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venerdì 24 agosto 2012

FOOD ART - Milk Farm Road

DISEGNI SEMPLICI DI COSE SEMPLICI

Ogni tanto in rete si scoprono belle cose; tra la moltitudine di informazioni e immagini ecco che spunta un riferimento, un qualcosa che spicca. Milk Farm Road è un piccolo sito, con pochi ma interessanti spunti creativi. 

L'artista Heather Contos si destreggia molto bene tra fotografia, creazione di eventi, cucina e dipinti ispirati al mondo del cibo.

In questo post vi propongo proprio questi: piccoli capolavori di semplicità, pochi colori, un tratto sfumato, belle composizioni che placano gli affanni, danno sicurezza, danno un senso di pace. 
Si ispira infatti agli oggetti di uso quotidiano in cucina, e l'effetto è assicurato. 

A me hanno fatto venire voglia di prendere il pennello, cosa che faccio ormai raramente, e questo è sicuramente un bell'incentivo.




































Sul sito potrete trovare info e riferimenti per acquistare questi piccoli capolavori.
http://www.milkfarmroad.com






martedì 14 agosto 2012

FOOD SYNTAX - Il peperone

UNA DELIZIA E TRIPUDIO DI SENSAZIONI

Può essere giallo, rosso, verde, piccante o dolce, lui si presta ad una infinità di preparazioni e possibilità.

Anche lui ci arriva con la scoperta dell'America, della stessa famiglia del pomodoro e al suo arrivo incuriosisce.
Inizialmente viene chiamato “pepe d'India” a causa del suo sapore piccante e molto simile a quello del pepe, ma da subito viene accolto con successo tanto da essere utilizzato ancora prima del pomodoro, nelle ricette napoletane come condimento per la pasta.
Viene commercializzato e consumato da subito come frutto; ha diverse colorazioni, dal verde, al giallo e rosso con diversi gradi di colorazione e maturazione.
All'interno risiedono i semi che contengono una sostanza particolare che contribuisce a dare questo ortaggio il caratteristico e inconfondibile sapore piccante.
Le varietà  dolci sono quelle maggiormente consumate, perché sono migliori per la digeribilità oltre che per il gusto più delicato.
Se soffrite di  ulcera non dovete consumare le varietà più piccante perché avreste dei problemi.
È un frutto estivo e trionfa sulle bancarelle; per sapere se è fresco si deve controllare la buccia che deve essere soda, croccante, priva di ammaccature e il colore deve essere brillante e acceso.
Nel frigorifero riponetelo nel reparto dedicato ai vegetali, attenzione perché dopo un poco di giorni che sta adagiato nella cassetta dei vegetali, lui è destinato ad avvizzirsi e perdere tono. Può essere quindi fritto, in padella o casseruola, ma se volete abbrustolirlo e togliere la buccia deve essere freschissimo, così pure per il pinzimonio.
Consumato crudo e tagliato a pezzi condito con olio oliva extravergine è la migliore modalità per assaporarlo.
Privato della buccia e poi messo a dimora in una boule con sopra una alice sotto sale, olio e spicchi di aglio nuovo appena schiacciato.
Ma la peperonata è  il massimo per me: in una padella con dell’olio adagiate i cipollotti freschi tagliati a rondelle e basilico, con un po’ di aglio nuovo schiacciato, poi saltate i tocchetti di peperone, aggiungendo il pomodoro di Pachino fresco.
Potete sbizzarrirvi con quelli tondi e farli ripieni di riso, carne, formaggio, pasta e gratinati.
Anche il peperoncino è un parente molto stretto e si distingue perché picca per il maggior contenuto di capsicina.
Sono frutti a forma conica con punta ricurva, le bacche raccolte ed essiccate sono utilizzate fresche o essiccate.

©PHOTO EDITING - elisa roattino

giovedì 9 agosto 2012

FOOD PLACE - Qualithe Hotel

RESTAURANT DI PONDICHERRY
Qualche sera fa sono andata al ristorante con mio marito e suoi due amici. 
Ci concediamo ogni tanto questo piccolo lusso per loro, cosa che invece per le nostre tasche non lo è.
Io comunque preferisco cucinare in casa e concedermi un’uscita di quando in quando, così per incontrare, assaporare diversità e passare una serata piacevole.
Il Qualithe restaurant è a pochi passi dal mare, e prima del ciclone di fine anno passato disponeva anche di una bellissima terrazza attrezzata con copertura tipica, che è stato spazzato via e non è ancora ripristinato il tutto. 
Quindi si mangia al piano terra, essendo il secondo adibito a hotel. 
Il ristorante si trova quasi sulla passeggiata a mare, detta Promenade des anglais, nel quartiere French di fronte al parco pubblico immenso e, sempre prima del ciclone, pieno di alberi secolari. 
Durante il giorno in questo parco ritrovi tutti, donne e bambini, studenti, anziani, scoiattoli, corvi, venditori di palloncini, cibo, souvenir, incontri galanti e sguardi furtivi. Ti siedi anche ai piedi degli alberi e puoi leggere, pensare, pregare, dormire, parlare e sfaccendarti.
Il Qualithe è stato lo scenario dell'incontro con quello che sarebbe diventato mio marito 6 mesi dopo, oramai stiamo per compiere un anno di vita in comune e di importanti sentimenti.
Si sente musica occidentale, molto americana e inglese e talvolta vi sono anche gruppi e bande rock locali che intrattengono. Tanti camerieri in divisa nera, solleciti e con un menù corto per accontentare i molti stranieri che lo frequentano e gli indiani che vogliono avere una cucina che non sia proprio tradizionale, vale a dire non troppo speziata.
Pesce, carne, maiale, pollo, pasta, riso, verdura e anche tanta birra. 
Ho assaporato un piatto di gamberi fritti in una pastella cucinata con della paprika non forte; a seguire un’ottima omelette al formaggio con contorno di patatine fritte e insalata di cipolle.
Mio marito e amici hanno scelto un piatto di maiale fatto in casseruola con salsa di cipolle e curry, dal profumo che mi arrivava direi buono.
C'è stato come sempre quando vai al ristorante in India, un andirivieni di persone conosciute che arrivano si siedono, parlano, vanno e ritornano, telefonano e inviano sms. 
Una modalità diversa dalla nostra in cui ognuno sta seduto al suo posto e non interloquisce con altri. 
Qui puoi anche cantare ballare e ubriacarti, ma sempre e comunque nella piacevolezza.
Il prezzo in questo ristorante è sempre contenuto e questo ti permette ti frequentarlo più sovente.

QUALITHE HOTEL
3, Ruemahe De Labourdannain 605001 - Pondicherry  - India - tel 0413 2334325

FOOD PLACE - Carmel Creation

BON BON. SI SI, SONO CARAMELLE, PERO' ARTISTICHE


Caramelle. Il nome fa tornare bambini all’istante. Vi ricordate i vecchi negozi di una volta, con quei barattoli enormi di vetro pieni di delizie colorate... ? Ormai sono un ricordo del passato, perché oggi troviamo negozi che sono specializzati nella vendita di solo caramelle, e veramente di tutti i tipi, forme o colori. Quello di cui vi voglio parlare oggi, però, è invece una cosa che penso pochi di voi abbiano visto.

C'è un posto, a Torino,  dove caramelle come gelèe, liquirizie, wafer, bastoncini di cioccolato, toppings, marshmallows e altro... diventano  creazioni di casette, animali o piante, vasi di fiori! Si tratta di Carmel, un laboratorio creato da Tania Peria, che ha iniziato questa attività quasi per gioco ma poi, dopo il successo tra amici e parenti e un viaggio in California (mi piacerebbe saperne di più, a questo proposito), ha creato il suo marchio nel 2010. 

Le sue creazioni possono diventare così centro tavola, segnaposto, bomboniere molto originali.
Come dice lei stessa:

Ormai non vedo più caramelle,
ma tegole per il tetto, animaletti, piantine: mondi interi da costruire.
Tania Peria, candy guru




Queste creazioni, assolutamente da vedere, le trovate in vendita nel temporary-corner presso il 
Cafè Mash di Torino - via Torricelli 59
e on-line all’indirizzo: www.carmelcreations.com

lunedì 6 agosto 2012

FOOD THE WORLD - I cacciatori di miele dell'India del sud

IL MILLEFIORI DELLA FORESTA
UN LAVORO ANTICO CHE VA SALVAGUARDATO

Le tribù Irula e Kurumba vivono alle falde dei monti Nilgiri nel Tamil Nadu e raccolgono il miele di un'ape selvatica da circa 2000 anni nello stesso modo.
I monti Nilgiri rappresentano una biosfera protetta dall'Unesco; sono fitte foreste popolate da orsi, leopardi ed elefanti.
Il miele di questa ape è salito sull'Ara del Gusto della Fondazione protetta da Slow Food. 

Raccogliere questo miele è arduo perché l'ape costruisce il suo favo su cenge dei dirupi montani e costringe i cacciatori di miele a calarsi dall'alto su lunghe scale di corda, fabbricate con la corteccia degli alberi e le corde derivate dalla fibra del cocco. Salendo su queste creste alte decine di metri possono perdere l'equilibrio ed in un attimo è fatale cadere e morire.
Tagliano il favo conservando la parte che ospita le api giovani in modo da garantire la presenza futura. In alcuni casi evitano di toccare intere creste, anche nei periodo di carestia.
Ora questo lavoro può andare perduto, e di conseguenza il prodotto, perché vi è una lenta deforestazione e vi è anche un cambiamento nel tipo di agricoltura nelle aree circostanti, si è infatti passati alla politica della monoculture con un incremento della coltivazione del tè che determina una perdita di diversità ed un uso maggiore di pesticidi e fertilizzanti.
Tutto questo incide sulla popolazione delle api e inoltre molti abbandonano questo lavoro per andare a lavorare nelle fabbriche tessili e nel pubblico impiego, essendo questo un incremento della richiesta per la crescita indiana.

Per fortuna esiste una fondazione che da 15 anni lavora su questo progetto e porta avanti la tradizione nel contesto di una società moderna.
Hanno creato centri locali di produzione in cui i cacciatori accumulano, filtrano e confezionano il miele raccolto. Lo vendono poi in giro per il mondo sotto l’egida del prodotto equo solidale.
Inoltre utilizzano la cera delle api, cosa che in passato non avveniva perché la gettavano, ora ne fabbricano candele e cosmetici.
Tutto ciò per dare un lavoro ed un futuro alle giovani generazioni, che talvolta sono ritornate a fare questo lavoro dopo averlo abbandonato.
Il millefiori della foresta è buono ed è particolare, un poco asprigno e selvatico, io l'ho mangiato e lo acquisto.
Al salone del gusto e Terra madre a Torino nel mese di novembre vi saranno laboratori, degustazioni e uno speciale spazio dedicato a loro. La questione indigeni sarà il tema centrale per Terra Madre di questa edizione con la partecipazione di comunità indigene di tutto il mondo.

mercoledì 1 agosto 2012

FOOD RECIPE - Crostata di albicocche

LA PASTA FROLLA - metodo sabbiatura













Oggi sono in vena di condividere con voi una ricetta base per fare una bella crostata utilizzando questa ricetta per la pasta frolla. 
Anni fa ho sperimentato varie ricette e metodi, ma devo dire che questo lo considero quasi infallibile. Infatti la parte forse più difficile è amalgamare bene gli ingredienti in modo da ottenere una bella consistenza di pasta, che sia facile da stendere.

In questa ricetta parliamo del metodo sabbiato, laddove gli ingredienti liquidi vengono aggiunti alla fine.

Naturalmente io vi darò le indicazioni per farla a mano, la stessa cosa si può fare, con molta più facilità, utilizzando un robot.

INGREDIENTI
250 gr di farina 00
125 di burro ammorbidito a temperatura ambiente
80 gr di zucchero
1 uovo
2 cucchiai di acqua o latte
una bustina di lievito
un pizzico di sale
1 barattolo grande di marmellata di albicocche

Per prima cosa bisogna fare la pasta frolla, che darà il vero carattere alla nostra crostata. Infatti ognuno vi può dare una sua interpretazione, l'importante è capire la base e poi si possono fare le opportune variazioni a seconda dei gusti personali. 

Setacciare la farina e metterla in una ciotola capiente. 
Prendere il burro ammorbidito (non sciolto completamente) e tagliarlo a pezzi piccoli, quindi versare nella ciotola. A questo punto con la punta delle dita sbriciolare il burro a contatto con la farina, poi a mano a mano prendere un po' dell'insieme, porlo sul palmo della mano, e,  sbriciolare ulteriormente con l'altro palmo, facendo cadere a pioggia la farina mischiata al burro. Questo procedimento (sabbiatura) serve ad amalgamare bene il burro e la farina, e ad arieggiare. Alla fine dovremmo ottenere una sabbia fine, il burro infatti sarà stato assorbito completamente. 
Aggiungere lo zucchero, il pizzico di sale e per ultimo il lievito setacciato. Mescolare.
In una ciotola sbattere l'uovo con due cucchiai di acqua o latte, e amalgamarlo al composto. 
Una volta che l'uovo è stato assorbito possiamo versare la pasta sulla spianatoia leggermente infarinata, e impastare bene, anche se non a lungo, possibilmente con le mani fredde. Se tendiamo ad averle calde, lavarle con acqua fredda e procedere.
La pasta frolla infatti non ama essere troppo maneggiata.


L'impasto che dobbiamo ottenere dovrà essere elastico e malleabile, possiamo aggiungere farina se lo riteniamo necessario
Fare quindi una palla del composto e metterla in frigo per mezz'ora, avvolta in una pellicola trasparente. Non saltate questo passaggio, la pasta deve infatti "frollare" come dice il nome".

Accendere il forno a 180°. La pasta che abbiamo preso dal frigo è ora più dura, e sarebbe impossibile da stendere. Dobbiamo quindi rimpastarla velocemente per poterla stendere.
Se useremo questo accorgimento di mettere la pasta tra due strati di carta da forno, potremmo usare meno farina per stendere. 

Una volta che la pasta ha raggiunto la consistenza di 4 mm circa di spessore, avvolgendola sul mattarello stenderla su di una teglia di 26 cm circa, ritagliando tutta la circonferenza che sborda: sarà  necessaria per fare le strisce di pasta da stendere sopra.
Punzecchiare con i rebbi di una forchetta la pasta, stendere sopra una carta da forno e fare la cottura cieca ( utilizziamo fagioli secchi o le apposite palline di ceramica). 
Basteranno circa 15 min di forno, per dorare

Nel frattempo ritagliare le strisce di pasta frolla, o utilizzare dei coppa pasta o formine, per creare le decorazioni superiori.
Togliere dal forno, lasciare raffreddare un poco e stendere la marmellata, abbondantemente e decorare con le strisce. 
Reinserire in forno, per altri 20 minuti almeno. 
Non mi sento di essere comunque troppo precisa rispetto al tempo perché i forni variano molto e bisogna prendere confidenza a seconda dei casi. L'unico consiglio che vi posso dare è quello di controllare la pasta, tanto la crostata non necessita di lievitare, e ricordiamoci che una volta raffreddata la pasta frolla tende a solidificare un po', quindi meglio non troppo cotta, perché poi diventa irrecuperabile. 
Una volta tolta la torta, possiamo aspettare il suo raffreddamento e possiamo toglierla dalla teglia per portarla in tavola su una bella portata di ceramica.
Questa crostata è abbastanza morbida, io penso che non vi deluderà. Se qualcuno di voi la proverà, mi piacerebbe sapere come vi è venuta, e, naturalmente, se vi è piaciuta.

Buona crostata a tutti!

©PHOTO EDITING - elisa roattino