzi storici che guardano le vigne e l'infinito, verso il mare... 
Consigliamo una gita, e aspettiamo la prossima estate per la Mostra dell'artigianato 2015!

lunedì 26 gennaio 2015

FOOD RECIPE - Gnocchi viola alla crema di fontina e fiocchi di barbabietola rossa

Gnocchi con le patate viola, colori particolari nel piatto
La patata viola 

Questo tubero dal colore viola, con la buccia di un colore intenso che rasenta il color nero, è molto antico e proviene dal 
Perù.

In Italia era quasi sconosciuta sino a non molti anni fa, quando gli chef italiani la proposero, mentre in terra di Francia la si usava e coltivava da molto più tempo.

E' arrivata quindi da noi sui banchi dei mercati più forniti e sempre attenti alle novità, o in quei piccoli negozi di frutta e verdura che propongono qualità diversificate.
In Francia la chiamano Vitelotte  o Truffe Bleue, e le commercializzano in grandi scatole di legno, con coperchio, che già di per sé sono oggetti da tenere sugli scaffali della dispensa per riporre appunto patate, verdure, od anche oggetti che si vogliono raccogliere. I francesi sono imbattibili, in questo!!!
Annovera anche altri nomi quali: PATATA NERA, DONNA NERA, TARTUFO DELLA CINA. 
Ha origini antichissime e porta con sé tanto mistero e suggestione, provenendo dalle Ande peruviane o cilene, dove alberga indisturbato il condor e il vento taglia l'aria rarefatta.
Dicevamo però che quelle che arrivano sulle nostre tavole vengono coltivate nelle lande produttive dei cugini di oltr'Alpe ed ora anche sulle nostre montagne.


Quando la prendiamo nelle mani e guardiamo il suo colore inconsueto, pensiamo subito che esca dall'alchimia di qualche pazzo chimico o biologo, o da qualche agronomo suggestionato dal colore... invece non è nulla di tutto questo, ciò che vediamo è proprio il suo colore, che proviene da lontano nel tempo.
Lei è viola con un sapore che si avvicina molto a quello della castagna e non dobbiamo confonderla con quella patate dalla buccia viola che all'interno però sono bianche o giallastre.

La si può usare come chips, come base, per confezionare gli gnocchi, oppure negli sformati, nei purè: daranno molte soddisfazioni a partire dal colore inconsueto che dona allegria e suggestioni.
Il piccolo problema, se può essere un problema, è il suo prezzo che non è economico, soprattutto se si pensa che, avendo pezzatura piccola, per impegnarle nella preparazione degli gnocchi ce ne vogliono più del dovuto. Ma si sa che per la golosità siamo disposti a esborsare prezzi e cifre...
Questa patata va pazza per l'abbinamento con il tartufo, che fatto piovere sopra un purèe in scaglie oppure saltate nel burro può raggiungere livelli molto alti di gusto.
Pensate che in Francia le si può trovare sugli scaffali dei supermercati, nei sacchetti come le chips...

In Italia da un certo periodo, le patate viola sono coltivate in Piemonte, sulle montagne della valle Belbo, dove hanno trovato un buon habitat e crescono rigogliose. Si tratta di una piccola azienda agricola gestita da una donna e dalla sua famiglia che commercializzano - per ora solo a livello piemontese - sia le patate in tubero che dei gnocchi preparati con le stesse. Le troverete quindi ad esempio nei mercatini e a EAITALY sui banchi delle verdure. Azienda agricola Silvana RIGGIO - borgata Carlini MOMBARCARO - Cuneo www.lepatateviola.com

Sono molto felice di questa novità e mi auguro possano essere commercializzate più largamente, per promuovere il nostro prodotto italiano e le realtà eroiche che in montagna producono con fatica quotidiana.
Al salone del gusto 2014 abbiamo incontrato questa realtà e ne siamo rimaste entusiaste, tanto da potervi così raccontare questo prodotto che è ora un vanto della nostra produzione regionale.





INGREDIENTI                                                                                                                

Per gli gnocchi
500 g di Patate vitellotte
180 g di Farina 00
1 tazza di latte
sale q.b.

Per decorare
1 verza rossa tagliata a lamelle sottilissime
pecorino stagionato q.b.
pepe q.b.
aceto balsamico

Per la crema
2 etti di fontina
100 ml di panna
pepe nero q.b.

Preparazione
Sbucciare le patate, tagliarla a dadini e cuocerle in acqua. Passarle nello schiacciapatate, e impastarle con latte e farina, aggiungere sale e formare dei salamini che poi saranno tagliati a piccoli pezzi per dargli la forma con la grattugia al contrario.
Bollire in acqua calda salata, e appena affiorano scolarli subito.
Prendere la verza rossa, tagliata molto finemente, farla appassire nel burro.



Per la crema:
Sciogliere la fontina con la panna a bagnomaria, quindi condire con questa crema gli gnocchi, spolverizzando sopra la verza, e concludere spolverizzando di pecorino grattugiato.


©PHOTO EDITING - elisa roattino