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martedì 28 ottobre 2014

FOOD WORLD - Salone Internazionale del gusto - Torino - 2014

Impressioni, forse un po' critiche, nei confronti di una manifestazione che ha raggiunto alte vette di popolarità. Forse a discapito di una vera fruizione?

Da tanti anni oramai, con scadenza biennale – alternandola a Cheese, che si svolge in Bra sul fare dell'estate – nella sabauda città adagiata tra le Alpi avviene questa kermesse.

Mi ricordo ancora la prima edizione, allegra, con grandi allestimenti regionali, con i produttori che avevano portato progetti e il meglio della loro produzione e fantasia, con assaggi copiosi, il chiacchiericcio molto conviviale, laboratori pieni di partecipanti attenti e consapevoli, showcooking con le giovani promesse che sarebbero divenute di lì a poco chef stellari universali, punti ristoro meravigliosamente allestiti, panchine per ristorare i piedi e il passo, insomma il cibo che incontrava il fruitore dello stesso senza mezzi termini, anche di stupore...


































Negli anni questo entusiasmo è rimasto, ha permeato tutto, sin quando pian piano la situazione è mutata, sempre con meno sfarzo, forse centralità più verso il prodotto, ma si è iniziato a pagare tutto, compresi gli assaggi… e l'allegria è andata via via scemando, complice il fatto che la crisi ha invaso tutti i settori, compreso il comparto food... ma inverosimilmente ovunque nei media la parola cibo e biologico è spalmata e oramai è divenuto un lavoro, anche solo parlarne.
La professionalità però di molti e tanti che ne chiacchierano non credo sia aumentata. Io ritrovo sempre più improvvisazione e una sorta di svolta del vivere o sopravvivere di molti che nel settore ora sguazzano. 
La competenza è fatta di duro lavoro, di conoscenza della materia, della sua storia, del prodotto per averlo conosciuto e scoperto. 
Lo vedo oramai come una moda, un rifugio per molti che non sapendo collocarsi transitano in questo settore perché è il più semplice e in gran voga...
Quindi la spettacolarizzazione ha portato, secondo il mio modesto parere, la qualità verso il basso e certificando anche nell'olimpo produttori e prodotti che in quel luogo non dovrebbero stare.
Detto questo, proprio per muovere una critica ad una kermesse meritevole di molto, ma che propone ingresso molto alto di prezzo, non dando come un tempo una gratificazione che ne giustifichi questo, con punti ristoro sempre di poco numero, con sedili inusuali quando si parla di cibo italiano, con inesistenti luoghi per fermarsi un attimo e darci ristoro al passo, con produttori mesti e allestimenti tristi e mal in arnese, con laboratori senza paratie che ti fan perdere la concentrazione e il rumore dei corridoi entra nelle aule e non si comprende nulla della chiacchiera dell'oratore...

Anche nel settore straniero il tutto ha perso lo smalto, la grinta, la verve proponitrice; inizialmente soprattutto il cosiddetto terzo mondo portava anche il suo colore e la sua modalità del vestire, ora è raro.

Saranno anche tempi di crisi, ma non ci vuol nulla o poco ad allestire in modo da portare ottimismo e allegria... porgere la qualità in modo più “agreable”,  anche perché i prodotti non han certo costi bassi. Certo si paga volentieri per il cibo di qualità, ma l’impressione generale è che tutto è diventato un commercio.

Qui in contrasto con le parole del fondatore Carlin Petrini che incita a non far diventare il comparto in una mera questione di commercio.

Terra Madre è stato l'evento portato all'interno del Salone da una decina d'anni, una scommessa forte perché voleva dire andare a lavorare nel vasto territorio del mondo, sovente in contrasto forte con le politiche di quei paesi che talvolta sono retti da dittatori o da usanze ataviche non certo favorevoli a presidi e a biodiversità.
I progetti sono aumentati, si propongono possibilità per risolvere il problema della mancanza di nutrimento in paesi depauperati da guerre e crisi ambientali, sono ritornati in uso coltivazioni estinte... questo è ciò che la kermesse propone e Slow Food, un tempo Arcigola, perora, tutela e garantisce.
La terra è la nostra alleata quotidiana, dobbiamo avere cura di lei e proteggere il nostro cibo con amore e passione.


E' bello vedere molti giovani nei corridoi che sono interessati alle proposte, che acquistano, si informano, assaggiano e confrontano. 
Ciò sta a significare che il molto lavoro sta andando nella direzione giusta, sensibilizzando sempre più alla qualità che non vuol dire necessariamente dover essere più esosa.

Debbo confessare che Cheese di Bra mi piace di più. Sarà forse perché si svolge per le vie della cittadina, nei cortili, nelle piazze, con l'apporto delle strutture locali che svolgono la funzione di supporto logistico. 
C'è più gioia, passione, più partecipazione di tutti.
Che sia questa la modalità per riportare quell'entusiasmo dell'inizio?  






Portare al di fuori di mura chiuse come sono quelle fredde e impersonali di un salone, anche e soprattutto se si parla di Food street, che all'interno del Lingotto era situato in un tunnel con odori forti che si mescolavano e non portavano ad assaporare al meglio. 

Lo so, l’organizzazione in un salone porta meno scompiglio in una città, il salone è già attrezzato per l’afflusso di tantissima gente, ma io preferirei vedere la manifestazione nelle strade, nei parchi, forse è una soluzione, o comunque un suggerimento.



Detto questo, ho scoperto con molta gioia che le patate viola le produciamo anche noi in val Belbo e quindi sosteniamo una produzione di montagna e locale.
Inoltre ho scoperto:
  • che il burro salato non è più solo proprietà di marchi stranieri!
  • che si propone il taglio del prosciutto crudo a coltello, come è giusto che sia;
  • che si vendono piantini di basilico adatto a fare pesto di qualità;
  • che si propongono le varietà differenti di aglio, ciascuno adatto ad un differente uso nel cibo e nell'uso;
  • che ci sono aziende agricole che vedono giovani protagonisti, perché il futuro della terra è nelle loro mani e nel loro entusiasmo.
Dobbiamo alzare la qualità del nostro quotidiano cibo, cercando di non sciupare nulla, di cibarsi meno ma al meglio, educando sin da bambini al gusto e al discernimento... ecco che la questione mense scolastiche diviene di attualità e si crea così il virtuosismo che da sempre si propone e ci si augura avvenga.

Slow Food ha avuto sin dalla notte dei tempi questa grande intuizione, ma credo ora debba veramente tutelarne le modalità e le connessioni... perché il cibo non debba divenire mero commercio, ma nasca dalla passione e dall'amore per il nutrirsi con gusto e grande qualità.

©PHOTO EDITING - elisa roattino


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